ILDEFONSO FALCONES.
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IL PITTORE D'ANIME.
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Parte 4.
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Titolo originale: El pintor de almas. 2019.
Traduzione di: Pino Cacucci e Stefania Cherchi.
2019. Casa Editrice Longanesi, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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17.
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Se Josefa aspettava loccasione di menzionare Emma in qualche conversazione con il figlio, per
rettificare la posizione che la ragazza aveva avuto fino ad allora chiedendo dessere dimenticata, lo
stesso non accadeva nei riguardi di Dalmau quando Emma e Josefa si trovavano insieme in cucina, la
sera, mentre Julia dormiva e loro cercavano di non lasciarsi vincere dalla stanchezza e dallapatia che
avrebbero trasformato la convivenza in unabitudine insopportabile.
Non potrei iniziare nessun rapporto con un uomo, Josefa, e men che meno con tuo figlio,
arriv a dire Emma per evitare qualsiasi sospetto da parte dellanziana che voleva raccontarle le
peripezie di Dalmau, esperienze che lei non desiderava conoscere ma che ascoltava simulando
attenzione in segno di rispetto per la contentezza con cui Josefa le raccontava; avevano bisogno di
quellottimismo, anche a costo che resuscitasse in Emma momenti remoti in cui credeva che la vita le
avrebbe sorriso in eterno.
Josefa sapeva a cosa si riferiva Emma quando si vergognava di se stessa. Non era stata
licenziata dalle cucine della Casa del Popolo n aveva pi avuto problemi con quello che cucinava, e
ci poteva significare solo che si era sottomessa. In numerose occasioni Josefa aveva cercato di
convincerla che non era necessario martirizzarsi: qualunque cosa stesse succedendo in quelle cucine,
Emma lo faceva per sua figlia, per tirare avanti, per sopravvivere, come tante donne avevano fatto
prima di lei e tante altre avrebbero fatto nel corso di una storia il cui unico punto fisso era la violenza e
legoismo degli uomini. Emma non le rispondeva, ma lo faceva nel buio, la notte, quando si rigirava
inquieta nel letto o quando lassalivano gli incubi e si svegliava gridando. Quale altra soluzione le
restava? Viveva per la figlia e, per sorridere con lei, aveva smesso di farlo con gli altri, trasformandosi
in una donna perennemente disgustata, incapace di coltivare sogni damore. Lavorava solo per Julia e,
per poter accarezzare il visetto della bambina e coprirlo di baci dicendole mille paroline dolci, doveva
nascondere nel profondo delle viscere le carezze, i baci e gli abusi con cui veniva umiliata.
Quella sera Josefa le raccont la faccenda della Bottega dei mosaici, e le parl delle
centocinquanta pesetas che Dalmau le aveva consegnato per metterle da parte.
Con quei soldi, i nostri risparmi e il mio lavoro di cucitrice, forse potresti cambiare lavoro, le
propose poi.
Ancora quel figlio di puttana di Manuel Bello, sbott Emma. Mi succeder lo stesso in
qualunque posto di lavoro. A Barcellona si celebra solo un processo per stupro allanno! ripet come
una cantilena, per poi tornare a parlare del maestro. Manuel Bello! I cattolici si sono lanciati anche
nelle piazze. La loro ormai  una lotta attiva.
Lo sapevano entrambe. A partire dalla fine dellanno precedente, il 1906, alle processioni
devote e ai pellegrinaggi religiosi con cui davano testimonianza della loro fede i cattolici avevano
aggiunto assemblee e adunate pubbliche, quasi si fossero costituiti in un partito politico. Le proteste
erano cominciate per difendere i loro diritti davanti a un progetto di legge del governo liberale che
consideravano pregiudizievole per i loro interessi, dopo di che le manifestazioni di piazza si erano
generalizzate. Forse non erano altrettanto capaci dei loro avversari?, si domandavano i mezzi di
comunicazione cattolici. Dallaltra parte, intanto, lanticlericalismo cresceva: la povert e la crisi
economica, le dottrine liberali e progressiste, e lesempio della Francia, che nel 1906 aveva sancito
definitivamente la separazione tra Stato e Chiesa, esasperavano il rancore tra quanti vedevano in
questultima lorigine di tutti i mali.
Dal chiasso nelle chiese o durante le processioni si pass, dunque, allo scontro aperto. Meno di
tre mesi prima, a gennaio, migliaia di fedeli si erano riuniti nella plaza de toros di Las Arenas. Emma li
aveva aspettati alluscita assieme a un gruppo di giovani barbari e altri attivisti repubblicani seguaci di
Lerroux.
Gli scontri erano esplosi subito dopo la fine delladunata, coinvolgendo anche le strade
adiacenti alla piazza. Una battaglia campale nel corso della quale, oltre alla lotta corpo a corpo, per
lennesima volta si erano visti sassi, bastoni, coltelli e perfino pistole. La polizia, allertata per la
possibilit di violenze da entrambe le parti, data lattesa presenza di militanti carlisti ultraconservatori e
molto combattivi nelle file dei cattolici, aveva caricato indistintamente tutti i manifestanti. Immersa in
quel frastuono, con cavalli al galoppo, gente che correva, risse, grida e spari, Emma si era battuta a
mani nude contro altre donne che avevano dismesso il raccoglimento di cui facevano sfoggio a messa,
alle funzioni e ai rosari per tirar fuori un ardimento e un coraggio nutriti di credenze profonde. Lei, su
istanza di Josefa, aveva lasciato la pistola a casa. Ti batterai, le aveva detto. E se dovesse morire
qualcuno e la polizia ti trovasse con unarma addosso la condanna sarebbe durissima. E Julia ha
bisogno di te.
Poi, quando Emma era andata agli scontri in piazza senza la pistola, Josefa, come tante altre
volte, aveva spostato le sue preoccupazioni su Julia, chiedendosi cosa ne sarebbe stato di lei se fosse
successo qualcosa alla madre; in pi di unoccasione, Emma laveva supplicata di farsi carico della
bambina, se una situazione del genere si fosse verificata. Josefa le aveva sempre assicurato che
lavrebbe fatto, ma senza dirle che si sentiva stanca, che si vedeva piombare addosso la vecchiaia e che
in quella visione non cera posto per una bambina piccola, ancora impubere; e questo la spaventava
parecchio. Emma, invece, si gettava nelle lotte operaie con una vitalit e una furia che a Josefa
ricordavano la Montserrat degli ultimi giorni, quando le sofferenze patite in carcere le avevano
annebbiato la prudenza. E ora toccava a Emma subire abusi che Josefa immaginava simili a quelli di
sua figlia, maltrattamenti che la umiliavano come donna; unoppressione malsana di cui poteva
liberarsi solo dimostrando la propria forza nelle strade, nella difesa tumultuosa di quei principi che
nello spirito coltivava fin da quando era bambina. Lanarchia e le lotte operaie avevano gi rubato a
Josefa il marito e una figlia: quali altri sacrifici le avrebbe imposto la vita? Aveva respirato
profondamente: il corpo le pesava. Aveva respirato ancora, ma le costava farlo in quellambiente
putrido. Le era venuto da tossire. Era stata anche la sua lotta, quella, la lotta di suo marito, dei suoi
figli, perci sarebbe stata lei, la vecchia anarchica, a occuparsi di Julia se a Emma fosse successo
qualcosa.
E mentre lei premeva sul pedale della macchina da cucire per scacciare dalla mente i cattivi
presagi, Emma aveva colpito con i pugni e dato spintoni, graffiato, morso e tirato calci. Aveva ferito
numerose donne, ma anche lei era rimasta ferita, con le nocche tutte sbucciate, il corpo pieno di lividi e
graffi, con i vestiti strappati e i capelli talmente sporchi e aggrovigliati che sembrava impossibile
riuscire un giorno a passarci di nuovo un pettine. Ci nonostante, era riuscita a tornare in calle
Bertrellans sulle proprie gambe, a differenza di molti feriti che avevano portato al collasso ospedali e
dispensari municipali.
Josefa laveva curata, come in tante altre occasioni che lavevano vista partecipare a qualche
scorreria contro i preti o i politici avversari: arnica sulle contusioni e acqua ossigenata sulle ferite
aperte. Quella volta, per, Emma era tornata esultante. Non puoi nemmeno immaginare cos stato,
aveva detto tra i gemiti, mentre laltra cercava di fermare il sangue che le scorreva dal sopracciglio.
Una vera battaglia! Durissima! Una pazzia! Non immaginavo che quei baciapile potessero essere
tanto forti. Dopo di che, aveva riso e ricominciato a lamentarsi. La piccola Julia era indubbiamente
tutta la sua vita, ma quando Josefa la sentiva difendere con orgoglio la lotta e innalzare la causa operaia
contro tutti quelli che cercavano di denigrarla, in particolare la Chiesa e i preti, si rendeva conto che il
suo spirito rinasceva. Non vogliono far prosperare gli umili! aveva affermato la ragazza, furiosa.
Pretendono che ci accontentiamo della sorte che ci spetta, che ci sottomettiamo alla nostra condizione
senza mettere in discussione lingiustizia che fa morire di fame i nostri figli. La causa del popolo
inoculava passione nella vita di Emma. S, Julia le dava affetto, amore e allegria, ma lei aveva bisogno
anche di entusiasmo, di frenesia, e s, anche di violenza per sentirsi un po pi vicina alla donna che
aveva lasciato in quella cucina indecente della Casa del Popolo. Giorno dopo giorno, Josefa sentiva
che, assieme alla miseria e alla povert dei suoi pari, in Emma cresceva lodio verso coloro che
volevano farne degli schiavi invece che delle persone libere.
Pochi giorni pi tardi, Emma torn a casa che era gi notte, e Josefa le riport la notizia che suo
figlio le aveva comunicato.
Dalmau sta dipingendo uno dei quadri che ti deve.
Emma, silenziosa sulla soglia, la osserv. La donna sorrideva, soddisfatta. La macchina da
cucire era vicino alla finestra, nel solito posto di sempre. Non sembrava fosse cambiato nulla, a parte la
bambina sdraiata sul letto. Ogni giorno si ripeteva la stessa situazione: Julia si addormentava l mentre
Josefa cuciva finch Emma, di ritorno dal lavoro, non prendeva la bambina in braccio e la portava sul
letto che condividevano nella stanza che era stata di Dalmau, quella senza finestre. La bambina,
insonnolita, con gli occhi mezzi aperti, sorrideva un momento allabbraccio e ai baci della madre, per
riaddormentarsi subito nel suo letto: la culla, che era diventata ormai piccola per lei, era stata venduta a
un rigattiere.
Stavolta Emma aspett a svegliare la figlia. Non desiderava avere alcun rapporto con Dalmau.
Non le importava nulla dei suoi quadri. Contrariamente alle previsioni di Emma, lui aveva superato la
dipendenza dalla morfina e lavorava al Palau de la Msica con la sua ceramica, stavolta per i mosaici;
era tornato a dipingere, con tanta abilit che i suoi nemici avevano fatto sparire il suo quadro. Se fosse
stato un cattivo pittore, non lavrebbero buttato nella spazzatura: era quello che si diceva. Lavrebbero
lasciato esposto, affinch i critici potessero vilipenderlo e il pubblico se ne burlasse mentre il maestro e
i suoi accoliti si divertivano a quelle beffe. Dalmau aveva avuto una relazione con una ragazza per
bene, seppur destinata al fallimento dato che lei era una cattolica convinta, come affermava Josefa e
come sentenzi ancora una volta nel raccontarle che avevano rotto, che la ragazza  Gregoria, le
sembrava di ricordare che si chiamasse  non era disposta a rinunciare al suo credo per seguire Dalmau.
Ma come avrebbe fatto Emma ad affrontare quel Dalmau resuscitato dalla droga e dal fango
delle strade di Barcellona? Lei era una semplice cuoca che manteneva il posto di lavoro con favori
sessuali a un cuoco di prima categoria obeso e sempre sudato. S, poteva parlare di sua figlia Julia,
raccontare che concedeva il corpo e lonore  di cui potevano far sfoggio solo le borghesi ricche  per
lei, per la piccola, e anche per Josefa, e gridare in faccia a Dalmau che non se ne pentiva, e che quando
sprofondava nel baratro della tristezza e si sentiva attanagliare dal rimorso e dal senso di colpa, lottava
contro quei sentimenti ripetendosi che era una brava donna, che avrebbe dato la vita per la sua piccola.
Quelle cose per non osava dirle a nessun uomo, tantomeno a Dalmau. Le puttane, le lavoratrici che
come lei si concedevano agli uomini di tanto in tanto o regolarmente, lo facevano anche loro per la
famiglia, i figli, il marito, i loro cari. Nessuna era ricca, nessuna trovava nel sesso qualcosa di diverso
dallumiliazione e una manciata di pesetas, magari solo qualche centesimo da spendere in cibo, vestiti o
medicine: non per questo, per, smettevano dessere trattate come volgari prostitute. Sarebbe riuscito a
capirlo, Dalmau, se glielavesse raccontato? Quante volte Emma, da quando si era lasciata alzare la
gonna in una dispensa della Casa del Popolo, con gli occhi chiusi, i pugni e i denti stretti, aveva pensato
alla domestica che era stata stuprata dal padrone! Non ne ricordava il nome, ma quello del padrone s,
ce laveva inciso a fuoco nella mente: don Marcelino. E lei laveva disprezzata perch non aveva
voluto denunciarlo!
Si sentiva sporca. La voce le si spezz nel rispondere alle parole di Josefa: Non voglio saperne
niente dei quadri di vostro figlio.
Josefa sobbalz, smise di giocherellare con la macchina da cucire e osserv Emma cercare
rifugio nella figlia. Una donna capace di rischiare la vita per le lotte operaie, di concedere il proprio
corpo per provvedere agli altri... non era capace di affrontare Dalmau? Quella posizione era incoerente.
Con tutto quello che era successo e il tempo che era trascorso, ormai Emma avrebbe dovuto essere
insensibile alle azioni o alla presenza di Dalmau, e anche alla sua opinione. Josefa si lasci scappare un
sorriso al pensiero che forse cera ancora qualche brace del meraviglioso amore giovanile che li aveva
uniti tanti anni prima. Buonanotte, la salut.
Dalmau si ferm bruscamente subito dopo aver lasciato il portone della casa di doa Magdalena
e aver messo piede in strada.
Tu! grid quasi, tanto che i passanti si voltarono a guardarlo.
Maravillas lo aspettava un po appartata sul marciapiede su cui passava la gente, che pure la
evitava. Erano trascorsi poco pi di due anni dallultima volta che Dalmau aveva visto la trinxeraire, e
la ragazza gli sembr ancora pi magra. Calcol quanti anni potesse avere: laveva disegnata nel 1902,
quella data non gli si sarebbe mai cancellata dalla memoria perch era lanno in cui era morta
Montserrat. In quelloccasione Maravillas non aveva saputo dirgli se avesse otto o dieci anni, il che
significava che al momento doveva averne fra i tredici e i quindici, e non era cresciuta nemmeno di un
paio di centimetri. Era come una bambola vecchia, sporca e rotta: orribile.
Come osi venire a cercarmi! grid di nuovo Dalmau, con identico risultato: la gente si volt
verso di lui e la mendicante.
Devo raccontarti una cosa che sono venuta a sapere, rispose Maravillas.
Dalmau si ferm a un paio di passi dalla trinxeraire, con le mani in avanti, imperiose. Dirmi
una cosa? Tu? Cosa potresti dirmi? Mi hai tradito. Mi hai consegnato alla polizia! Non voglio saperne
pi niente di te.
Io non ti ho mai tradito, lo interruppe lei. Non so di cosa stai parlando.
Della polizia! esclam Dalmau.
Maravillas fece segno di no con la testa.
Della mattina in cui mi hanno arrestato e portato alla caserma della Concepci... Ma la
ragazza continuava a fare di no con la testa, le labbra strette e le sopracciglia, quasi inesistenti, arcuate
in segno di stupore. Tu e tuo fratello! Dalmau si guard attorno per vedere se cera anche Delfn.
 morto, si limit a dire Maravillas. Tubercolosi.
Ah... mi... mi dispiace. Per voi due mi avete preparato limboscata per intascare la
ricompensa offerta da Manuel Bello.
No, non  vero. Non siamo stati noi a tradirti. Non lavremmo mai fatto.
Dalmau sbuff. Era come quando lei e suo fratello lo portavano a vedere delle donne
sostenendo che potevano essere Emma. Non avevano tutte le rotelle a posto, concluse con un sospiro.
Che cosa saresti venuta a sapere? cedette infine, ma con poca convinzione.
La ragazza tese la mano lercia, avvolta in scampoli neri nonostante il caldo di giugno. Dalmau
port la sua al taschino.
Le porte delle chiese sono un buon posto dove chiedere lelemosina, cominci, mentre laltro
esaminava le monete. Molte persone chiacchierano uscendo dalla messa.
Dalmau le fece cenno di sbrigarsi.
Gregoria doveva aver parlato con qualcuno dei soggetti che Dalmau aveva in mente di
dipingere: la chiesa, il fuoco, le gargolle che prendevano vita, preti che scappavano, altri che
fornicavano, il papa sodomizzato, Dio sconfitto dal diavolo... Erano molte le idee, alcune solamente
abbozzate, cui la ragazza aveva avuto accesso mentre lui preparava il caff per darle il tempo di
rivestirsi senza che doa Magdalena la sorprendesse. CANAGLIA!, gli aveva scritto Gregoria su uno di
quei disegni a mo di addio. Dalmau non aveva dato grande importanza allinsulto, convinto che fosse
dovuto al fatto che laveva respinta, ma in quel momento cap che la ragazza aveva esaminato con
attenzione i bozzetti su cui lui pensava di sviluppare il suo quadro. Maravillas gli raccont che la gente
lo attaccava duramente. Alla Barceloneta, rispose a Dalmau, il quale voleva assicurarsi che la
ragazza, per una ragione o laltra, non lo stesse ingannando per lennesima volta. Quale chiesa? E io
che ne so! Sono tutte uguali. Qualcosa del porto... san qualcosa del porto.
Dalmau annu: Sant Miquel del Port, la parrocchia di Gregoria.
Be, l c parecchia gente che vuole darti una bella lezione prima che tu riesca a dipingere
quel quadro, lo avvis la trinxeraire. Cambia casa, gli consigli poi. Sanno dove vivi.
Dalmau la pag, e Maravillas si mescol alla gente sparendo dietro un piccolo carretto tirato da
un asinello ancora pi piccolo. Lui osserv quellombra fuggevole muoversi con cautela tra i passanti e
si chiese quanto tempo sarebbe passato prima di avere di nuovo sue notizie, e se sarebbero state
positive o negative.
Con grande delusione di doa Magdalena, dunque, cambi casa e si trasfer al terzo e ultimo
piano di un vecchio e intricato edificio in una traversa di calle Sant Pere ms Alt, poco lontano dal
Palau de la Msica. Lavvertimento di Maravillas non aveva fatto che rafforzare una decisione che
Dalmau aveva gi preso: non poteva dipingere il suo quadro in quella casa. Per capirlo, non cera
bisogno delle chiacchiere sulla scalinata della chiesa di Sant Miquel: sarebbe stata doa Magdalena
stessa a strappargli la tela e mandarlo via da casa sua. Voglio abitare pi vicino al posto dove lavoro,
fu la scusa che le rifil senza lasciarle la possibilit di discutere, e subito dopo la stup con un bacio
sulla guancia.
Voleva davvero abitare pi vicino al Palau de la Msica, perch cos sarebbe potuto andare e
venire dalla nuova casa in pochi minuti, senza perdere un solo istante in altre faccende. Cos aveva
trasformato la sua vita: lavorare a un edificio che giorno dopo giorno guadagnava in sontuosit, a mano
a mano che le diverse arti e mestieri progredivano, per poi correre a chiudersi in una stanzetta
miserabile, il cui unico aspetto positivo era quello di aprirsi su una terrazza in cui le donne stendevano
il bucato, e lasciar entrare la scarsa luce che, come nella Barcellona antica, riusciva a infilarsi tra quei
vicoli stretti.
Maragliano si lament dellaccaduto con La bottega dei mosaici, ma nientaltro: i Llucs gli
davano molto lavoro, non gli conveniva inimicarseli. C gente meschina, si limit ad aggiungere. E
in effetti ce nera, tanto che alla fine dellEsposizione internazionale di belle arti la citt non compr
nessun quadro dei maestri impressionisti francesi. I membri della giuria non offrirono per quelle opere
nemmeno un quinto o un sesto del valore attribuitogli: unofferta che fu categoricamente respinta dal
mercante che li aveva ceduti allesposizione e che in una lettera indirizzata a Pirozzini in persona,
quello che aveva ridotto il valore dellopera di Dalmau di quasi un quarto, si spinse a definire lofferta
ridicola e offensiva. La spilorceria di quattro presuntuosi lasci i musei di Barcellona privi di quella
che avrebbe potuto essere unesposizione di uno dei movimenti pi importanti della storia dellarte.
Intanto Dalmau, mentre assisteva allinizio del montaggio dellimmenso lucernario nel tetto
dellauditorium, e del gruppo scultoreo che, come la polena di una nave, avrebbe adornato langolo tra
due facciate delledificio, lavorava al quadro che pensava di regalare a Emma e alla Casa del Popolo.
Con Gregoria non si parlavano pi, il che aveva dato origine a divisioni tra il personale del laboratorio:
la maggioranza appoggiava la ragazza, che aveva pianto davanti a chiunque avesse voluto prestare
orecchio alle sue lagnanze, mentre un paio di operai stavano con Dalmau, e il resto si teneva al margine
del conflitto.
I foschi presagi di Maravillas non si realizzarono. Nei primi giorni dopo il trasferimento,
Dalmau si mosse con prudenza; sarebbe stato facile per i cattolici che volevano dargli una bella
lezione, come aveva detto la trinxeraire, aspettarlo alluscita dal Palau e seguirlo fino al nuovo
domicilio. Poi per le settimane trascorsero e, non notando niente di sospetto, Dalmau si rilass. E si
divert molto, al Palau de la Msica, a guardar crescere la magia dei colori, delle forme e dei materiali,
partecipandovi a sua volta, mentre quando era a casa continuava a disegnare e disegnare prima di osare
mettere su tela la prima pennellata. Ritrasse anche alcune vicine che andavano in terrazza a stendere o a
ritirare il bucato. Lavoratrici che entravano nella sua stanza attraverso la porta che dava sulla terrazza:
un gioco, un divertimento, un intrattenimento, forse lunico di cui avrebbero potuto godere prima di
tornare al focolare e affrontare il resto di una giornata probabilmente grigia, triste, sventurata. Fece
lamore con due di loro: Nieves e Marta, pi grandi di lui, fra i trenta e i trentacinque anni, calcol,
entrambe madri di vari figli, sposate, operaie, lavoratrici della filatura del cotone, in fabbriche diverse
ma ubicate nello stesso quartiere di Sant Pere, dove vi era una lunga tradizione nellindustria tessile,
anche se in quella fase storica i borghesi stavano trasferendo le imprese pi grandi fuori dal reticolo
urbano medievale.
In tutte le occasioni si tratt di relazioni quasi spassionate da parte delle due donne, come se il
tradimento del marito, della famiglia, il semplice infrangere le norme fosse stato per loro pi
importante dello scarso piacere sessuale che ottenevano. La menzogna sembrava rianimarle; lottavano
contro loro stesse pi che contro lambiente. Voglio solo sentirmi diversa per qualche istante, come se
non fossi io, mi capisci? gli confess una di loro il giorno in cui Dalmau cominci a preoccuparsi
della sua eccessiva passivit.
Vuol dire che non godi? le chiese lui con ingenuit.
S, s, cerc di tranquillizzarlo lei. Solo che forse in un altro modo. Non ti importa, vero?
Fu tentato di risponderle che s, gli importava, avrebbe voluto rinfacciarle che una donna era
qualcosa di pi di una cagna che se ne sta ferma e tranquilla mentre il maschio la monta, ma in fondo
che diritto aveva? Invece le offr un bicchiere di vino che vers da una caraffa; da quando conosceva
Nieves e Marta, la teneva pronta per loro, ma anche per altre, pi riservate, che si infilavano da lui solo
per scambiare quattro chiacchiere e ammirare i suoi disegni. E anche lui beveva, senzaltra precauzione
che non fosse quella contro leccesso. Il suo spirito non aveva pi bisogno di droghe; era pieno,
euforico. Il suo aspetto fisico, invece, sembrava essere stato forgiato al fuoco vivo a Pekn per non
cambiare pi: il volto sempre scavato, anche se, con grande soddisfazione di sua madre, il colore
macilento con cui la droga gli aveva tinto la pelle aveva lasciato il posto a un colorito pi sano. A ogni
modo, Dalmau disse addio allastinenza su cui tanto stupidamente si era fissato per via della sua
relazione con Gregoria, e con quelle soddisfazioni come unico intrattenimento nei giorni lavorativi
decise di affrontare finalmente la tela bianca che aspettava solo la sua mano.
E dipinse, ogni giorno, ogni minuto che non dedicava al Palau de la Msica, dipinse; tranne la
domenica, quando riprese labitudine di mangiare e passeggiare con sua madre e con Julia dopo la fase
con Gregoria, durante la quale era mancato ad alcuni di quegli incontri molto pi di quanto avrebbe
dovuto, e se ne rimproverava.
Fu una di quelle domeniche, nel mese di ottobre del 1907, che Dalmau, aiutato da un paio di
ragazzi, figli di Marta, si present alla casa di calle Bertrellans con un quadro di circa un metro per un
metro e mezzo, avvolto in un vecchio lenzuolo. Emma non cera: la domenica lavorava a cottimo alla
Casa del Popolo. Lasciarono il quadro appoggiato alla testata del suo letto.
Nessun biglietto? si stup sua madre vedendolo uscire dalla stanza della ragazza.
Lui inclin un po la testa. Perch, riceve molti quadri? scherz.
Josefa diede una manata allaria.
Tu sei un bigliettino pi che sufficiente.
Tanto i giornali vicini a Lerroux quanto quelli schierati con Solidariet Catalana, i conservatori
e i realisti, si impegnarono ad arroventare il clima alla vigilia dellinaugurazione della Casa del Popolo
finalmente completata, giorno in cui il quadro di Dalmau sarebbe stato esposto al pubblico e appeso in
un punto privilegiato del salone che faceva da ristorante, teatro e luogo di riunione e assemblea.
Lerroux aveva un assoluto bisogno di tornare protagonista davanti agli operai e alla classe politica. Era
stato espulso dal suo partito, la Unione Repubblicana, per via di un attentato contro Camb, candidato
catalanista alle elezioni dellaprile di quellanno, ucciso da alcuni attivisti dopo una rissa fra catalanisti
e repubblicani radicali in cui un operaio lerrouxista era morto per un colpo di pistola. Dopo di che,
lattentato a Camb, colpito da una pallottola al torace, aveva mobilitato gli elettori facendo s che
Solidariet Catalana  amalgama di partiti dagli ideali in taluni casi contrapposti, ma appoggiato dalla
Chiesa  stravincesse le elezioni di aprile del 1907.
Lerroux, sentendosi forte per la Casa del Popolo e le molte confraternite che aveva costituito e
promosso, a capo di un esercito di dirigenti giovani, estremisti, suoi seguaci sfegatati, continu
comunque a contare sullappoggio delle masse operaie, riproponendosi di fondare un nuovo partito
repubblicano, radicale, ateo, socialista e rivoluzionario.
La societ catalana si divise. Solidariet Catalana trovava nella lingua e nella cultura catalane
lelemento che avrebbe dovuto riunire tutti. Il vessillo del catalanismo fu innalzato contro i simboli
castigliani come la corrida dei tori o il caf-chantant. Crebbe il disprezzo nei confronti degli operai;
loperaio catalano avrebbe dovuto basare la propria vita sul lavoro e sul risparmio, sostenevano quelli
di Solidariet Catalana, non sulla rivoluzione, sulle rivendicazioni o sullo sciopero, e gli scontri
arrivavano anche a livello personale, con attacchi alla moralit delle donne. Se Solidariet Catalana
accusava le donne lerrouxiste di essere immorali, le femministe repubblicane dal canto loro
giudicavano le avversarie ottuse e ignoranti, e non le ritenevano nemmeno donne relegandole al ruolo
di semplici femmine.
La crisi economica rinfocolava odi, diffidenze e battibecchi. Gli scioperi ormai erano quasi
scomparsi e quelli che venivano ancora indetti, solo una ventina nel 1907, fallivano: gli operai
venivano sostituiti da crumiri, che costavano ancora meno. La mancanza di contestazioni da parte di
sindacati e corporazioni di mestiere confer agli imprenditori un potere assoluto, incarnatosi in
regolamenti tirannici che determinavano le condizioni di lavoro nelle fabbriche. Le giornate lavorative
avevano ritmi disumani, mentre la disoccupazione cresceva. Quellanno il venti per cento degli operai
delle fabbriche tessili  una notevole massa di salariati  si ritrov senza lavoro, come il cinquanta per
cento dei calzolai e il venticinque per cento dei conciatori.
Tutti gli scontri si svolgevano sulla stampa, oltre che nelle piazze. Lerroux, trovandosi esiliato
dallUnione Repubblicana e senza pi influenza sul giornale che lui stesso aveva fondato, El Progreso,
pubblic i suoi articoli sensazionalisti e demagogici su giornali diretti da giovani leader che avevano
tratto da lui la stessa furia. La Rebelda, El Descamisado, il settimanale La Kbila, perfino la rivista
femminista El Gladiador diventarono organi despressione di un repubblicanesimo radicale, estraneo al
catalanismo che difendeva la Chiesa.
Fu in questa situazione generale che Emma cominci a tener fede alla promessa fatta allepoca
della liberazione di Dalmau, portando alla Casa del Popolo un quadro molto aggressivo e irrispettoso
nei confronti della Chiesa; e lo fece in un momento apicale dello scontro fra Lerroux e i suoi operai, da
una parte, e il resto del mondo dallaltra. Il dirigente repubblicano decise di mostrare subito il dipinto
alla stampa per creare una controversia poco prima dellinaugurazione, perci Dalmau si vide
trasformato da un giorno allaltro nel vate di unaccanita lotta politica, sociale e religiosa, creatore di
unopera che a sua volta divenne icona dello scontro. Critici, giornalisti e politici ne discussero sulle
pagine dei giornali. Una folla inferocita che dava fuoco a una chiesa gi in preda alle fiamme su una
fiancata. Le gargolle che tanto affascinavano Dalmau trasformate in mostri che inseguivano i preti in
fuga, carichi dei loro tesori. Molti cercarono dindividuare un corrispettivo tra le chiese di Barcellona,
senza trovarlo. I giornali estremisti lodarono limmagine. Mostra al popolo la via: bruciare la Chiesa.
Avanti cos! concludevano, incoraggiando i radicali. Inammissibile! si lagnavano i conservatori.
Offensivo! Blasfemo! In un angolo del quadro, un uomo che stringeva una grande croce dargento,
identica a quella che conteneva le reliquie di santInnocenzo, veniva sodomizzato da un caprone con
due immense corna ritorte. Il volto delluomo era mezzo nascosto dalla croce, ma i folti favoriti che gli
scendevano lungo le guance unendosi ai baffoni indicavano senza dubbio che si trattava di Manuel
Bello, maestro ceramista. Dalmau Sala  stato suo discepolo per molti anni, rivel un articolista.
Chi meglio di lui potrebbe conoscerne i vizi segreti?
La cerimonia dinaugurazione ufficiale non era ancora cominciata che gi scoppiavano risse alle
porte della Casa del Popolo; vari gruppi le presero a pietrate pi e pi volte, oppure si scontrarono
direttamente con gli operai allinterno. Lerroux aizz i suoi e mantenne alta la tensione attorno al
quadro di Dalmau. Era la sua tattica: insulti e bestemmie, baruffe, articoli controversi e sempre
esagerati, scontri violenti con i carlisti difensori della fede e della Chiesa, assalti a riunioni, funzioni
religiose o anche raduni festivi come i balli della sardana. Con tutte quelle azioni il repubblicano
mirava a consolidare unidentit specifica: la lotta contro ricchi e borghesi. E a tal fine riuniva attorno
alla violenza e allaggressione quelli che erano gli scontenti o gli esclusi della societ, creando un
movimento operaio inarrestabile sotto il suo controllo e la sua guida.
Accadde lultima domenica di ottobre del 1907. Il grande salone della Casa del Popolo era
pieno fino allinverosimile, e non solo di quelli che erano accorsi per presenziare allinaugurazione, ma
anche della gran moltitudine di soci che usavano quei locali nei giorni festivi e che, godendo di tale
diritto, avevano deciso di partecipare allevento. Dalmau, in piedi nella prima galleria dove suonava il
pianista, sopra le teste di quanti affollavano il salone, prov la stessa inquietudine del giorno
dellinaugurazione dellEsposizione internazionale di belle arti. Nonostante le molte critiche che erano
state scritte sul suo quadro, lui aveva bisogno di guardare in faccia quelle persone e leggervi limpatto
della sua opera. Niente doveva distrarre lattenzione dei presenti, anche se forse la qualit artistica del
suo lavoro rischiava dessere travolta dalle emozioni, dagli interessi o dalla lotta operaia.
Guard alla sua destra e scorse subito Emma. Fece una smorfia, come a lamentarsi del fatto di
dover aspettare Lerroux e gli altri dirigenti, e lei gli rispose con un sorriso forzato. Era raggiante, e
molto bella. Josefa aveva allungato le notti di lavoro per cucirle labito che indossava: una gonna a tubo
blu marino lunga fino alle caviglie, che lasciava intravedere i piedi, e una camicetta bianca molto
scollata che dissimulava il lino grezzo di cui era fatta sotto uninfinit di preziosi pizzi di seta di vari
colori che Josefa aveva applicato sopra e che aveva dovuto chiedere in prestito alla commessa di un
negozio per cui, di tanto in tanto, faceva qualche lavoretto. La donna dapprima le aveva risposto di no,
perch quei pizzi di seta valevano molti soldi e se non glieli avesse restituiti, o se si fossero
danneggiati, avrebbe dovuto pagarglieli; ci nonostante, aveva cambiato opinione quando Josefa le
aveva confessato per cosa le servivano. Anche io e mio marito pensiamo di andarci il giorno in cui
verr scoperto quel famoso quadro! aveva ammesso, esultante. Pure le scarpe erano state prese in
prestito, da una vicina, ma quello che piaceva di pi a entrambe le donne era il corsetto, che Josefa non
solo aveva adattato alla scollatura della camicetta, ma aveva anche ammorbidito e arrotondato nella
parte che schiacciava il seno.
Dicono che in Francia non li indossano nemmeno pi, aveva detto Josefa in difesa di quelle
modifiche. Adesso usano... reggiseni: un solo pezzo di tela con le spalline che si lega dietro e sorregge
le tette. Lei ed Emma erano scoppiate a ridere. Cos abbigliata, elegante, le curve sottolineate dai
vestiti e i seni liberati da un corsetto opprimente, ancheggiando morbida a ogni movimento, Emma
sembrava una dea che si librava sopra il volgo. Eppure era nervosa, angosciata, e guardava a destra e a
manca, facendo scorrere lo sguardo come un automa, bruscamente; cambiava posizione, le mani strette
davanti al ventre o portate rapide sulla schiena, senza mai smettere di muoversi.
Da quando Dalmau le aveva lasciato il quadro appoggiato alla testata del letto, Emma lo aveva
evitato; tutta la trattativa con i repubblicani e la donazione finale alla Casa del Popolo lui le aveva
sapute dalla madre. Ci nonostante, pensare che Emma stesse lavorando a qualcosa che lui aveva
creato gli rimescolava dentro mille sentimenti rimasti intrappolati nelloblio. Perch non potevano
essere almeno amici? La morte di Montserrat era lontana ormai, e i sensi di colpa... se mai ce nerano
stati, cos come le discussioni e quei maledetti nudi del cui furto non aveva mai capito chi fosse
lautore. Entrambi avevano vissuto esperienze traumatiche: lui la dipendenza dalla morfina, lei la morte
del marito. E adesso abitava assieme a sua madre! Avevano una vita intera davanti: Emma aveva solo
ventiquattro anni, lui due di pi. Unondata dintenso affetto invest Dalmau. La guard ancora, e
subito si accorse del suo nervosismo.
Ho paura che nessuno guardi il mio quadro, si azzard a dirle.
Lei sussult e fece una smorfia.
Lui esit, forse era meglio non continuare, ma poi decise di farlo: Tutti guarderanno te, non gli
importer nulla di quello che posso aver fatto io. Sei bellissima.
Emma si volt, stupita. Era da molto tempo che nessuno le faceva un complimento. Lavorava
nelle cucine, e l la sua femminilit era stata cancellata in una specie di tacito patto, di silenzio
complice tra chi si muoveva al loro interno: tutti sapevano della sua sottomissione a Expedito, nessuno
le dava pi fastidio, ma nemmeno ladulavano. E fuori dalle cucine... magari qualche commento
quando passava per le strade di Barcellona, pi licenzioso che galante. E ora proprio Dalmau si metteva
a lodare la sua bellezza! Pens di confessargli che in quello stesso luogo, sotto i loro piedi, sincontrava
con un essere simile a un uomo, obeso, asmatico e sempre sudato, che da oltre un anno si approfittava
di lei costringendola a pratiche perverse e ripugnanti con cui pensava di avvicinarsi al piacere che non
poteva raggiungere in modo naturale. Cosa avrebbe detto Dalmau? Si pent di essersi lasciata trascinare
dallentusiasmo di Josefa. Avrebbe dovuto indossare il suo solito grembiule da cuoca... No! Non
avrebbe nemmeno dovuto essere l.
Imbecille! esclam riversando la sua frustrazione su Dalmau.
Bella! replic lui. Emma grugn. Perch sei tanto nervosa? insistette Dalmau. Dovresti
essere abituata a parlare al popolo. La Professoressa, mi hanno detto che ti chiamavano, no?
Chiss cosaltro gli avevano detto... Forse che molti dei presenti la consideravano una puttana?
La puttana di uno dei cuochi. Quando non erano loro stessi a mentire, vantandosi pubblicamente di aver
goduto dei suoi favori. E ora la esponevano vestita in quel modo, come una mercanzia, sopra una gran
folla di uomini, molti dei quali non riuscivano a smettere di guardarla. Lei li vedeva bisbigliare,
indicarla, scherzare tra loro. Alcuni le facevano locchiolino quando i loro sguardi sincrociavano, altri
le lanciavano baci. Aveva sentito dire che, in alcuni postriboli, le meretrici sfilavano davanti ai clienti
finch questi non facevano la loro scelta. Immagin cosa dovevano provare quelle donne.
Credo che Lerroux voglia che tu ti rivolga al pubblico, disse ancora Dalmau. Ci sono anche
molte donne.
A lei lo aveva detto Romero, il segretario di Truchero: Dovrai parlare. Prepara un breve
discorso.
Mentre lansia le graffiava la gola, la gente esplose in un applauso fragoroso: Lerroux e la sua
corte attraversavano la galleria in fila indiana, applaudendo e salutando amici e conoscenti. Arrivarono
fin dove Emma e Dalmau li stavano aspettando, e il dirigente repubblicano li salut: una stretta di mano
a Dalmau e un paio di baci entusiastici a Emma. Lerroux esort dunque lartista a scoprire il suo
quadro davanti agli operai che affollavano il salone. Dalmau gli cedette lonore, e allora il repubblicano
tir un cordone e fece scivolare a terra la tela che copriva il dipinto. Il pubblico si zitt davanti a quella
chiesa in fiamme: un silenzio che poi si framment in varie voci e infine esplose in un grande applauso
e grida di giubilo. Dalmau dimentic di scrutare quei volti; la sua attenzione era ancora fissa su Emma,
su quel bel viso che un tempo aveva amato tanto e che per un tempo molto pi lungo aveva rimpianto.
Lei aveva gi visto il quadro, ma vederlo appeso l, con la gente che gli tributava unovazione,
assumeva una dimensione completamente diversa. Era stato dipinto da loro, per la loro causa, e quella
comunione lo elevava al di sopra dellarte, come parte integrante di un progetto universale. Dalmau lo
percepiva, e anche Emma, alla quale sfugg una lacrima che si asciug in fretta, non appena si accorse
che lui la stava osservando. Non aveva importanza: anche Dalmau stava piangendo. In quel momento
Lerroux si frappose tra i due, li prese per mano e li costrinse ad alzare le braccia insieme a lui. Le
acclamazioni divamparono, mentre il repubblicano agitava le loro braccia in aria, per poi lasciarle
andare e chiedere il silenzio.
Parl allora di Emma. La Professoressa. Vi ricordate di lei? Alcune urla ruppero il silenzio.
Era stato grazie a lei, disse, che la Casa del Popolo aveva acquisito quel quadro meraviglioso; era stata
lei a portarlo, e si era impegnata anche a procurarne altri due, che avrebbero formato una serie destinata
a ricordare con ostinazione ai repubblicani, proprio in quel luogo in cui mangiavano e si divertivano,
ascoltavano discorsi e discutevano di politica, quale fosse la loro missione ultima: Distruggere la
Chiesa! Lerroux lod Dalmau fino a diventare sdolcinato. E non ci fa pagare niente per le sue opere:
ce le regala! confess ai presenti, che risposero con un fragore che si estese a tutto il salone.  il
pittore degli operai! Lartista del popolo! Nuova esplosione da parte del pubblico. Noi repubblicani
gliene saremo per sempre grati. Qui tu, ragazzo, hai la tua famiglia. E anche tu, Professoressa:
accettami come quel padre che  stato giustiziato ingiustamente dai nostri nemici. Io ti protegger. Ti
do la mia parola davanti a tutti questi compagni. Niente di ci che possiamo dare vi mancher. Siamo
in debito con voi. Guardate questo quadro! ordin dunque alla gente, restando quindi in silenzio per
un momento. Giovani barbari! chiam poi, cercandoli con gli occhi tra la folla. Molti alzarono la
mano e urlarono. Mettete a sacco la civilt decadente e miserabile di questo Paese senza destino, li
arring. Distruggete i suoi templi! aggiunse indicando insistentemente il quadro di Dalmau. Fatela
finita con i suoi santi! Gli applausi e le grida di vittoria si erano trasformati in insulti e grida di guerra.
Togliete il velo alle novizie ed elevatele alla categoria di madri per civilizzare la specie!
A quel punto si aggiunsero le risate e gli sfott del pubblico. Stupriamole! Scopiamocele!
Scopiamocele tutte! Defloriamole!
E Lerroux prosegu con la sua arringa esplosiva.
Assaltate i registri. Bruciate i titoli di propriet. Distruggete lorganizzazione sociale dei ricchi
e dei borghesi. Reclutate un esercito di proletari da far tremare il mondo. E adesso tocca a te, concluse
esortando Emma, e la prese per mano spingendola verso il bordo della galleria.
Sputate sui preti... attacc lei.
Tuttavia, non pot continuare, perch in quel momento risuonarono degli spari proprio davanti
alle porte della Casa del Popolo e una sassaiola ruppe i vetri alle finestre. I carlisti e i membri della
Solidariet Catalana, dopo aver sentito larringa di Lerroux contro la religione e le suore, volevano
assaltare la Confraternita Repubblicana. Cerano intere famiglie con bambini piccoli, nella sala: quella
non era una riunione politica. I giovani barbari, assieme alla maggior parte degli operai e ad alcune
delle loro donne, corsero a difendere la propria gente e il territorio. Emma salt gi dalla galleria e si
un a loro, urlando come unindemoniata.
La camicetta... riusc solo a dirle Josefa, in prima fila, quando la ragazza pass accanto a lei e
a Julia senza quasi vederle. Scosse la testa, consapevole del fatto che quei pizzi costavano moltissimi
soldi, ma subito dopo se ne dimentic. Sollev la bambina e la lasci in galleria. Tienila docchio,
disse al figlio.
Cosa pensi di fare, mamma? si preoccup Dalmau. Non vorrai uscire in strada?
E, come Emma prima di lei, anche Josefa spar tra la gente che affollava il salone, ma senza
uscire in strada, dove era in atto una battaglia campale tra la facciata della Casa del Popolo e i binari
del treno per Madrid. Cerc invece la doppia porta basculante che metteva in comunicazione il salone
con le cucine. L si stava lavorando al pranzo domenicale.
Non potete stare qui, signora, lammon un cameriere.
S che posso, replic lei, con grande sorpresa dellaltro.
Cosa vorrebbe dire? insistette luomo.
Expedito. Sto cercando Expedito. Josefa percorse con lo sguardo tutta la cucina, confusa dal
caos che vi regnava. Expedito: era quello il nome che Emma sputava pi e pi volte durante i suoi
incubi. Qual ?
Quello, rispose il cameriere indicando il cuoco obeso e zuppo di sudore che, con grande
sforzo, stava facendo a pezzi delle costolette di manzo sul suo piano di lavoro, armato di un coltellaccio
e di una grossa ascia. Josefa sospir. Fate attenzione a quello, le consigli il cameriere vedendola
avanzare con decisione.
Lanziana attravers tutta la cucina, catturando gli sguardi curiosi di cuochi e aiutanti. Le grida
e i rumori scemarono dintensit. Anche Expedito si volt prima che Josefa lo raggiungesse.
Expedito? chiese lei, una volta che gli fu accanto.
Luomo sudava copiosamente. Aveva ancora in mano il coltello, ed era schizzato di sangue e
sporco di frammenti di carne e dosso. Chi siete? Cosa volete?
Flix, il capocuoco, si avvicin.
Voglio ricordarti cosa ha detto Lerroux di Emma, sussurr Josefa. Solo a sentir nominare
Lerroux, il cuoco sinnervos. Ha detto che sar come un padre per lei. Che dora in avanti sostituir
quello che le hanno ucciso a Montjuc. E che la protegger. Che la protegger, mi hai sentito? E ha dato
la sua parola. Pubblicamente. Lo sai cosa significa, canaglia figlio di una gran puttana? borbott.
La faccia del cuoco, ancora soffocata dallo sforzo di tagliare le costolette, divenne ancora pi
paonazza. Expedito strinse le dita sul manico del coltello e lo sollev. Flix fece per mettersi in mezzo,
ma Josefa lo ferm con un gesto.
Non ha le palle, lo tranquillizz lei e, con occhi stanchi, penetr fino in fondo allessere
abietto che aveva davanti. Sono la madre del pittore del quadro che  tanto piaciuto ai tuoi capi e ai
giornali e che tanto ha offeso beghine e baciapile; la madre del pittore che ne regaler altri due a questo
posto; e ti avverto, se dovessi ancora sfiorare Emma anche solo con un dito, se osassi anche solo
rivolgerle la parola, i due nuovi dipinti non arriveranno pi, e non rester qui nemmeno il primo.
Capito? Tu perderai il lavoro, e anche tu te ne andrai con lui per averglielo permesso, aggiunse
indicando il capocuoco. Sono stata abbastanza chiara?
Non succeder pi, promise Flix.
I repubblicani sono in debito con Emma e con mio figlio. Lha detto Lerroux, il grande
Lerroux! Ricordatevene sempre. Tutti voi, aggiunse, sfidando chi si trovava in quel momento nelle
cucine. Ricordatevelo bene.
E se ne and. Brava, sent sussurrare al suo passaggio da quello stesso cameriere che aveva
cercato dimpedirle lingresso alle cucine e che per tutto il tempo si era tenuto accanto alle porte
basculanti. Josefa torn al quadro di suo figlio. Dalmau non cera, ma Julia s: giocava sul pavimento
assieme ad altri bambini, sotto la vigilanza di alcune madri. La piccola la vide e sorrise, ma senza
avvicinarsi n smettere di giocare.
Sapete qualcosa di mio figlio? chiese Josefa a quelle donne.
Il pittore? la interrog a sua volta una delle madri.
Ci ha detto di badare alla bambina e, senza darci il tempo di dire niente,  uscito di corsa a
battersi con gli altri. Gli uomini sembrano del tutto incapaci di fare altro che non sia bere, scommettere,
battersi e...
Questo per sa anche dipingere, la interruppe unaltra.
Josefa ascoltava con lo sguardo fisso sulla porta della Casa del Popolo, dove si accalcava chi
voleva assistere alla rissa; non riconobbe Dalmau in nessuno di loro. Doveva essere fuori. Ebbe paura e
le si strinse lo stomaco, ben consapevole che lo scontro fisico non faceva per lui. Ci nonostante, alla
fine sorrise: suo padre ne sarebbe stato orgoglioso, come lo era lei. Non volle affacciarsi allesterno. Si
limit ad aspettare, come la maggioranza delle altre donne, osservando i bambini che giocavano sul
pavimento.
Finalmente gli scontri terminarono e i giovani barbari e gli operai tornarono nel salone, molti
contusi o feriti. I carlisti erano conciati peggio! si consolarono lun laltro. Gli abbiamo dato delle
belle legnate! Correvano come quei preti del quadro, scherz un altro indicando la tela di Dalmau.
Per correre a metterselo nel culo a vicenda! Le risate invasero nuovamente il salone. Josefa, e anche
la piccola Julia, finito il gioco, rimasero in attesa di Emma e Dalmau, che ricomparvero: lei ansimante,
con i capelli scompigliati e apparentemente illesa; Dalmau zoppicante in mezzo ai giovani barbari che
fecero il loro ingresso come un plotone, quasi tutti ridendo, come Dalmau stesso che rifiutava di
ricevere aiuto. Josefa inspir con forza ed esal laria in un lungo sospiro. Dopo di che, not la
camicetta di Emma, sporca, strappata, senza nemmeno uno dei pizzi che ladornavano, con il corsetto
in bella vista. Avrebbe dovuto usare le centocinquanta pesetas del salvadanaio, che ancora conservava,
per risarcire tutti quei pizzi, pens lamentosamente mentre Emma, ancora distante, la individu tra la
gente, si frug in tasca e alz una mano sopra la testa di chi la circondava agitando la camicetta
ricamata, intatta.
...
.
...
18.
...
.
...
Era cominciato il mese di novembre, e fu in una di quelle sere fredde, umide e gi buie, con
lalito di Dalmau trasformato in vapore che si mescolava a una specie di nebbiolina puzzolente che
galleggiava sulla strada, che tre o quattro persone lo circondarono mentre si affrettava verso casa. Era
distratto, intento a comporre mentalmente il prossimo quadro che si riprometteva di dipingere per la
Casa del Popolo e, dopo un ingenuo Scusatemi rivolto alla persona che gli sbarrava il passo, cerc di
schivarla e di riprendere il cammino. Un pugno fortissimo alla bocca dello stomaco glielo imped.
Eretico! risuon nel vicolo.
Dalmau sent linsulto mentre, piegato in due, si teneva lo stomaco con le mani in cerca di
unaria che non arrivava ai polmoni. Un ceffone gli fece voltare violentemente la testa verso destra.
Bastardo! Dio non avr piet di te. Perch adesso ti ammazziamo!
Lui cerc di raddrizzarsi. Lentamente, preparandosi al colpo successivo, ma al suo posto
risuon uno sparo; non un rumore secco, potente, bens come spezzato. Dalmau non lavrebbe
nemmeno riconosciuto come uno sparo; gli altri s.
Ci attaccano!
Si ud un secondo sparo. Gli aggressori fuggirono, non senza aver colpito Dalmau sulla nuca e
averlo minacciato ancora: Torneremo a cercarti, figlio di puttana. Non insulterai impunito Dio, i suoi
vicari e il suo gregge. Ti vogliamo morto.
E si persero nella nebbia. Finalmente Dalmau riusc a raddrizzarsi, a respirare e ad appoggiarsi
al muro di un edificio, mentre due giovani barbari lo raggiungevano.
Stai bene?
Ti hanno fatto male?
Lo assediarono di domande, palpandolo e aprendogli il cappotto per controllare che non fosse
ferito.
Sto bene, li tranquillizz lui infine. Chi siete? domand, anche se lo immaginava.
Lo accompagnarono fino a casa e, strada facendo, gli diedero qualche consiglio. Cercaci,
quando esci. Qualcuno di noi sar sempre qui, sotto casa tua o al Palau, a seconda. Vuoi sapere
perch? disse uno dei due, un po stupito. Be, perch ce lha ordinato Lerroux. Vuole che vegliamo
su di te, che ti difendiamo. Glielavevano detto, alla Casa del Popolo: i cattolici avrebbero potuto
attaccarlo per via del quadro. Doveva stare attento. Era stato come la prima volta, quando Maravillas
laveva contattato raccontandogli delle voci sentite sulla scalinata della chiesa della Barceloneta. E lui
era stato attento, per due o tre giorni, meno di quanto gli avesse consigliato la trinxeraire, dopo di che
si era rilassato. Per sua fortuna, i giovani barbari non commisero quella stessa leggerezza.
Nessun giornale parl dei colpi darma da fuoco sparati nel quartiere di Sant Pere. Quattro grida
e un paio di spari non facevano notizia in una citt che in quel 1907 contava gi diciassette bombe che
erano esplose in strada causando ventuno vittime. La polizia non riusciva ad arrestare i terroristi, i
presunti anarchici, e le misure che erano state adottate, come quella che imponeva a ogni casa di avere
una portinaia per impedire che le bombe fossero collocate allingresso degli edifici, erano lungi
dallessere efficaci. I proprietari degli edifici non assumevano le portinaie, n tantomeno le bombe si
limitavano agli usci dei palazzi, dato che uno dei luoghi preferiti dei terroristi erano gli orinatoi
pubblici delle Ramblas, che a un certo punto furono chiusi proprio per evitare gli attentati. Di fronte a
tanta incompetenza, varie associazioni di imprenditori e corporazioni chiesero a gran voce la creazione
di una polizia privata, indipendente da quella statale controllata da Madrid; la richiesta si materializz
nellassunzione di un ex ispettore di Scotland Yard, Charles Arrow, che non parlava n lo spagnolo n
il catalano ma che cre lUfficio investigazioni criminali. Il personale addetto era insufficiente per una
citt come Barcellona, e senza competenze ben definite, per cui in poco tempo si rivel di scarso
successo e breve durata, come pronosticato da tutti i giornali.
E se linglese Arrow era stato chiamato a salvare Barcellona, lo stesso accadde a Emma con
Dalmau, dato che i giovani barbari che si occupavano della sua protezione andavano poi a riferire a lei
su qualsiasi incidente gli capitasse.
E perch siete venuti a raccontarlo a me? grid arrabbiata a quei giovani, la prima volta che
andarono a farle rapporto, il giorno dopo gli spari.
I due esitarono.
Be, perch sei tu il capo, addusse uno.
Ordini di Lerroux? precis laltro stringendosi nelle spalle.
Ordini di Lerroux, conferm Romero quando Emma sal negli uffici per verificare.
Io per non centro. Perch non se ne occupa Vicen?
Ordini del capo, aveva insistito il segretario chiudendo la porta. Va a lamentarti da lui,
come se fosse tuo padre, aveva aggiunto in tono burlone.
Emma non voleva saperne di Dalmau, rientrato nella sua vita come un uragano. Ricordava i
suoi complimenti il giorno della presentazione del quadro, la sua sincera insistenza sebbene lei avesse
reagito con un insulto, ma a tornarle pi spesso in mente era la sua improvvisa apparizione negli scontri
con i cattolici. Senza che lo volesse, un sorriso le si disegnava in viso ripensando allimpeto goffo con
cui si era gettato nella mischia. Nel corpo a corpo lo aveva visto gridare scagliandosi contro un carlista,
le braccia in avanti, i pugni pronti a colpire. Ci aveva provato, anche se laltro laveva schivato con
facilit. Emma aveva temuto che il carlista lavrebbe fatto a pezzi, ma poi alcuni giovani barbari erano
comparsi in suo aiuto. Dopo di che, lo aveva visto felice come un bambino mentre abbracciava gli altri
giovani e i repubblicani, soddisfatto come se lui solo avesse messo in fuga i nemici. Emma scosse la
testa con veemenza: non voleva sorridere per quelle emozioni che cercava di scacciare. Non era pronta
a un rapporto di qualsiasi tipo; il suo corpo si irrigidiva alla sola possibilit. Mille volte aveva rinnegato
gli uomini! Aveva appena raggiunto la tranquillit procuratale dalla stima e dallappoggio pubblico di
Lerroux, ed Engracia, laltra cuoca di seconda categoria, le aveva raccontato per filo e per segno la
visita di Josefa nelle cucine.
Nessuno pi la infastidiva. Expedito la ignorava, ma gli altri la trattavano con cortesia,
addirittura con affetto, come se avesse appena superato una prova durissima. Con Josefa non ne parl.
Quando Engracia le aveva riferito laccaduto, Emma si era sentita ribollire il sangue e avrebbe voluto
correre subito in calle Bertrellans per chiedere allanziana donna con quale diritto si fosse immischiata
nella sua vita, ma poi il furore si era dissolto al ritmo della preparazione di una zuppa di pesce. Alcuni
scorfani, re dei pesci di scoglio, con tante spine quanto sapore, piccoli perch si disfacessero
completamente nella pentola dacqua bollente, e tre rane pescatrici piuttosto grosse. Aveva messo da
parte le rane pescatrici ormai cotte e filtrato il brodo. Sicuramente Josefa laveva fatto con la migliore
intenzione, si disse togliendo le spine e losso centrale delle rane pescatrici per tenerne solo la carne. E
poi era andato tutto bene: ormai la rispettavano. Filtrato il brodo e pulite le rane pescatrici, si era
concentrata sul soffritto di cipolla e pomodoro, che aveva lasciato sul fuoco mentre preparava il trito
che lavrebbe accompagnato: pinoli, mandorle, aglio, mollica di pane, prezzemolo, un pizzico di
zafferano e il tocco finale che avrebbe dato al tutto un sapore squisito, ovvero il fegato delle rane
pescatrici. Inoltre, mentre pestava meccanicamente gli ingredienti nel mortaio, pensava che parlarne
avrebbe significato ammettere apertamente una situazione che, seppur conosciuta, non avevano mai
discusso o trasformato in parole; Josefa rispettava lintimit e le decisioni di Emma; non glielavrebbe
mai rinfacciato. Aveva unito il brodo, il pesce, il soffritto e il trito di prezzemolo, lasciando sobbollire
il tutto finch non si fosse amalgamato, poi aveva preparato il pane tostato con cui servire la zuppa.
Voleva bene a Josefa, che laveva accolta come una figlia e che adorava Julia tanto da rinnegare ogni
suo principio e accettare la beneficenza della Chiesa.
Quella sera, quando era tornata a casa e aveva trovato Josefa con il piede sulla macchina da
cucire, si era limitata a sorriderle, darle un bacio in fronte e chiederle di smettere di lavorare. Non
avevano parlato della sua irruzione nelle cucine, n di Expedito o della sua nuova situazione. Emma le
aveva strappato di mano i tessuti che stava cucendo e avevano parlato un po di Julia, che dormiva
tranquilla nella sua stanza.
A partire da quel giorno, Emma si era sentita come liberata: aveva un lavoro che le permetteva
di mantenere sua figlia, con la compagnia della sua famiglia e senza un uomo che la tormentasse e la
maltrattasse. Per questo non voleva sorridere al ricordo di Dalmau che aggrediva goffamente il carlista;
voleva solo dimenticare, dare alle sue paure il tempo necessario e tornare a vivere.
Maragliano gli permise di restare fino allinaugurazione del Palau de la Msica, prevista nel
giro di un paio di mesi, a inizio febbraio del 1908. Dalmau era senzaltro un gran lavoratore, si
compliment litaliano, ma la rottura con Gregoria aveva guastato le cose al laboratorio. La ragazza 
molto amata dai colleghi, spieg il maestro, e a ci bisognava aggiungere la partecipazione di Dalmau
agli eventi che avevano visto protagonisti i repubblicani, assieme alle ripercussioni commerciali che ci
poteva avere per lui sul mercato. Spero che tu abbia scelto la parte giusta, concluse Maragliano,
anche se in fondo alle sue parole si percepiva un certo rimprovero.
Dalmau ci riflett un momento. Avrebbe potuto rispondere che nessuno laveva aiutato a restare
dallaltra parte, quella del maestro e dei pittori, e rinfacciarglielo con toni ancor pi aspri della sottile
recriminazione espressa dal mosaicista; alla fine, per, decise di lasciar perdere. Aveva sbagliato a
pensare di poter entrare in un mondo che non era il suo.
Sto dalla parte che mi corrisponde, maestro, la parte degli operai e dei salariati dei laboratori
artistici.
La cosa fin l. Maragliano diede segno di avere inteso, annu a labbra strette e gli augur buona
fortuna.
Dalmau si ferm al centro del piccolo palcoscenico, progettato esclusivamente per orchestra e
cori come lOrfe Catal. Lorgano, magnifico e imponente, sinnalzava sopra di lui quasi a
minacciarlo, al piano superiore, alle sue spalle, sopra il punto in cui i dipendenti di Maragliano stavano
ormai dando gli ultimi ritocchi ai mosaici degli abiti delle muse, e al trencads che avrebbe ricoperto
tutta la parete di fondo. Tuttavia, ci che colpiva di pi lavoratori e maestri in quel momento era il
grande lucernario che i famosi vetrai Rigalt e Granell avevano installato nel soffitto. Un lavoro
eccezionale, impareggiabile a detta di quanti conoscevano il mondo e le opere darte. Sgombrata larea
da tutti i ponteggi e le altre attrezzature di lavoro e di sicurezza, il lucernario splendeva: un rettangolo
di sessanta metri quadrati fatto di milleseicento pezzi di vetro rotondi di vari colori, tra cui soprattutto il
rosso e i toni dellocra, in una struttura che si levava immensa sul pubblico della platea. Alcuni la
paragonavano a una cupola invertita, a un globo o a una campana, a un sole fiammeggiante o a una
lampada accesa. Ci fu anche chi vi riconobbe il seno di una delle quaranta fanciulle il cui viso
grigiastro circondava geometricamente il rettangolo del lucernario come in un coro di angeli. Dalmau,
invece, in quellarmatura di dischi colorati appesa sopra il pubblico, vedeva un capezzolo: un capezzolo
enorme, da cui quelle fanciulle alimentavano di luce linterno della sala.
Il lucernario era il coperchio delluniverso di luce ideato da Domnech. Lauditorium era come
una teca di cristallo: migliaia di vetri piombati, artistici, tanto sulle facciate continue, quanto sul tetto,
chiamati a inondare di luce variopinta il tempio della musica. In quello spazio, anarchico nelle mille
decorazioni e sbalorditivo nella composizione, luce e suono si sarebbero fusi in uno spettacolo
incredibile.
I lavori stavano per terminare, e anche quello di Dalmau sarebbe arrivato al termine; al tempo
stesso finiva unepoca, quella modernista, che aveva rivoluzionato concetti e criteri risvegliando una
societ fino ad allora assopita e pedissequamente salda nel neoclassicismo, se non nella volgarit.
Insieme al Palau de la Msica procedeva la costruzione di altri due grandi progetti modernisti: la
Sagrada Familia di Gaud e lospedale della Santa Creu i Sant Pau di Domnech. A parte questi due,
larchitetto di Dio aveva ormai concluso casa Battl e stava affrontando da ormai quasi due anni la
realizzazione di un nuovo edificio sul paseo de Grcia: casa Mil, altrimenti detta La Pedrera, un
edificio in cui la pietra della facciata, delle finestre e dei balconi, dei muri e delle colonne si
manifestava in forme curve, vive, dinamiche, sommandosi alla trama contorta del ferro battuto dei
balconi. E anche linterno era simile: spazi irregolari, cortili interni e corridoi labirintici, sempre storti,
ondulati, sinuosi, e lo stesso valeva per le stanze. Tutti dicevano che quella sarebbe stata lultima opera
civile di Gaud, il quale poi si sarebbe dedicato solo alla Sagrada Familia. A Dalmau avevano
raccontato che la moglie del proprietario, la signora Mil, si era lamentata di non avere nemmeno un
muro dritto contro cui piazzare il suo pianoforte una volta terminato ledificio: al che Gaud, arrogante,
le aveva consigliato di passare al flauto.
Dalmau non era riuscito a verificare fino a che punto quel pettegolezzo corrispondesse al vero,
ma capiva che in fin dei conti Gaud aveva raggiunto il proprio obiettivo: infondere vita alla pietra,
renderla capace di movimento. Eppure quellultimo edificio modernista in costruzione sul paseo de
Grcia non incontrava lapprovazione della cittadinanza e nemmeno di molti intellettuali, che si
burlavano dellopera e la criticavano violentemente, in unanticipazione architettonica del nuovo
movimento artistico e culturale espresso fin dal 1906 dal filosofo e scrittore Eugeni dOrs, che laveva
definito Noucentisme. Si trattava di una corrente artistica, letteraria e architettonica che voleva
rispecchiare la politica, il catalanismo oltranzista dellepoca: unarte sociale intrecciata agli obiettivi
politici della societ catalana. Dallesplosione magica del Modernismo, individualista, creativo,
fantasioso, si passava quindi alla ragione, alla stabilit, allausterit, allordine e allarmonia, pescando
sempre nelle tradizioni mediterranee e tipiche del popolo catalano. Nel campo dellarchitettura, ci
presupponeva un ritorno al classicismo e alla sezione aurea. Lartista perdeva la propria indipendenza,
era tenuto a integrarsi nella struttura sociale catalana e a lavorare per essa, attraverso larte o le diverse
manifestazioni culturali.
In realt, pensava Dalmau, era pi o meno quello che stava facendo lui, anche se non per il
catalanismo ma per la classe operaia. Lindividualismo e la libert che gli avevano permesso di
dipingere ci che voleva, come con La bottega dei mosaici, erano stati sostituiti da un obiettivo
politico: infiammare il popolo, sollevarlo contro la Chiesa, come i noucentistes volevano fare con i
valori nazionali.
Il 9 febbraio 1908, data dellinaugurazione solenne del Palau de la Msica Catalana, Dalmau
riusc a infiltrarsi tra le migliaia di privilegiati che poterono assistervi. Qualche sistemazione
dellultimo minuto, disse al portiere, s, certo, poteva chiedere al maestro Maragliano o allo stesso
Domnech. Va a cercarli, gli disse, lui poteva aspettare, ma se si fossero staccati dei pezzi di
mosaico non fissati bene... No, amico, no! insistette davanti a ben due portieri con la faccia scura che
gli bloccavano laccesso allentrata del personale. Credete che non abbia nientaltro da fare di
domenica sera? Maledizione, andate a chiedere a qualcuno, avanti. Non lo fecero, per gli chiesero il
suo tesserino personale e si annotarono il nome. Se non  vero, dovrai vedertela con me, lo minacci
uno dei due. Dalmau si strinse nelle spalle, come se non gli importasse. E lo fecero passare.
Dopo i discorsi delle autorit e la benedizione del vescovo, Dalmau, in piedi dietro lultima fila
di sedie del terzo piano, si lasci trascinare dal concerto dellOrchestra Filarmonica di Berlino diretta
da Richard Strauss e dalla voce dei coristi dellOrfe Catal, musica e canto che per la prima volta
inondarono quello spazio, traboccandone per assalire la gente e scuoterla, graffiandone le emozioni con
la fretta propria dello splendore effimero. Dalmau ascolt e si perse nella luce che, come un interprete
autonomo, scendeva da finestre e lucernario, silenziosa e sfolgorante, dando colore a voci e note,
conducendole fino allo spettatore avvolte in un magico scintillio. Lincantesimo si completava con le
opere darte tutto attorno: la ceramica sembrava fremere di luce; il ferro battuto, sinuoso, giocherellava
con la musica come sfidandola a scivolare lungo i suoi labirinti; la pietra sosteneva sentimenti sfrenati
capaci di divorare lambiente, e muse e sculture sorridevano e cantavano. Dalmau si sent mancare
laria. Lo spettacolo continuava, forse con ancor pi brio e magnificenza, ma lui percep in modo
intenso e travolgente, con una tremenda inquietudine, che proprio l e in quel momento, mentre erano
riuniti in un capolavoro del Modernismo catalano, si stava mettendo il punto finale a unepoca.
Quello che aveva sentito e che gi si era manifestato nella letteratura, nella pittura e nella
scultura lo stava vivendo in quellistante per mano di migliaia di persone che in nome della politica
desideravano trasformare larte. Il catalanismo stava vincendo. Non ci sarebbero pi state pietre in
movimento n baci di colore n quadri in una foschia che spronava limmaginazione dello spettatore.
Costernato, lasci il Palau de la Msica molto prima della fine del concerto. Il gruppo scultoreo
che come la polena di una nave sinnalzava allangolo delle due facciate sembr aderirgli alla schiena
mentre percorreva calle Sant Pere ms Alt. Davanti a tutti gli altri personaggi, una fanciulla che
rappresentava la musica catalana restava come sospesa in aria, con i capelli al vento, la tunica aderente
al corpo, un braccio alzato, la spada in una mano e la bandiera catalana nellaltra; dietro di lei, a
circondarla, il popolo catalano simboleggiato dai mestieri e fra tutti Sant Jordi, il patrono della
Catalogna, con tanto delmo e corazza, anche lui con la spada in una mano e la bandiera catalana
nellaltra.
Dalmau si lasciava alle spalle anni di lavoro in un edificio magico che, ci nonostante,
cominciava gi a raccogliere critiche da parte dei razionalisti, incapaci di comprendere, e men che
meno di sentire, tanta effusione di creativit. Soprattutto, per, si lasciava alle spalle anche il suo
mestiere di ceramista. Da quando Maragliano gli aveva annunciato che non poteva continuare a
lavorare per lui, Dalmau aveva cominciato un pellegrinaggio per tutti i laboratori e le fabbriche di
ceramica di Barcellona, grandi o piccole che fossero, umili o importanti, e nessuno gli aveva offerto un
posto di lavoro. La crisi. Dipendenti ne abbiamo gi troppi. Anche se alcuni avevano ammesso la
vera ragione: Se nel mondo della ceramica c qualcuno sulla lista nera, quello sei tu, Dalmau Sala.
Aveva saputo delle pressioni esercitate da don Manuel; qualcuno gliele aveva rivelate esplicitamente.
S,  venuto qui a parlare con il padrone. S, di te. Non era stato, per, solo il suo vecchio maestro a
insistere con gli altri affinch non assumessero Dalmau: anche molti architetti, quasi tutti legati ai
Llucs, avevano fatto pressione perch gli venissero chiuse le porte in faccia. In realt la grande
maggioranza di quegli architetti, maestri e grandi industriali della ceramica erano cattolici e, se non lo
erano, facevano finta, erano in sintonia con il catalanismo e, in ultima analisi, con il conservatorismo,
perci le loro idee e tendenze si scontravano con le posizioni di Dalmau a favore degli operai e con le
sue idee anticlericali, tanto ventilate e discusse dalla stampa per lodarle o insultarle.
Gi da tempo, quindi, aveva deciso di cercare lavoro in altri settori, anche nelle pulizie o come
aiutante o lavoratore pi umile in processi di fabbricazione di cui non sapeva nulla. Non gli importava
del salario, a patto che gli bastasse per mangiare e continuare a dipingere nella stanza affacciata sulla
terrazza dove le donne stendevano il bucato. Quei quadri erano il suo obiettivo di vita: la lotta contro la
Chiesa, contro il potere che essa rappresentava ed esercitava con tanta durezza, come in quel momento
negandogli, per lennesima volta, perfino il pane. Tuttavia, Dalmau non aveva trovato lavoro: nessuno
aveva bisogno di altro personale, tantomeno senza esperienza. Mi pagherete quello che volete, aveva
detto lui cercando di convincere i primi padroni cui aveva fatto visita. Nei colloqui successivi aveva
omesso quella frase; i padroni gli avevano riso in faccia: alcuni a crepapelle senza vergogna, altri con
cinismo. Paghiamo gi quello che vogliamo, era stata la risposta unanime. E se non ti piace, va
pure a scioperare.
La disperazione si era dunque ormai impadronita dellanimo di Dalmau la mattina in cui
ricevette la visita di Emma. Lei gli si avvicin in calle Sant Pere Ms Alt, assieme a un giovane barbaro
che si tenne un po in disparte, la voce mezza sovrastata dal frastuono degli ultimi lavori dinstallazione
del gruppo scultoreo della prua del Palau. Dalmau sent il sangue scorrergli con impeto per tutto il
corpo. Non ti sento, disse indicandosi lorecchio con una mano mentre con laltra, senza riflettere,
lafferrava per il braccio per allontanarla da quella confusione.
A quel contatto Emma fece un balzo indietro. Non toccarmi!
Scusa, disse Dalmau, ormai lontano dal frastuono. Non volevo...
Smettila, lo interruppe lei.
Smetterla? Preferirei non doverlo fare.
Emma corrug la fronte, sulla difensiva.
Preferirei poterti rivedere, non smetterla. Oggi, domani e il giorno dopo ancora... Il cuore gli
batteva forte, spingendolo a esprimere i desideri e i sentimenti che gli erano esplosi dentro al solo
vederla.
Dalmau... sospir Emma. Quello che cera tra noi  morto tanto tempo fa.
Non  vero, noi siamo vivi, le rispose lui. E se viviamo, perch non potremmo...?
Perch no, Dalmau, perch no, lo interruppe nuovamente lei. Forse siamo ancora vivi, ma
dentro di me ormai sono morte talmente tante cose... Per troppo tempo si era umiliata davanti a
Expedito, e questo la logorava e le impediva di pensare agli uomini con naturalezza. Alla sola idea di
un rapporto sessuale lassaliva la vergogna, si sentiva sporca, disgustata, e le perversioni del cuoco le si
affollavano nella mente paralizzandole il corpo e lo spirito, rendendola incapace di reagire. Cerc di
farlo in quel momento. Respir a fondo. Butt fuori una parte dei suoi demoni e torn a respirare. La
morte non  una cosa che arriva allimprovviso, sussurr a Dalmau. S, pu succedere in alcuni casi,
ma la maggior parte delle volte ci bracca a poco a poco, rubandoci la felicit, lamicizia, la dignit,
finch un giorno non ci assesta il colpo finale. Non pretendo che tu mi capisca, Dalmau, aggiunse di
fronte alla sua espressione dincredulit. Per  cos. A ogni modo, non sono venuta fin qui per parlare
di morte o di amori impossibili.
Josefa le aveva parlato della situazione di Dalmau, che non riusciva a trovare lavoro. La sera
stessa in cui il figlio glielaveva confidato, aveva cercato di convincere Emma che i repubblicani,
Lerroux in prima linea, dovevano aiutarlo. Lui non si faceva pagare per i suoi dipinti, n lavrebbe mai
fatto. Quello era il suo contributo alla lotta; altri morivano di fame o mettevano a repentaglio il
benessere di mogli e figli. Lui non poteva pi lavorare come al laboratorio del mosaicista per via, tra le
altre cose, del suo attivismo politico, e le sue posizioni ora gli rendevano impossibile trovare unaltra
occupazione. I repubblicani dovevano reagire, avevano influenza, e poi era nel loro stesso interesse: se
Dalmau non mangiava e non aveva di che pagare laffitto, non poteva nemmeno dipingere.
Puoi lavorare nelle squadre municipali che abbatteranno tutte le case destinate alla
demolizione per far spazio alla grande strada che sar costruita da qui fino al mare, gli offr Emma
dopo aver ammesso di essere preoccupata per lui, e di averlo contattato su sollecitazione di Josefa. 
previsto che le opere di demolizione inizino entro poco pi di un mese. Ti interessa?
Dalmau conosceva quel progetto: sarebbe stato inaugurato alla presenza di re Alfonso XIII, che
sarebbe giunto appositamente a Barcellona. Si trattava di uno dei tre grandi viali che Cerd aveva
previsto nel suo piano, nessuno dei quali era stato ancora realizzato. Quello si sarebbe chiamato va
Laietana, era il primo, destinato a collegare la citt moderna al porto. Il lavoro consisteva nellabbattere
pi di seicento case, sfollando migliaia di abitanti in baracche miserabili, senza servizi n condizioni
igieniche, erette in fretta e furia sulla spiaggia o sul Montjuc.
 un progetto per ricchi, replic lui. Uninfinit di famiglie operaie saranno obbligate a
lasciare le loro case per stamberghe in luoghi infetti. E tutto perch industriali e borghesi possano
arrivare prima al porto e costruire i loro grandi edifici nella nuova area.
 vero, riconobbe Emma. Per  lunica cosa che mi abbiano offerto. I repubblicani godono
di una certa influenza in municipio.
Non so, Emma, esit lui a fronte del rifiuto morale che gli suscitava un progetto urbanistico
come quello. Ho bisogno di lavorare, ma mi costerebbe molto partecipare a questa cosa.
Allora... attacc lei.
Ci penser. Ma ti anticipo che, se riesco a trovare qualsiasi altro lavoro, per quanto misero,
non avr dubbi nellaccettarlo.
I due restarono per un momento in silenzio, rifuggendo dal contatto visivo.
 una decisione solo tua.
Vuoi che ti mostri come procede il secondo quadro? la sorprese Dalmau allimprovviso.
Per conoscere le due donne che ti scopi? si ribell Emma senza riflettere. Dalmau impallid e
distolse lo sguardo verso il giovane barbaro che, un po distante, ammazzava il tempo prendendo a
calci sassolini immaginari lungo la strada, e che non sinterruppe. No, non voglio, lo riport alla
realt Emma. Lo vedr il giorno in cui lo consegnerai alla Casa del Popolo.
Emma... fece per scusarsi Dalmau.
Non mi devi nessuna spiegazione, gli imped di continuare la ragazza.
Non desiderava avere una relazione con lui, ma non poteva non sentirsi toccata dalla vita intima
di Dalmau; una contraddizione interiore che langosciava e da cui non trovava via duscita. A ogni
modo, per, non aveva alcun diritto di disapprovare i suoi divertimenti, e si rimprover per aver trattato
con tanta frivolezza il tema degli amori di Dalmau, cercando di non dar loro importanza.
Fammi sapere per il lavoro, lo salut bruscamente.
Emma si era ripromessa mille e mille volte di non dire nulla sulle relazioni che Dalmau aveva
con chicchessia, e invece alla prima occasione gliele aveva rinfacciate. Le era uscito dal pi profondo
del cuore, in modo inconsapevole, come un coltello affilato che teneva nascosto dentro di s e che,
allimprovviso, era scattato fuori per ferire. Ma per ferire chi? Dalmau non aveva forse il diritto di
andare a letto con chi gli pareva?
Il giorno in cui due giovani barbari di quelli che proteggevano Dalmau le avevano raccontato,
fra risate e commenti licenziosi, le chiacchiere delle donne del quartiere sulle relazioni del pittore con
due vicine dello stesso edificio, Emma si era sentita come svuotata, quasi i suoi organi interni si fossero
rattrappiti. O anche pi di due! aveva esclamato una vecchia sdentata la cui unica attivit consisteva
nello starsene seduta per tutto il santo giorno su una sedia gi in strada, a sbucciare fave o piselli,
pelare patate o pulire dalle pietruzze ceci e lenticchie. Imbecille!, si era insultata Emma. Ma le
esperienze e i sogni della giovent le tornavano in mente con forza e, con il loro splendore, accecavano
la miseria e la goffaggine cui la sorte laveva condannata. Eppure quelle piccole scintille di speranza la
facevano sognare, per un attimo che diventava infinito nella sua mente, finch non tornavano Truchero
o Expedito, e lei tremava o piangeva in solitudine nel vedere avvelenarsi i suoi sogni.
Truchero aveva conosciuto linizio della sua resa, della sua sottomissione, ma si era
accontentato del sesso convenzionale e dellesibizione: la vanteria pubblica. Poi le aveva trovato un
lavoro ben pagato che laltro, Expedito, aveva messo in pericolo fino a costringerla ad arrendersi. Con
il cuoco, Emma aveva superato ogni soglia di vergogna e umiliazione. Il pancione immenso di lui,
unito a un pene minuscolo, gli rendeva difficile la penetrazione. S, qualche volta cerano riusciti, in
posizioni contorte, aiutandosi con tovaglie arrotolate a mo di cuscino, ma quellesperienza, forzata se
non addirittura ridicola, e linettitudine del cuoco per il sesso lo facevano vergognare e lo irritavano. La
maggior parte delle volte in cui la reclamava, Expedito faceva ricorso agli utensili da cucina per
godere. Il pestello usato per pestare gli ingredienti nel mortaio, tanto pi era grosso meglio era; il
manico di mestoli e schiumarole; tutto poteva servire per introdurlo negli orifizi di Emma... o di lui,
mentre le ordinava di succhiarglielo, di leccargli il culo, la pancia o il petto, penzolante e gonfio al di
sopra di lei. Poi, in cucina, le sorrideva mentre usavano quegli attrezzi senza averli lavati, e leccava il
pestello fingendo di assaggiare il trito di prezzemolo.
E perch venite a raccontarmi la vita privata del pittore? aveva ruggito Emma con quei
giovani barbari, scacciando il ricordo di quelle scene.
Per sapere se dobbiamo difenderlo anche dai mariti cornuti, aveva riso uno, senza spaventarsi
per il tono del suo capo.
Emma aveva esitato, allargando le braccia e agitandole in aria. No... Ma che ne so! si era
lamentata.
Ah, si era intromesso un altro giovane. Se lo beccasse uno di quei disgraziati, o tutti e due
insieme, resteremmo senza pittore e senza quadri per la Casa del Popolo, e questo non piacerebbe
affatto a Lerroux... n a nessun altro.
Be, allora proteggetelo anche da quelli, aveva concluso Emma. Che non lo tocchi
nessuno.
Lerroux aveva gi abbastanza problemi per preoccuparsi di un paio di cornuti che potevano dare
qualche bella legnata al pittore, aveva pensato lei. In effetti, cos come quando aveva annunciato la sua
espulsione dal Partito repubblicano, Lerroux aveva proclamato nel gennaio del 1908 la nascita di una
nuova organizzazione repubblicana, il Partito radicale; tuttavia, dopo solo un mese si era visto costretto
a fuggire dalla Spagna e a rifugiarsi a Perpignan perch condannato al carcere dai tribunali per la
pubblicazione di poesie sovversive. Il partito e lazione politica erano rimasti in mano a giovani
violenti ed estremisti come Truchero, e proprio a lui Emma si era rivolta per trovare un nuovo lavoro a
Dalmau, non senza una certa diffidenza allidea che forse la fuga di Lerroux poteva aver peggiorato la
sua situazione; dubbio che si dissip davanti allatteggiamento di quello che era stato un suo amante,
ma anche di tutti quelli che la circondavano nelle cucine: seppur lontano, Lerroux restava sempre il
leader, e le sue decisioni erano indiscutibili.
Truchero non usciva gi pi con la biondina che aveva sostituito Emma; lei laveva visto al
ristorante della Casa del Popolo in compagnia di pi duna donna, ma in giro si diceva che quelle
relazioni non erano niente di serio. Forse per questo il dirigente politico aveva cercato di sedurla. Per
tutte le volte che siamo stati tanto bene insieme, le aveva sussurrato allorecchio mentre con una
mano, delicatamente, quasi non volesse esagerare, le accarezzava la schiena. Una ginocchiata nelle
palle!, aveva pensato Emma. Lavrebbe fatto piegare in due. Lavrebbe fatto ululare di dolore. Era
davanti a lei: Emma doveva solo alzare con forza il ginocchio e colpire.
Se  per quello, toglitelo dalla testa, gli aveva sussurrato, scartando lipotesi della
ginocchiata. Io non ho mai goduto con te. Sei un pessimo amante. Truchero era rimasto come
paralizzato. Ma stai tranquillo, nessuno verr a saperlo da me. Non farei mai una cosa del genere a un compagno.
Il progetto di costruzione del nuovo grande asse urbano destinato a unire la citt ideata da
Cerd, lEixample, al porto di Barcellona fu inaugurato un marted di marzo del 1908 alla presenza del
re Alfonso 13esimo, di numerose personalit e di una gran folla tra cui anche Emma e Josefa. Dopo i
discorsi, al monarca fu consegnato un piccone dargento e, al suono della marcia reale, Alfonso scese
dalla tribuna reale, una delle cinque che erano state erette, dove spiccava il trono su cui era seduto, si
diresse verso un edificio di propriet del marchese di Monistrol, al civico 71 di calle Ample, e colp una
pietra che subito cedette, cadendo a terra.
Che diamine applaudite? Imbecilli! grid Emma alla moltitudine.
 il loro re, la rimbecc Josefa.
Si trovavano l per la semplice ragione che Dalmau non era mai riuscito ad accettare quel
lavoro, perch presupponeva lo sfratto di migliaia di persone umili. Josefa sapeva che, anche dopo che
Emma glielaveva proposto, lui aveva continuato a cercare unaltra occupazione. Senza trovarla, per,
come si era visto costretto ad ammettere al pranzo della domenica precedente. A ogni modo, aveva
assicurato alla madre che non avrebbe mai accettato il lavoro come operaio del municipio, e da allora
non si erano pi visti.
Eccolo l, disse Emma indicando una delle sei brigate di operai municipali che stavano
sfilando davanti al re.
Josefa cerc dindividuarlo, ma non ci riusc. La sua vista era molto peggiorata; le costava uno
sforzo immenso cucire ancora tra le dodici e le quattordici ore al giorno. Ci nonostante, annu, con una
smorfia di repulsione sul viso. Nel suo tribunale interiore desiderava che Dalmau rifiutasse un lavoro
che avrebbe portato allo sfratto di migliaia di persone che sarebbero state relegate in baracche sulla
spiaggia, per la situazione di suo figlio doveva essere disperata se si era iscritto a quelle squadre di
demolizione. Se ne dispiacque mentre la gente indirizzava grida di esultanza nei confronti degli operai
come se si trattasse di soldati vittoriosi di ritorno dal campo di battaglia. La messinscena era degna del
re che aveva voluto onorare Barcellona della sua presenza: davanti ai lavoratori municipali, due carri
infiocchettati e con gualdrappe di seta e doro  uno tirato da sei cavalli e laltro da sei muli 
trasportavano gli attrezzi degli operai. In testa a ogni brigata cera un capomastro con un rametto
dalloro da cui penzolava un bigliettino con lindirizzo della casa da abbattere, e dietro ciascun gruppo
avanzava una banda musicale. Militari e guardie municipali indossavano luniforme di gala,
sfolgorante. Quanto alle autorit civili, tutte in frac e cappello a cilindro, sfoggiavano sete e gioielli.
Ridicolo! Che sperpero! Uno spreco inammissibile di questi tempi, e un servilismo addirittura
offensivo! si lament ancora Emma. Neanche fossimo schiavi.
La monarchia  proprio questo, argoment Josefa. Sperpero, spreco, eccentricit, sfoggio di
potere e capriccio. Per questo siamo repubblicani.
Emma fissava Dalmau, che proprio in quel momento stava sfilando davanti al re: trascinava i
piedi, a testa bassa. I repubblicani appoggiavano il progetto urbanistico, era vero, ma come si sarebbe
sentito Dalmau a tradire la sua gente? Truchero avrebbe potuto offrirgli un altro posto di lavoro;
sicuramente doveva avere qualche alternativa, ma la ginocchiata verbale che gli aveva inflitto, e che
aveva leso la sua virilit, doveva averlo spinto a proporre quel lavoro come unica scelta. Emma sospir.
Josefa non era ancora riuscita a vedere il figlio, ma ud il sospiro di Emma e percep il suo turbamento.
Non ha altra possibilit. Deve mangiare, disse.
Emma si limit ad annuire, pensierosa. Quel movimento della testa, Josefa s che lo vide.
Anche tu dovevi mangiare, e dar da mangiare a tua figlia... e a me.
Cosa vuoi dire?
Voglio dire che tutti, in un certo momento della vita, siamo costretti a umiliarci e a fare
qualcosa di sconveniente per il bene nostro o della nostra famiglia. Adesso tocca a Dalmau. Prima 
toccato a te. Dovresti scordare il passato.
Non sai di cosa parli, Josefa. Ci sono cose che  impossibile dimenticare.
La cerimonia fin e la gente cominciava a disperdersi dopo che il re si era ritirato tra gli
applausi. Josefa ed Emma decisero di fare il giro dal paseo de Coln, che si apriva sul porto, prima
dinfilarsi tra i vicoletti dove sicuramente si sarebbero imbattute in una brigata intenta ad abbattere
qualche casa.
Tutto si dimentica, ragazza mia. Dimentichiamo perfino la morte dei nostri cari, che  la
peggiore disgrazia che possa accaderci.
Josefa...
Ci pensi mai a Montserrat?
Ma s, certo! protest Emma, offesa.
Quante volte al giorno?
Camminarono in silenzio per qualche passo. Il movimento nel porto era costante, caotico; il
tempo primaverile, gradevole; lodore di pesce, forte.
Non essere crudele, si lagn Emma.
Non lo sono. Quante volte pensi a Montserrat? Una volta a settimana, forse? Quando ti trovi
davanti a qualcosa che te la ricorda?
Josefa, per favore...
Era mia figlia, e succede anche a me qualcosa di simile. La piango ancora, quando la notte mi
sento vincere dalla sua assenza dolorosa, ma sei anni hanno quasi cancellato i suoi lineamenti dalla mia
memoria, e mi resta solo il suo spirito. Poi la vita quotidiana tinghiotte e i pensieri vagano qua e l a
seconda di ci che ti succede. E il dolore causato dalla morte di Montserrat si  parecchio sopito con te,
e soprattutto con la piccola Julia.
Camminarono in silenzio, nel sole tiepido, circondate da grida e da odori.
Non per questo credo di tradire la memoria di mia figlia, aggiunse Josefa. Torna a vivere,
Emma. Cerca di star bene, dimentica!
Josefa... Altri passi, il silenzio di entrambe contro la gran confusione del porto. Sono
arrivata al punto che non riesco nemmeno pi a immaginarmi con un uomo. Nemmeno quando sono a
letto da sola, al buio, riesco a dimenticare. Pensare a un uomo, a fare lamore con lui, mi fa schifo.
Tremo, sudo, a volte mi sembra di soffocare, come quando quel figlio di puttana del cuoco mi prendeva
per il collo e stringeva, stringeva.
Non dovresti pensare al sesso.
Emma scoppi a ridere, interrompendo Josefa. Ma se  a questo che pensano loro! Non
pensano ad altro quando si trovano davanti una donna. Non ci vedono che come animali, e tu lo sai.
Per un istante, Josefa ebbe limpressione dessere senza parole. Emma aveva ragione, e ancor
pi perch era una donna bella, attraente, sensuale. Laria odorava di muschio al suo passaggio, ma lei
non poteva lasciare che affondasse in quella melma che la divorava: doveva aiutarla, tirarla via. Julia
non  pi piccolissima.
Emma si blocc. Cosa voleva dirle?
Josefa comprese il male che poteva infliggerle la verit che stava per scoprire.
Tua figlia ormai  in grado di capire che sua madre non  felice. Non servono a nulla quei
quattro baci e abbracci che le dai la sera! Chiede sempre perch. Perch mamma non viene mai a
pranzo la domenica? Starebbe benissimo insieme a noi e a Dalmau. Perch non c mai? Perch non
mi racconta le favole? Ricordi ancora qualche fiaba per bambini?
Alla domanda di Josefa, Emma rest in silenzio.
Perch non ride mai? Julia me lo ha chiesto spesso. Perch mamma non ride come te,
Josefa? E allora devo smettere di giocare con lei perch non mi paragoni a te. Se gioco e rido, perdi tu;
se smetto di giocare, perde la bambina. Devi ricominciare a ridere, tesoro.
Emma ci prov. Chiese pi tempo libero dalla cucina e le fu concesso, esattamente come
quando lo chiedeva per andare a sabotare una riunione o a disturbare rosari e processioni con i giovani
barbari. Era la protetta di Lerroux. Qualche volta partecip addirittura al pranzo domenicale con
Dalmau. Era il 1908 e, durante uno di quei pranzi, lui le comunic che entro breve tempo avrebbe
terminato il secondo quadro.
Dipinge benissimo, mamma, salt su Julia. Ha disegnato anche me. E a te lha mai fatto, il
ritratto? Chiedigli di disegnarti.
Lha gi fatto, bambina mia, rispose Emma annuendo con tristezza al ricordo di quei nudi
maledetti.
Ed eri bella?
S, tua madre era bellissima, sintromise Dalmau. E lo  ancora.
Josefa si strozz con la minestra e per un po i suoi colpi di tosse interruppero la conversazione
finch non riusc a respirare di nuovo, tranquillizzando la famiglia e anche i commensali del tavolo
accanto, alcuni dei quali si erano addirittura alzati per darle leggere pacche sulla schiena. Erano tornati
a frequentare trattorie economiche, sporche e rumorose, di quelle dove per venti centesimi si
mangiavano pane, vino  o un succedaneo elaborato con alcol tedesco, come verific subito Emma
assaggiandolo, anche se non disse niente , per primo minestra bollita con cavoli e patate, ossa,
carcasse e salsiccia rancida, e per secondo lingua o qualche altra frattaglia dellanimale che era servito
a fare la minestra. Dalmau guadagnava poco, molto meno che con Maragliano, dato che il municipio
gli aveva fatto un contratto da giornaliero di seconda categoria, la pi bassa considerata la sua
inesperienza come muratore. Perci, vitto e alloggio si portavano via quasi tutta la sua paga.
Superato lo spavento, ancora un po soffocata, Josefa sorrise a Emma e a Dalmau, e poi si
rivolse a Julia: S. Tua madre era bellissima, e lo  ancora.
Emma non volle guardare Dalmau e fiss gli occhi sul tavolo dove stavano mangiando, ma non
pot fare a meno di guardarsi le mani, ormai callose, con molti graffi e qualche ferita. Per un momento
le ricordarono quelle del suo muratore, anche se non erano altrettanto grandi e forti. Il lavoro di
Dalmau era simile a quello di Antonio: abbattere edifici, trasportare grossi massi dalla casa ai carri; e
tutto questo gli feriva le mani. Guadagnava poco, Emma lo sapeva, ma lui non pretendeva nulla di pi.
Sembrava felice di quei pranzi domenicali, del lavoro e della sua pittura... era il suo modo di lottare per
gli operai, reso forse pi sopportabile da qualche capriola nel letto con quelle vicine svergognate.
Emma prov una fitta di collera contro quelle donne di cui non sapeva nemmeno immaginare un viso,
ma la represse subito; non erano affari suoi. Un suo problema potevano essere invece le mani ferite di
Dalmau, che forse lo danneggiavano nel dipingere.
Non fu cos: Dalmau consegn alla Casa del Popolo un secondo quadro, magnifico come il
primo a detta di molti critici, in cui compariva ancora unistituzione religiosa in fiamme, stavolta un
monastero di frati che correvano via terrorizzati davanti al popolo insorto in armi.
Il fuoco  il motivo centrale dei primi due quadri, e non ci sono dubbi che si ripeter anche nel
terzo, anticip Dalmau nel discorso improvvisato che gli fu chiesto di tenere alla Casa del Popolo.
Esit un po prima di lanciarsi a parlare, ma poi lo fece notando che linsicurezza e il nervosismo
provati in passato non gli attanagliavano pi lo stomaco e la gola. Guard il suo quadro. Quella era la
sua forza, da l proveniva ogni sicurezza. Dobbiamo insegnare ai preti, che minacciano e spaventano i
fedeli con la favola del fuoco eterno, che in realt non esiste altro inferno che questo, quello in cui tutti
noi soffriamo, con la miseria, i salari da fame, le umiliazioni, le condizioni di lavoro e le giornate
lavorative sfiancanti, le malattie dei nostri figli e la carenza di cibo e medicine.
Il pubblico riunito nel salone della Casa del Popolo ascoltava le sue parole in un silenzio
reverenziale. Emma, che stavolta si era mescolata alla gente, tremava demozione con la gola stretta e
le lacrime che le si affacciavano agli occhi per essere subito intercettate, quasi con violenza, dalla
manica della camicia, come se fossero unoffesa, un segno di debolezza. Josefa la prese
affettuosamente per il braccio e se la tir accanto.
Dalmau continuava a parlare: Da questo inferno in cui la nostra gente soffre, non possono n
devono sfuggire i ricchi, i borghesi e i preti, con le loro preghiere e le loro orazioni.
La gente proruppe in grida di esultanza. Josefa abbracci forte Emma, e Dalmau si stup della
veemenza e della durezza del proprio discorso. Ma era il suo trionfo: le grida e gli applausi provenienti
da semplici lavoratori trascinavano nelloblio il quadro che don Manuel aveva fatto gettare nella
spazzatura, la persecuzione cui lavevano sottoposto i cattolici conservatori e tutti gli affronti ricevuti
da quegli individui. Quello era il suo posto, accanto alla sua gente. Ci aveva messo un po a capirlo, ma
gli appassionati complimenti dei dirigenti repubblicani del nuovo partito fondato da Lerroux, in quel
momento esule in Argentina, glielo confermavano. Dalmau guard la madre ed Emma, ai suoi piedi,
abbracciate fra la gente, e sorrise.
Quel secondo quadro diede origine a controversie analoghe a quelle suscitate dal primo.
Giornali favorevoli, giornali contrari. Dichiarazioni e insulti; tra questi ultimi, anche quelli di don
Manuel Bello. I repubblicani, seguendo gli insegnamenti di Lerroux, attizzarono lo scontro per
suscitare quella violenza che serviva a raccogliere il popolo attorno alla loro formazione politica.
Lunica differenza che caratterizz quella giornata di festa fu lassenza di scaramucce davanti alle porte
della Casa del Popolo, dato che la polizia aveva occupato le strade limitrofe e i dintorni.
Dopo di che, ci sarebbe stato il terzo dei quadri che, a mo di scusa, Emma si era inventata il
giorno in cui aveva assaltato insieme ai giovani barbari la caserma della Concepci. Ci stava pensando
mentre, con Josefa, Dalmau e Julia, mangiavano al ristorante della Casa del Popolo, in mezzo ai
dirigenti repubblicani seduti agli altri tavoli. Un menu squisito: riso con verdure e stufato di vitello,
buon vino e mela al forno come dessert. Dalmau mangi con ansia e fretta, quasi senza masticare, e a
mano a mano che finiva il suo piatto Josefa gli passava il proprio. Emma fingeva di occuparsi di Julia,
che trascurava il cibo per fare mille domande agli adulti, ma in realt guardava di sottecchi Dalmau
mentre aspettava con la forchetta in mano che la bambina si decidesse ad aprire la bocca.
Aveva letto le recensioni degli esperti darte: Dalmau maneggiava il pennello come un maestro
consumato. Aveva padronanza dei colori, dello spazio e della luce, ma soprattutto delle ombre.
Indubbiamente le recensioni pubblicate sui giornali cattolici o catalanisti non erano altrettanto positive,
ma in generale, in un esercizio donest, nessuno aveva attaccato le qualit pittoriche dellopera quanto
piuttosto la tematica prescelta: il fuoco, linferno, la violenza, quellincitare le masse a sollevarsi contro
la Chiesa. E quelluomo era seduto davanti a lei, a mangiare con manifesto piacere proprio perch
forse, giorno dopo giorno, faceva la fame. Luomo che in giovent lei aveva amato e con il quale aveva
sognato di vivere per sempre. Un uomo che era caduto nel pozzo pi profondo della sventura con la
droga che gli aveva corrotto la ragione, ma che poi era riuscito a uscirne. Un uomo disprezzato dalla
borghesia e che alla fine aveva saputo ritrovare la sua gente, la sua strada, e dedicarsi a loro con
altruismo, senza pretendere in cambio nemmeno quel pranzo con cui lei laveva stupito e che ora stava
divorando come un mendicante invitato a un banchetto: gli occhi spalancati, il pane sempre in mano, la
bocca perennemente piena.
E lei? La forchetta, fino a un attimo prima salda davanti alla bocca della figlia, sinclin e il
boccone ricadde nel piatto. Mamma! la sgrid Julia, sebbene fino a un attimo prima non avesse fatto
nemmeno caso ai suoi sforzi per farla mangiare. Emma non riusc pi a tenderle la forchetta: al suo
posto lo fece Josefa. E lei?, si domand di nuovo. Aveva venduto il proprio corpo. Era solo una donna
disperata che si lanciava negli scontri con i cattolici, i catalanisti e chiunque altro si fosse trovata
davanti, per sfuggire a una vita che non le offriva nulla se non una figlia alla quale doveva nascondere
dessersi prostituita per garantirle una vita migliore. Perch fare diversamente avrebbe significato
responsabilizzare la piccola per gli errori che lei aveva commesso: e questo non lavrebbe mai
consentito. La guard: Julia mangiava dalla mano di Josefa. Le sorrise e approfitt di un momento in
cui non aveva la bocca piena per farle il solletico tra le costole.
Ah,  cos: con me non volevi mangiare! scherz.
Perch bisogna essere pi affettuosi, sintromise Dalmau. Vero, Julia?
Emma cap, e anche Josefa, che il rimprovero era diretto a lei; non aveva niente a che fare con
la bambina. Affettuosa? Da quanto tempo non era affettuosa con un uomo?
Io faccio quello che... cerc di ribellarsi Emma, ma la figlia glielo imped.
La mamma  molto affettuosa, li sorprese la bambina. E molto buona anche, e lavora tanto
perch cos io e Josefa possiamo mangiare e avere una casa.
Quella sera, Dalmau invit Emma a bere un bicchiere di vino al Paralelo: Come quando
eravamo ragazzi.
Ormai non lo siamo pi, Dalmau, disse lei rifiutando lofferta.
Non cederai, dunque? le disse Josefa pi tardi, quando furono a casa.
No, non lavrebbe fatto. Non era ancora pronta. Le piaceva quel nuovo Dalmau, modesto,
premuroso con la famiglia, dedito alla sua stessa causa, ma il suo corpo le diceva ancora di non cedere.
No, rispose a Josefa.
Simpegn pi che mai in cucina. Si sforz di imparare da Flix le ricette di quei piatti tipici
catalani con cui si riempivano lo stomaco i repubblicani che affollavano la Casa del Popolo: zampetto
di maiale con le rape, pollo con pisto, lumache allaioli, tutti i tipi di riso, da quello con lanatra a
quello con il baccal, e ancora pernici alla catalana, stufate con aglio e grappa. Ma pi lavorava, pi
cercava di distrarsi dalle sue preoccupazioni, e pi Dalmau insisteva.
Cosa gli prende a tuo figlio? chiese a Josefa. Non ha nessuna intenzione di lasciarmi in
pace?
Be, no, a quanto pare no. Vuoi che intervenga io?
S. Digli che mi dimentichi una volta per tutte.
Oh, no. Io mi riferivo alla possibilit di dargli qualche buona notizia, qualcosa del tipo che
accetti di andare a cena con lui o di fare una passeggiata.
Josefa!
Voglio molto bene a tutti e due, si scus laltra.
Lo sai, il motivo che mi trattiene.
No. Non so nulla.
Se Dalmau lo venisse a sapere...
Se Dalmau lo venisse a sapere, sarebbe orgoglioso di te, linterruppe la donna anziana. E ti
farebbe i complimenti per tutto quello che hai fatto per Julia... e per me, che sono sua madre. Non
essere tanto severa con te stessa, figlia mia. Sei proprio sicura che il problema sia Dalmau? Emma tir
su la testa e socchiuse gli occhi, con lespressione dura che aveva da quando lavorava alle cucine.
Josefa per riprese il discorso da dove era rimasto in sospeso dopo la precedente domanda. E se
invece il problema fossi tu?
Cosa vuoi dire?
Josefa non rispose.
Nel 1908 la crisi economica si aggrav, colpendo soprattutto unindustria importantissima per
la Catalogna: quella del cotone, che ormai da anni si portava dietro problemi di sovrapproduzione e
accumulo di giacenze che il mercato non riusciva ad assorbire, cui si aggiungeva un costante rialzo dei
prezzi del cotone grezzo a livello internazionale, che portava le fabbriche a lavorare in perdita.
Quellanno, inoltre, si verific un calo di quasi due terzi delle vendite nelle Filippine, conseguenza
dello scadere del trattato con gli Stati Uniti con cui le due nazioni si erano suddivise il mercato
transoceanico; e sullindustria catalana pesarono anche i negoziati per un nuovo trattato commerciale
con Cuba, in scadenza nel 1909. Storiche aziende che importavano cotone grezzo fallirono e, al loro
seguito, anche alcune banche commerciali. Fabbriche e societ dintermediazione non riuscirono pi a
sostenere le condizioni di mercato e diventarono insolventi.
Dopo aver cercato nuovi mercati in cui rifornirsi di cotone a basso costo, la scelta cadde
sullIndia, che produceva una materia prima di minore qualit ma che poteva essere mescolata a quella
americana; i grandi industriali del ramo tessile adottarono allora una misura temutissima dalle masse
lavoratrici: la riduzione del personale. Il quaranta per cento degli uomini e il trenta per cento delle
donne impiegate nel settore a Barcellona e nella valle del Ter furono licenziati, mentre chi mantenne il
posto di lavoro si vide ridurre il salario e allungare la giornata lavorativa fino a dodici ore. Il ricorso
alle serrate fu messo in atto da numerosi industriali, che simularono la vendita delle imprese tessili a
fratelli, parenti o prestanome per dichiarare estinti i contratti dei dipendenti, imporre loro condizioni di
lavoro molto pi pesanti e, se non volevano accettarle, sostituirli con crumiri disposti a lavorare a basso
costo.
Unimmensa massa di lavoratori and a sommarsi a quanti gi vivevano in miseria, e le voci di
un nuovo imminente sciopero generale cominciarono a circolare tra i lavoratori, le organizzazioni
politiche e le societ operaie.
La tensione sociale era palpabile. Nellottobre del 1908 i carrettieri di Barcellona proclamarono
lo sciopero, rivendicando i propri diritti. I padroni, le agenzie di trasporti, rifiutarono loro qualunque
concessione, licenziando i dipendenti e sostituendoli con crumiri. La violenza non tard a scatenarsi.
Gli scioperanti uccisero un crumiro, e la polizia reag con aggressivit in difesa dei padroni. Emma
attacc al chiodo il grembiule da cuoca e, con un sospiro di rassegnazione da parte di Flix, si un ai
carrettieri in sciopero, ai giovani barbari e agli operai disoccupati che scorrazzavano armati per la citt
bloccando qualsiasi carro che cercasse di violare lo sciopero.
Il porto e la stazione ferroviaria erano i luoghi in cui si svolgeva pi traffico di merci e,
pertanto, di carrettieri. Emma e i suoi giovani barbari non esitarono e si recarono sul posto. Tra le file
dei repubblicani corse voce che erano stati visti alcuni crumiri nei cantieri in cui si procedeva
allabbattimento degli edifici per creare la futura va Laietana. Dopo vari giorni di sciopero, le macerie
non potevano essere sgombrate e i lavori erano fermi.
Andiamo! ordin Emma ai barbari.
Circondati da edifici mezzi distrutti, con cumuli di rovine e detriti, le brigate municipali si
stavano affrettando a caricare le macerie su tre carri tirati da muli che avevano infranto lo sciopero;
operai, crumiri e animali erano protetti da un distaccamento a cavallo della Guardia Civil e da vari
agenti a piedi armati di fucili. Emma cerc Dalmau con lo sguardo, ma non lo vide. Forse stava
lavorando a unaltra casa, qualche strada pi in su rispetto a quella. Per la sua indecisione uno dei capi
dei barbari la anticip.
Allassalto!
Lo scontro fu brutale. I cavalli non potevano far manovra tra i mucchi di macerie, e qualcuno
inciamp e cadde. Gli scioperanti erano pi numerosi delle forze di polizia, che in pochi secondi furono
tempestate da una pioggia di sassi. Si ud qualche sparo. Emma guid il suo gruppo contro i carrettieri
crumiri che violavano lo sciopero.
Infami! Traditori! gridava, inseguendoli fin quasi a ritrovarsi circondata dal distaccamento
della Guardia Civil, dietro cui quelli erano corsi a rifugiarsi.
Dovette indietreggiare assieme ai suoi, e le loro stesse pietre rischiarono quasi di colpirla.
Attaccate! Attaccate! li esort, piena di coraggio.
Se la cavalleria era poco efficace per via dei cumuli di macerie e degli edifici mezzi distrutti, gli
agenti a piedi pensarono pi a difendersi dalle pietre che volavano sopra la loro testa che non a
prendere la mira e sparare. Intanto gli scioperanti continuavano a crescere di numero a mano a mano
che gli operai dei dintorni si aggiungevano alla lotta per i diritti dei compagni. Mentre alcuni tenevano
a bada la Guardia Civil, altri tolsero il giogo ai muli, che scapparono spaventati; poi rovesciarono i
carri e, sempre armati di pietre, appiccarono il fuoco. A quel punto sarebbe stato meglio cominciare la
ritirata, perch in breve tempo sarebbero arrivati i rinforzi. Emma continuava a scrutare ovunque per
vedere se cera Dalmau, e infine lo vide: si teneva con la schiena addossata a un muro, per proteggersi
dalle pietre degli scioperanti.
Via! sent gridare dalle file degli attivisti. Andiamocene!
Scioperanti e repubblicani obbedirono e se la diedero a gambe, disperdendosi nei viali della
citt vecchia, la stessa che stavano demolendo per accontentare ricchi e borghesi. Finiti lattacco e la
sassaiola, la Guardia Civil si ringalluzz e fece il proprio dovere con i cavalli lanciandosi
allinseguimento degli aggressori. Allimprovviso, Emma si ritrov da sola davanti a un carretto in
fiamme. Concentrata a guardare Dalmau, aveva perso secondi preziosi per scappare, e le guardie che
non rincorrevano gli scioperanti stavano riprendendo il controllo della zona. Emma sent gli ordini
degli ufficiali, gli insulti degli agenti, le promesse di vendetta eterna, e si accucci dietro il carro
facendosi schermo con il fuoco che lo divorava; se lavessero scoperta in quel momento, sarebbero stati
capaci di qualsiasi cosa. Il cuore le si strinse sentendo le grida di dolore di qualche scioperante o
repubblicano che doveva essere rimasto indietro, ferito. Le guardie si stavano accanendo su di loro.
Emma si raddrizz con un balzo.
Cosa pensi di fare, ingenua che non sei altro? Uno strattone al braccio la blocc,
costringendola ad accucciarsi di nuovo dietro il fuoco.
Dalmau era accanto a lei. Perfino in quella situazione, per, Emma cerc di liberare il braccio
dalla sua mano. Lui non glielo permise e la scroll riprendendo a parlare in un sussurro. Vuoi farti
arrestare, e andare a processo in un tribunale militare? Quella  la Guardia Civil, dipende dallesercito.
Prima ti daranno un mucchio di vergate e poi... puoi immagine anche tu cosa farebbero a una donna
come te. Infine, ti condannerebbero a un bel po di anni di carcere.
I lamenti aumentavano via via che gli agenti trovavano gli scioperanti feriti. Alcuni erano
gemiti soffocati, ma non per questo meno terribili. Emma immagin quel compagno che, a denti stretti,
lottava per non concedere alla polizia la soddisfazione del proprio supplizio. Altre grida invece, prive
di ogni prudenza, si levavano strazianti. La Guardia Civil aveva riportato una grave sconfitta, con gli
agenti costretti a manovrare tra mucchi di rovine, e nelle sue file si contavano parecchi feriti per
pietrate in testa. Per questo ora non si sentivano affatto disposti a perdonare.
E cosa vuoi che faccia? replic Emma, che soffriva per quelle grida incessanti. Se avesse
potuto lottare, affrontarli a viso aperto, il sangue e la collera lavrebbero accecata; ma l nascosta,
inerme, si sentiva abbandonata e fragile.
Andiamocene.
Dalmau non le lasci il tempo di decidere. La tir con forza e attraversarono lo spazio che li
separava da una delle case mezze demolite. Udirono alcune grida alle loro spalle. Da quella parte!
Scappano! Prendeteli! Quella fuga era una pazzia, pensava Emma mentre seguiva Dalmau,
saltando pietre e macerie. Attraversarono edifici diroccati con la Guardia Civil alle calcagna, che
intimava loro di fermarsi. Emma credeva che avrebbero continuato a correre lungo una via che si
apriva dove prima cera stata la facciata di una casa, ma allimprovviso Dalmau si ferm. Guard i
piedi di Emma, poi si chin e le tolse una delle espadrillas e la lanci in mezzo alla strada.
Cosa fai?
Infilati qui, svelta. E la spinse dietro un muro solitario che in un angolo nascondeva la botola
di quella che era stata la cantina della casa. Dalmau ed Emma scesero i quattro gradini che portavano al
sotterraneo, mentre i soldati si fermavano sulla via.
L! Ha perso una scarpa!
Fu lultima cosa che udirono prima di chiudersi sopra la testa la pesante botola della cantina.
Non farti illusioni, scherz Dalmau mentre cercavano di abituarsi alla scarsa luce che
penetrava da alcuni fori pensati pi per la ventilazione che non per dare luce alla cantina. Il vino
lhanno portato via prima di abbandonare la casa.
Era una espadrilla quasi nuova, si lament lei.
Si sedettero per terra, con la schiena appoggiata alla parete, ai due estremi della stanzetta. Era
una cantina piccola, che doveva aver contenuto solo quattro o cinque botti.
Non ci troveranno, qui? si preoccup Emma.
Questa  la mia zona di lavoro. Innanzitutto, nessun altro dovrebbe venire qui, e comunque
oggi credo che non lavori nessuno. Come hai visto, la cantina  ben nascosta. Io la tenevo aperta, ma
una volta chiusa  molto difficile distinguerne la botola dal resto del pavimento;  coperta da piastrelle
di ceramica con lo stesso identico disegno del resto della stanza, perfino le giunture corrispondono. Un
buon lavoro; le mattonelle si confondono. Un nascondiglio perfetto per il vino. No, non credo che ci
troveranno. Possiamo restare qui tutto il tempo che vogliamo...
Che sar lo stretto necessario per poter uscire di qui con sicurezza, lo interruppe lei.
Io aspetterei che scenda la notte.
No,  troppo.
Nonostante le ridotte dimensioni del locale, quasi non riuscivano a vedersi. Unombra di fronte
a unaltra. Nientaltro che voci.
Mi odi al punto da non voler restare qualche ora in mia compagnia? Con tutto quello che 
successo quando eravamo...
Non ti odio. Assolutamente.
Allora perch questo rifiuto? So che non hai un altro. Io non spero nemmeno che tu voglia
venire a letto con me, o che tinnamori di me: solo che torniamo a essere amici.
Le voci si trasformarono in respiri, quasi pi udibili delle prime a mano a mano che il tempo
passava. E se invece il problema fossi tu? La domanda di Josefa risuonava nella testa di Emma.
Credi davvero che io meriti questo trattamento da parte tua? ruppe il silenzio Dalmau. So di
aver commesso tanti errori. Ti ho chiesto perdono gi allora, magari non con linsistenza che avrei
dovuto avere, ma le cose sono andate cos. E ti ho chiesto di nuovo perdono in questa tappa della nostra
vita, e se  necessario lo ripeto adesso: perdonami, Emma, per tutto il male che ti ho fatto. Tu per
adesso vivi con mia madre, che ti ama come una figlia e adora tua figlia come se fosse sua nipote. E mi
risulta che laffetto sia reciproco. Allora, perch tanto disprezzo? Perch non possiamo essere amici?
Perch non posso innamorarmi di nuovo di te, pens Emma. Le sarebbe piaciuto ammetterlo,
ma se lo avesse fatto ci sarebbero state altre domande. E alla fine gli avrebbe confessato di essersi
dovuta concedere alla licenziosit di un degenerato, e da l in poi qualunque soluzione sarebbe stata
pessima: Dalmau avrebbe potuto rinunciare a lei, disprezzarla come una volgare prostituta, o al
contrario avrebbe potuto capirla e accettare il suo passato come sosteneva Josefa. Ma come avrebbe
potuto, Dalmau, comprendere le sue azioni, se lei stessa a volte non ci riusciva? Si accorse delle
lacrime che le stavano scendendo lungo le guance. Non trovava consolazione per la sua anima spezzata
quando, notte dopo notte, le immagini della sua umiliazione le torcevano le viscere, e di nuovo le
facevano male la vagina, la bocca, i seni. Ormai stava singhiozzando, ma non le importava. La tensione
dellattacco, la convinzione dessere stata ormai catturata, la fuga... Dalmau. Notava la sua sensibilit a
fior di pelle, le semplici parole che sembravano sfiorarla. Le pareva impossibile poter dimenticare, un
giorno...
Sussult.
Dalmau le stava accarezzando una guancia! Ossessionata dai suoi tormenti e immersa nel buio
della cantina, non si era accorta che lui le si era avvicinato.
Cosa fai?! grid, e gli allontan la mano con un colpo violento. Cosa ti sei messo in testa?!
Emma sembrava totalmente fuori di s. Dalmau aveva creduto di veder splendere i suoi occhi
tra le lacrime e questo laveva spinto a sederle accanto. A quel punto, allora, lui reag gettandosi su di
lei.
Lasciami! si ribell la ragazza.
S, s, acconsent lui in un sussurro, cercando al contempo di tapparle la bocca. Per non
gridare, per quello che ti sta pi a cuore, altrimenti ci scopriranno.
Limpegno con cui cercava di zittirla scaten in Emma una collera irrazionale.
Non dovevi toccarmi! insistette prima che lui riuscisse a chiuderle la bocca.
Mi dispiace, si scus Dalmau, quando ci fu riuscito. Ora si udiva solo il respiro accelerato di
Emma; i suoi tentativi infruttuosi per riprendere a parlare e a gridare si risolvevano in un mormorio
sommesso. Io volevo solo consolarti. Ti ho vista piangere e ho pensato... Sta tranquilla, per favore.
Non avrei mai immaginato che avresti reagito cos solo per una carezza sulla guancia.
Emma per non poteva calmarsi. La bocca, che Dalmau le stava tappando con la mano, era di
nuovo chiusa da uno schifoso strofinaccio di cucina per impedirle di gridare o di chiedere aiuto: cos la
costringeva a volte Expedito. E in quel momento, ancora una volta imbavagliata, in unoscurit che la
turbava, credette di sentire di nuovo il manico duro di qualche utensile di cucina che le sinfilava nel
retto lacerato mentre quel pervertito obeso e unto ansimava di godimento. Si rivolt contro Dalmau con
limpeto che le dava la rabbia, e fin per dargli un calcio nello stomaco che lo fece allontanare.
Non toccarmi mai pi, per tutta la vita! grid, alzandosi.
Fa silenzio, ti supplico.
Va al diavolo!
E nel dirlo spinse verso lalto la botola della cantina e sal i quattro scalini fino al pavimento in
rovina. Non prese nessuna precauzione, ma per fortuna non cerano tracce della Guardia Civil. Osserv
la strada in tutta la lunghezza, davanti alledificio senza facciata, e riconobbe la sua espadrilla a terra.
And a prenderla, se linfil e in tutta fretta si addentr nel dedalo di vicoli della citt vecchia senza
guardarsi indietro, mentre Dalmau affacciato a mezzo busto dalla botola, con una smorfia di stupore sul
viso, scuoteva la testa.
...
.
...
19.
...
.
...
Alla consegna del terzo e ultimo quadro di Dalmau alla Casa del Popolo, Emma non fu
presente. Aveva troppo da fare in cucina, addusse come scusa a Josefa. Il pubblico non fu numeroso, e
la cerimonia non ebbe la stessa risonanza sui mezzi di comunicazione delle volte precedenti, anche se
si trattava dellincendio di un convento di suore, come promesso dal pittore, perci stavolta il contenuto
era molto pi violento, impudico e offensivo rispetto alle altre tele. Don Manuel firm alcuni articoli
durissimi sulla stampa cattolica, ricorrendo senza alcuna moderazione a invettive di ogni tipo contro
Dalmau, a livello sia personale sia artistico, ma fatta eccezione per quelle diatribe lattenzione pubblica
era ormai dedicata ad altri temi.
Barcellona, tutta la Spagna e quindi anche i giornali, i politici e soprattutto gli operai
preferivano occuparsi dei fatti inquietanti accaduti in Nordafrica, nella zona del Rif, dove sorgevano le
enclave spagnole di Ceuta e Melilla. Nel giugno del 1909, in quanto potenza coloniale di quei territori,
il governo spagnolo aveva autorizzato la mobilitazione delle truppe di stanza a Melilla per ristabilire
lordine dopo le violenze e gli attacchi dei cabila, le trib berbere che popolavano la regione. In seguito
a unazione bellica costata parecchie vite umane da entrambe le parti, e nel corso della quale non era
mancata levocazione della regina Isabella la Cattolica e della sua lotta contro i mori, la Spagna aveva
ripreso il controllo del Rif e ottenuto la riapertura delle miniere di ferro sfruttate da grandi impresari
spagnoli, capeggiati dal conte di Romanones a Madrid e dal marchese di Comillas a Barcellona. Per via
delle rivolte, le miniere erano rimaste chiuse e improduttive per almeno nove mesi. Banchieri e ricchi
industriali che difendevano i propri investimenti nelle ferrovie e nel settore minerario del Nordafrica, si
unirono ai militari, sempre eroici e sempre desiderosi di combattere, per forzare la mano al governo di
Madrid affinch prendesse quella prima decisione, che si cerc di far passare come una semplice azione
di polizia anche se giornalisti e politici, e perfino il popolo comune, cominciavano gi a intravedere una
nuova guerra. Sul morale della gente pesava ancora il disastro del 1898, accaduto solo undici anni
prima, quando la nazione aveva perso in modo umiliante le colonie di Cuba, Portorico e Filippine; e nel
caso attuale si aggiungeva anche lincertezza di dover combattere ancora una volta contro il nemico
atavico: i mori. Mille volte pi pericoloso del non andare in Marocco sarebbe landarci, si sentiva
ripetere per le strade e nelle taverne.
La Spagna, immancabilmente superba, aveva negoziato con i marocchini e i cabila con un
atteggiamento di prepotenza, come se fosse stata ancora padrona di quellimpero su cui non tramontava
mai il sole. Le imprese minerarie avevano difeso i propri interessi stringendo un patto con il capo dei
berberi, che aveva attaccato il sultano e ceduto il comando al suo secondo. Questi, infrangendo tutti gli
accordi, aveva fatto insorgere il popolo del Rif contro coloro che sfruttavano e rubavano le loro risorse
naturali. Dal canto suo, il governo spagnolo, tramite lambasciatore in Marocco, rilasciava
dichiarazioni alla stampa estera in cui accusava il nuovo sultano di essere scortese, scorbutico e poco
preparato a governare; lettere di presentazione piuttosto dubbie presso le autorit di un Paese che
avrebbe dovuto prestargli aiuto in tempi dincertezza economica.
Ci nonostante Dalmau ricevette ancora applausi e grida di esultanza, quando scopr la nuova
tela che concludeva la serie, andando a occupare assieme alle altre due buona parte di una parete della
sala convegni e ristorante della Casa del Popolo dei repubblicani. Fu poi invitato a pranzo assieme a
Josefa e a Julia, che nei suoi cinque anni di vita era riuscita ad ammorbidire i lineamenti duri e un po
grossolani ereditati dal padre, pur mantenendo la sfacciataggine della madre.
Mamma non verr nemmeno oggi? si lagn dopo che il cameriere ebbe preso le loro
ordinazioni.
Tua madre ha molto lavoro, tesoro, cerc di schivare largomento Josefa.
Julia apr bocca per replicare, ma Josefa le fece cenno di no con la testa, pazientemente,
chiedendole di non replicare, cos la bambina cedette e si dedic a osservare insolente i commensali dei
tavoli vicini, non senza aver fatto una smorfia di contrariet. I bambini dimenticano in fretta; anche il
dispiacere pi grande svanisce nel giro di unora.  questa la grande virt dellinfanzia: i bambini
vengono al mondo per ridere, per lasciare da parte le disgrazie e tornare subito ai loro giochi e alle loro
fantasie. Eppure perfino Julia riusciva a percepire la tensione esistente tra sua madre e Dalmau. In varie
occasioni si erano trovati a casa insieme e avevano litigato, ed Emma era stata sprezzante. Julia voleva
bene a Dalmau, adorava Josefa e venerava la madre, ma tutto il suo mondo affettivo andava in pezzi
non appena quei due sincontravano. Non aveva mai osato interrogare Emma per non sciupare i
momenti di felicit che vivevano quando lei tornava dal lavoro. E poi, che colpa poteva avere lei? Era
sua madre! Cerc piuttosto di soddisfare la propria curiosit tramite Josefa, che si perse in scuse e
giustificazioni, senza chiarire un bel niente. Perch litighi sempre con mia madre? aveva deciso
allimprovviso di chiedere a Dalmau durante un pranzo domenicale.
Perch le voglio bene.
Julia aveva spalancato gli occhi fin dove glielo permettevano le palpebre. Ma allora, se le vuoi
bene...
Non sono cose da bambini, li aveva interrotti Josefa, sgridando il figlio per la risposta che le
aveva dato.
Le voglio bene, s, aveva insistito lui senza far caso alla madre. Per lei non osa.
Josefa aveva alzato la testa per fissare il soffitto. Gi presentiva quali conseguenze avrebbe
avuto quella stupida dichiarazione damore con Julia come sensale. Conosceva la situazione di Emma.
Ne avevano parlato, ne avevano anche pianto insieme. La ragazza non riusciva a chiudere con il
passato, e quella remora sembrava renderla incapace di amare qualcuno. Pi Dalmau la voleva e pi lei
reagiva imprigionando i propri sentimenti e cercando sfogo nella politica, nelle lotte operaie, nel
disprezzo verso la Chiesa, che ancora incolpava di tutti i mali del mondo. Emma si era radicalizzata e,
ogni volta che si verificava un problema, o che qualcuno si azzardava a organizzare una riunione, lei
era immancabilmente l per dire la sua, a favore o contro. Si sfiniva giorno e notte tra il lavoro nelle
cucine e lattivit rivoluzionaria. Vedeva sempre meno la sua bambina, e Josefa giunse a riconoscere in
lei un riflesso di Montserrat quando era uscita di prigione e le sue parole trasudavano odio per la
societ, per la gente, per la vita stessa. Montserrat era morta, si ripeteva pi e pi volte Josefa con le
lacrime che le scorrevano lungo le guance, e temeva un finale identico anche per la ragazza che di sua
figlia si era considerata sorella.
I presagi di Josefa sulle conseguenze delle parole di Dalmau a Julia non avevano tardato a
realizzarsi. Emma era andata a cercarlo al cantiere delle demolizioni di va Laietana, gli aveva chiesto
un minuto e gliene era avanzato mezzo.
Non dire mai pi a mia figlia che mi vuoi bene, laveva accolto a mo di saluto, senza la
minima discrezione, a pochi passi da dove i colleghi di Dalmau continuavano a lavorare. E nemmeno
che io non oso voler bene a te o qualunque altra stupidaggine possa passarti per la mente. Se non sei
capace di limitare le tue conversazioni con Julia a disegni e bambole, allora  meglio se non la vedi
pi.
Emma...
Niente Emma. Tra noi non c niente e non ci sar mai niente. Continua a divertirti con le tue
vicine e lasciami in pace, capito?
Dalmau laveva fissata con una grande tristezza. Alcuni muratori avevano assistito alla scena in
silenzio.
Hai capito? aveva ripetuto lei. E voi cosavete da guardare! Non avete niente da fare?
aveva gridato ai lavoratori.
Piuttosto che sopportare una donna del genere, meglio metterci una pietra sopra, Dalmau, era
intervenuto uno dei suoi compagni.
Ne troverai ovunque di pi dolci e affettuose, aveva aggiunto un altro, sornione.
Da retta ai tuoi amici, Dalmau! aveva strillato Emma dando una manata in aria, ma senza
voltare la testa affinch nessuno potesse vedere che aveva gli occhi lucidi, e si era avviata verso la Casa
del Popolo.
In Nordafrica, quella che il governo aveva definito eufemisticamente una semplice azione di
polizia si trasform ben presto in ci che tutti avevano previsto: una guerra. A luglio le trib del Rif
attaccarono la ferrovia e uccisero quattro operai spagnoli, mettendo in fuga il resto dei lavoratori, che
scapparono a bordo di una locomotiva con cui arrivarono fino a Melilla. L si organizz unoperazione
punitiva che si concluse con un numero imprecisato di vittime tra i cabila, uccisi dallartiglieria e dal
fuoco delle mitragliatrici, e quattro morti  tra cui un ufficiale  e pi di venti feriti nelle file spagnole.
Dopo questa aggressione contro civili indifesi, il generale di Melilla richiese rinforzi per affrontare il
conflitto.
Le difficolt misero in evidenza ancora una volta, come gi nel caso della guerra di Cuba,
lincompetenza e la presunzione di militari e politici. Dopo secoli di dominio su Ceuta e Melilla, i
militari spagnoli non avevano nemmeno compiuto i rilevamenti topografici della regione: non
conoscevano le caratteristiche fisiche delle zone montagnose che avrebbero dovuto controllare, e non
sapevano nemmeno dove far sbarcare le truppe nel caso in cui fosse stato necessario farlo, lontano dai
porti delle fortezze. La diplomazia, per parte sua, si basava soltanto sullarroganza nei confronti degli
africani e su una mancanza di tatto pressoch assoluta. Davanti alla situazione venutasi a creare nel Rif,
il sultano del Marocco invi a Madrid una speciale missione diplomatica per convincere gli spagnoli a
ritirare i loro effettivi, affermando che le forze marocchine si sarebbero fatte carico di ristabilire
lordine. Tale missione diplomatica speciale fu ricevuta e seguita da un sottosegretario ad interim,
ovvero un funzionario per nulla rappresentativo, che nel caso specifico era lo stesso ambasciatore che
aveva offeso il sultano sui giornali. Prima ancora che la missione rientrasse in patria, le autorit
espressero il loro compiacimento davanti alle truppe spagnole di stanza in Africa per la punizione
inflitta ai berberi.
Tuttavia, indipendentemente da errori e negligenze che si verificarono, la peggior piaga che
infett la guerra dei banchieri  come venne chiamata per via degli interessi economici in gioco  fu
quella dellorgoglio personale e delle invidie interne allalto comando dellesercito spagnolo. Un
difetto che nel corso della storia aveva causato la decadenza della potenza spagnola. Nel luglio del
1909 a Cadice, nel Sud della Spagna, cera un esercito di sedicimila uomini perfettamente addestrati ed
equipaggiati che nel giro di ventiquattrore era in grado dessere pienamente operativo nella zona del
Rif, una volta attraversato lo stretto di Gibilterra. Era stato il generale Primo de Rivera, ex ministro
della Guerra del governo spagnolo, a creare quello speciale distaccamento, prevedendo lo scontro
bellico in Africa.
Ci nonostante il generale Linares, ministro della Guerra allepoca della rivolta del Rif, aveva
trattato con sdegno gli sforzi e la visione del suo predecessore, ignorando le truppe acquartierate presso
Gibilterra sotto il comando del generale Orozco, e aveva fatto ricorso invece ai pochi soldati a
disposizione, e ai riservisti appositamente richiamati alle armi: questi ultimi erano stati congedati
almeno sei anni prima, nel 1903, e credendosi ormai liberi da ogni impegno militare si erano sposati e
avevano messo su famiglia con moglie e figli. La grande maggioranza di essi, essendo catalani,
sarebbero partiti dal porto di Barcellona.
Alla Casa del Popolo, sulla pedana, Emma era seduta a un angolo del tavolo durante una
riunione dei repubblicani; nel salone, in cui erano stati tolti i tavoli del ristorante, gli operai si
ammassavano, furiosi per la misura adottata dal governo di richiamare i riservisti. Lei ascoltava i
discorsi dei dirigenti del partito con le grida di approvazione e i fischi che ne scaturivano.
Di cosa vivranno le nostre famiglie?
Era una delle domande che venivano ripetute pi spesso, interrompendo i discorsi.
Cosa mangeranno i miei figli? domandavano le donne, alcune gridando e alzando il pugno,
altre con le lacrime agli occhi, e la miseria e la morte gi a ronzare loro attorno. La folla esplodeva in
proteste e insulti contro i ricchi che potevano esonerarsi da quella guerra pagando millecinquecento
pesetas, contro le autorit di Madrid e contro la Chiesa, che appoggiava quella guerra come se si fosse
trattato di una crociata.
Erano giovani sui venticinque anni, la stessa et di Emma. Anche meno, pens guardandosi
attorno. Ragazzi che erano stati in servizio attivo, ma che ora avevano moglie e figli. Essere richiamati
significava la fame per i loro cari, perch i soldati non ricevevano paga. Si diceva che il re aveva
proposto di ricompensare i riservisti con due reales al giorno: mezza peseta, ammesso che quello
sfoggio di generosit da parte del sovrano si fosse realizzato. Di cosa avrebbero vissuto le loro
famiglie? Una famiglia con due figli aveva bisogno di almeno centoquindici pesetas al mese solo per
garantirsi la sopravvivenza.
Migliaia di famiglie rovinate. Uomini mandati in guerra allimprovviso, con una preparazione
militare che in teoria dovevano avere, ma che nella pratica non avevano pi ricevuto da tempo per
risparmiare sulle spese, al punto che per buona parte dellanno un reggimento di mille uomini ne
contava in realt non pi di trecento. Cos era lesercito spagnolo: pi generali che ufficiali; pi
ufficiali che soldati. Il fantasma del disastro di Cuba e delle Filippine, con migliaia di soldati morti per
limperizia e la negligenza dei loro comandanti, aleggiava sulla Casa del Popolo e su tutta la Spagna.
Perch non chiamano le migliaia di soldati rimasti fuori dai contingenti negli ultimi anni?
esclam una donna. Loro non hanno moglie e figli. Sono i giovani, che dovrebbero andare in guerra,
non i padri di famiglia.
Il pubblico repubblicano esplose in grida e insulti. Quelli al tavolo si guardarono luno con
laltro. Molti avrebbero potuto rispondere a quella domanda, ma fu Emma ad alzarsi aspettando che la
gente si calmasse. Conosceva la storia e le ragioni di quella decisione tanto ingiusta. Suo zio Sebastin,
quello con cui aveva vissuto da bambina allepoca della guerra di Cuba, non aveva fatto altro che
lamentarsene pi e pi volte, una cantilena che le era rimasta impressa nella memoria: vari parenti che
Emma nemmeno conosceva erano stati chiamati al servizio attivo pur avendo moglie e figli.
Sapete perch hanno scelto proprio i riservisti? prese la parola quando fu sollevata la
questione e i mormorii si furono zittiti. Perch se reclutassero i giovani, quelli rimasti fuori dal
sorteggio della leva negli ultimi anni, i ricchi di questa citt perderebbero molto denaro.
 la stessa cosa successa con la guerra di Cuba! esclam qualcuno.
Emma annu.
La gente torn agli insulti e ai fischi, ma molti presenti chiesero silenzio al grido di Perch? o
Spiegatecelo!
Emma si ricord parola per parola delle lagnanze di zio Sebastin. Ci sono compagnie
dassicurazione che guadagnano un mucchio di soldi facendo s che una persona non sia chiamata al
servizio militare. Se quella persona viene reclutata, la compagnia deve pagare le millecinquecento
pesetas che costa lesonero in moneta sonante. Conoscete tutti il sistema, anche se nessuno di voi ha
mai avuto i soldi per pagare quellassicurazione, disse esprimendo a parole ci che tutti stavano
pensando in quel momento. Se sono i riservisti ad andare in guerra, le compagnie dassicurazione non
pagano niente: i riservisti che rientrano nel servizio attivo non hanno nessuna assicurazione; altrimenti
non sarebbero mai entrati nellesercito e oggi non sarebbero nella riserva. Al contrario, se si
chiamassero tutti quelli rimasti fuori dalla leva, ragazzi che avevano avuto fortuna al sorteggio, le
compagnie dovrebbero pagare tutti i contratti firmati per le famose millecinquecento pesetas, perch
tutti sarebbero chiamati alla guerra, senza eccezione, e sicuramente molti di loro avrebbero
lassicurazione. E questo  un danno economico che gli investitori ricchi di questa citt non possono e
non vogliono affrontare, aggiunse Emma. Loro, i ricchi... e la Chiesa hanno dichiarato una guerra
che ci vogliono vendere come patriottica, ma  solo una scusa per difendere le loro miniere e le loro
ferrovie; s, perch saranno loro con le loro navi a trasportare i nostri uomini dal porto di Barcellona,
facendosi pagare dal governo, e come se non bastasse saranno loro a decidere chi dei nostri, degli
umili, dei miserabili, dovr morire oppure no. Tu! O tu! Forse tu! interruppe il suo discorso indicando
alcuni uomini. E questa macabra scelta non la faranno per patriottismo, ma in base ai loro interessi
economici.
Se qualcuno aveva sperato che il frastuono ricominciasse, si sbagliava. Risuon qualche grido,
certo, e anche un paio dinsulti che cessarono subito di fronte allatteggiamento della maggioranza
degli operai: le parole di Emma li avevano trafitti nel loro amor proprio, annullando la poca dignit di
cui ancora disponevano dopo aver dedicato la vita a fabbriche e laboratori in interminabili giornate di
lavoro in cambio di un salario da fame. Gli uomini non osarono guardare le loro donne e i figli, perch
non avevano parole per esprimere ci che sentivano. Quale onore restava loro per essere riconosciuti
come capofamiglia? Si sentivano burattini mossi dai ricchi, al punto che questi disponevano appieno
della loro vita. Si sentivano come semplici pupazzi. Agnelli mandati al macello. E sapevano che,
assieme alla loro vita, a quella degli operai sottomessi al capitale, se ne andava anche quella dei loro
cari.
Qualche istante dopo, eccoli rumoreggiare di nuovo.
Unimposta di sangue! grid allora Emma dalla pedana.  questo che fanno pagare a noi
poveri, a noi che non abbiamo mezzi: unimposta di sangue. Fece scorrere lo sguardo sul suo
pubblico. Vogliamo pagarla?
Un ruggito assordante usc dalle centinaia di bocche che affollavano la Casa del Popolo.
E allora non la pagheremo! grid ancora Emma con il pugno alzato, esaltata, anche se ormai
nessuno poteva sentirla.
Abbasso la guerra!
Fu questo lo slogan adottato dai repubblicani del Partito radicale, che con quel grido sulle
labbra cominciarono a manifestare per tutta Barcellona, ma soprattutto sulle Ramblas, dove sfilavano i
battaglioni dei soldati e dove sorgeva anche il palazzo del marchese di Comillas, oggetto della collera
dei manifestanti. Limbarco dei soldati della terza brigata inizi l11 giugno. Emma conosceva molti
dei riservisti che sfilavano lungo le Ramblas verso un destino tanto incerto quanto pericoloso: due
camerieri della Casa del Popolo, vari membri delle brigate di giovani barbari e molti altri uomini, padri
di famiglia della sua stessa et, con figli piccoli, che le si erano avvicinati dopo il suo discorso alla
Casa del Popolo. Alcuni avevano cercato di disertare, ma le autorit, previdenti, avevano incrementato
le misure di vigilanza e di controllo su strade, treni, porti e frontiere. Larresto fulmineo di alcuni
disertori e gli sbandierati successi della polizia avevano dissuaso la grande maggioranza dei riservisti
dal lanciarsi in unavventura che, in caso di fallimento, avrebbe causato loro una pena addirittura
superiore allandare in guerra contro i mori. Padri e madri disperati andarono da Emma per chiederle
una soluzione ai loro problemi. Cosa far il Partito radicale? Come ci difender? Dov
Lerroux? Perch non  qui a battersi per i suoi? Abbiamo costruito questa casa perch lui ci aveva
chiesto di farlo.
Lerroux sta tornando dallArgentina, aveva detto Emma cercando di calmare la sua gente.
Non avrebbe potuto giurarlo, ma si diceva che Lerroux avesse deciso di tornare in Spagna
approfittando dellimmunit parlamentare conferitagli dalla nomina a deputato nazionale in
contumacia. Quanto a quel che faremo, vi prometto che sapremo fermare la guerra! Ci riusciremo!
Proclameremo lo sciopero generale. Paralizzeremo il Paese. I nostri compagni di Madrid e di altre citt
sono con noi. Dovranno darci retta. Abbiate fiducia!
Il ricorso allo sciopero generale fu ritenuto il mezzo di pressione pi efficace, ma non furono i
repubblicani radicali a indirlo bens i socialisti, che si affrettarono a piantare la loro bandiera sulle
proteste contro la guerra, mentre i dirigenti radicali si mostrarono pi compiacenti verso il governo di
Madrid. Ci nonostante, sapendo che era la loro base a subire le conseguenze del conflitto, ne
attribuirono la colpa alla Chiesa, a quei cattolici recalcitranti, amici del papa, i cui interessi economici
avevano fatto sollevare i berberi.
A ogni modo, operai da una parte, radicali e anarchici dallaltra, e con questi anche socialisti e
catalanisti, Barcellona si trasform in una polveriera sul punto di esplodere.
Grida, figlia mia, diceva Emma alla sua bambina. Avanti, ripeti con me: Abbasso la
guerra!
Abbasso la guerra! ripeteva Julia alzando il pugno come la madre.
Brava! Bene! Sei gi dei nostri! Josefa e altre donne si complimentavano con la
bambina, come facevano con tutti i piccoli che accompagnavano le madri alle manifestazioni. Davanti
alla durezza con cui il governatore pretendeva dimporre lordine attraverso la polizia, la Guardia Civil,
i colpi sparati in aria e gli arresti, i manifestanti tornarono alle tattiche di un tempo: donne e bambini in
fila davanti agli operai per scongiurare le cariche delle guardie. Emma diventava sempre pi coraggiosa
ed era felice della politica di scontro aperto adottata dai radicali. In pi di seimila erano arrivati a
radunarsi davanti alla Casa del Popolo! Soprattutto, per, guardava con orgoglio la presenza della sua
bambina e di Josefa, che si era impegnata ad accompagnarla quando aveva saputo che Emma voleva
portarla con s. Non vi lascer sole! le aveva detto. E aveva mantenuto la promessa. Lottavano
insieme! Loro erano la sua famiglia, e le aveva al suo fianco. Ormai manifestavano da parecchi giorni
ed Emma era esultante, al punto da concludere rauca ogni giornata. La sera Julia cadeva addormentata,
stanca morta, e Josefa obbligava Emma a tacere e trattenersi dal commentare con lei i fatti del giorno,
quindi le somministrava pastiglie gelatinose che contenevano cloro, boro e cocaina, indicate per le
infiammazioni della gola e indispensabili per oratori e cantanti, come recitava il foglietto illustrativo.
Cantare non canti, ma come oratrice non ti batte nessuno, aveva commentato Josefa con
ironia non appena ne aveva avuto loccasione.
Domenica 18 luglio 1909 non andarono a mangiare con Dalmau. Per quel giorno era stato
programmato un nuovo imbarco di truppe composte in maggioranza da catalani, e Josefa mand a dire
a suo figlio che dovevano prepararsi per il passaggio dei soldati. Anche lei si sentiva rinascere in quelle
rivolte. Percepiva la tensione nella gente e perfino negli edifici. Verso sera cominci la sfilata, non solo
quando attivisti e manifestanti se laspettavano, ma proprio mentre la gente di Barcellona che aveva
ottenuto il diritto al riposo settimanale usciva in strada per cercare un poco di frescura e uscire per
qualche ora da quelle abitazioni che sembravano crollar loro in testa, specialmente in quel luglio
arroventato.
Le autorit civili e militari della citt, nella loro arroganza, continuavano a disprezzare gli
operai, e nonostante gli assembramenti, le manifestazioni e le minacce, invece di aggirare la citt
vecchia per arrivare fino allimbarco condussero i soldati attraverso il centro, dalla caserma del
Bonsuccs allinizio delle Ramblas gi fino al porto. L si trovavano Emma con la sua figlioletta di
cinque anni, Josefa e altre donne che piangevano sconsolate al passaggio dei mariti e che portavano
sulle spalle, come un ulteriore fardello, i figli pi piccoli. Gli ufficiali permettevano alla folla di
stringersi attorno ai soldati. Alcune persone anziane li incoraggiavano, ma la maggioranza della gente
piangeva con loro. Mariti e padri che partivano per la guerra contro i mori e che si lasciavano le
famiglie alle spalle, nella miseria, senza mezzi di sostentamento.
Emma, con la gola serrata, afferr per le spalle Julia, che era davanti a s, e la strinse pi forte
al petto. E a sua volta cerc consolazione in Josefa, stringendosi a lei. Non era il momento di gridare
slogan. La maggioranza delle persone lo cap, imponendo il silenzio a chi voleva urlare. Un funerale di
massa: il dolore di centinaia di donne che consegnavano i mariti al capriccio dei ricchi. Le truppe si
fusero con il popolo. Emma si caric Julia sulle spalle e, con Josefa accanto, si mescol alle file
scomposte dei soldati, circondata da zaini e fucili, unendosi alla processione che continuava la sua
discesa verso il porto. La tensione, trattenuta allo stremo, esplose nel momento in cui limmensa
comitiva si sparse arrivando allampio paseo de Coln, davanti ai moli. E l cerano i barcellonesi. Vi
fu qualche grido dincoraggiamento isolato, quasi timoroso di rompere lincantesimo in cui la
moltitudine stava avanzando; alcuni primi applausi, circospetti, che per non solo non cessarono ma
aumentarono progressivamente fino a tramutarsi in un fragore che fece tremare il porfido della strada.
Emma non poteva applaudire perch con le mani stringeva le caviglie di sua figlia, ma la
piccola applaudiva, e anche Josefa e molte altre donne operaie, quasi tutte con le lacrime che
scorrevano sul viso. Agli applausi si sommarono gli slogan. Abbasso la guerra! Emma sent gridare
sua figlia e le tremarono le gambe. Si riprese e avanz con passo fermo, a denti stretti, scrollando un
po Julia con le spalle, esortandola a far sentire la sua vocetta infantile sopra il trambusto. Era
pericoloso, ed Emma lo sapeva. Come lo sapeva la donna che camminava alla sua sinistra, con un
bambino sulle spalle come lei, e anche la donna che aveva a destra, che teneva per mano un figlio un
po pi grandicello. E lo sapevano tutte le altre che formavano il fronte della manifestazione. Erano
consapevoli del rischio che correvano sia loro sia i loro piccoli, ma erano decise a lottare per fermare
quellingiustizia.
Abbasso la guerra! esplodeva il grido sulla bocca di donne e bambini.
Al molo li attendeva un notevole dispiegamento di agenti armati che, con modi spicci, costrinse
i soldati a separarsi dalle famiglie e a salire a bordo della nave a vapore Catalua. La situazione sfugg
a ogni controllo quando la folla si accorse che, se a loro era stato proibito di andare oltre un certo
punto, una decina di borghesi ricche, invece, signore dellalta societ, tutte vestite di nero come a un
funerale, profumate e ingioiellate, erano intente a distribuire ai soldati medagliette religiose e tabacco
come una sorta di protettrici divine, di inviate da Dio. E questo non fece che irritare maggiormente la
folla. La maggior parte dei soldati gett le medagliette in mare con sommo disprezzo.
Gettateci anche i fucili! si sent gridare.
Che ci vadano i ricchi, a fare la guerra!
La polizia esib le armi per trattenere la valanga di civili che premeva sui moli.
E i preti! Che ci vadano loro a convertire i mori! Che a morire ci vadano i ricchi! O
tutti o nessuno!
A mano a mano che le grida e le minacce sintensificavano, la polizia cominci a sparare in aria
per contenere il tumulto, gli ufficiali affrettarono limbarco, ritirarono la passerella e la Catalua,
carica di riservisti, salp. Familiari e soldati si stavano ancora dicendo addio quando un settore delle
forze di polizia spar in aria per disperdere la folla e un altro gruppo diede inizio agli arresti. Donne e
bambini si ritirarono ai primi spari, ed Emma con loro, finch non ritrov Josefa e le consegn la
bambina. Prenditi cura di lei! disse, quindi si volt verso il molo, inferocita, come se poliziotti,
attivisti e militari stessero aspettando solo lei. And a mettersi in prima fila, circondata da donne che
continuavano a fare da avanguardia degli uomini, e si mise a gridare pi di tutte, sferrando calci e
sputando addosso ai poliziotti che formavano la barriera di contenimento. Un paio di agenti le si
scagliarono addosso, ansiosi di arrestare la Professoressa. La conoscevano bene: si era guadagnata con
il sudore della fronte il diritto di apparire in tutte le liste di elementi sovversivi e rivoluzionari in mano
alle autorit. Emma per non riusc a reagire con prontezza. Cerc di scappare, ma non fece nemmeno
tre passi prima dessere acciuffata. Prov a divincolarsi, chiese aiuto, ma un braccio forte le circond la
vita, impedendoglielo. Un altro poliziotto lafferr per il torace, appoggiandole una mano direttamente
sul seno. Figli di puttana! grid lei. I poliziotti la trascinarono, ormai vinta, verso il molo, dove
ancora si trovavano le autorit e le beghine per i cui bei vestiti e gioielli sarebbero morti i riservisti
catalani.
Allimprovviso, per, si bloccarono.
Lasciatela andare!
A quella voce, Emma sent rinascere in s le forze che sembravano averla abbandonata. Si
ribell contro gli agenti con ancora pi forza. Nuove voci conosciute si alzarono tra gli spari in aria e le
grida della folla. Erano i suoi giovani barbari! Cinque, o forse di pi, agli ordini di Vicen.
Circondarono Emma e i due poliziotti, chiedendo nel frattempo aiuto ai compagni. Tuttavia, i rinforzi
arrivarono dai radicali, che non dovettero nemmeno ricorrere alla forza per liberare Emma dato che i
due agenti indietreggiarono presto verso il molo alzando le mani in segno di resa.
Sempre in mezzo ai guai, scherz Vicen, allontanandosi da l assieme a Emma e ai suoi.
Quello stesso 18 luglio in cui i cittadini di Barcellona si ribellarono contro la partenza delle
truppe, nel Rif ci furono le prime importanti perdite umane. I cabila avevano attaccato a sorpresa
lesercito spagnolo, causando oltre trecento morti. La notizia arriv il giorno dopo tramite un
cablogramma, anche se lesercito avrebbe tardato ancora parecchio a comunicare lidentit dei morti,
ragion per cui madri, mogli e figli dei riservisti cominciarono a patire un calvario tutto loro: quello
dellattesa angosciosa di sapere se uno dei loro cari era tra le vittime.
Emma visse quel tormento in prima persona. Si era rifugiata in casa di Vicen, nel quartiere
industriale di Sant Mart de Provenals, la Manchester catalana. Si trattava di un isolato nel quale le
case si mescolavano con le fabbriche, come in molti altri della zona; perci gran parte dellarea era
occupata da una fabbrica o da un laboratorio artigiano e il resto, in modo caotico, da edifici abitativi
destinati alla classe operaia. Nel caso della famiglia di Vicen, la loro dimora confinava con una grande
fucina che non solo faceva tremare pavimento e pareti a ogni colpo di martello, ma con il calore
sprigionato dai forni sempre accesi aumentava insopportabilmente la temperatura gi afosa di quel
luglio. In quel caratteristico piccolo alloggio costruito per gli operai  case buie poco ventilate, fatte di
una stanza senza cucina e con i gabinetti in condivisione  si accalcavano Vicen, i genitori e la sorella
con un bimbo piccolo il cui marito era stato richiamato come riservista. Elvira, cos si chiamava la
giovane, e il suo pianto ininterrotto da quando il marito si era imbarcato non aveva fatto che aumentare
alla notizia delle prime perdite. Su sollecitazione dello stesso Vicen e di alcuni dirigenti repubblicani
si era deciso che per un certo tempo Emma si sarebbe nascosta nel quartiere di Sant Mart, dato che la
polizia non avrebbe tardato a eseguire i primi arresti. Della cucina non dovrai preoccuparti,
lavevano esonerata i capi. C molto pi bisogno di te nelle piazze. Data lindifferenza del governo
di fronte alle richieste operaie di fermare la guerra, si parlava gi apertamente di uno sciopero generale
nazionale capeggiato dai socialisti. A Madrid, la partenza dei riservisti con il treno di mezzogiorno era
sfociata in una battaglia, con le donne sdraiate sui binari, alcuni vagoni ribaltati e i seguaci di Pablo
Iglesias che si scontravano con la polizia.
Stando cos le cose, Julia rimase affidata a Josefa, ed Emma ai giovani barbari, che le stettero
accanto per tutelarla e non farla arrestare nelle manifestazioni che si succedettero a Barcellona in
preparazione dello sciopero generale. Con Lerroux ancora allestero, i dirigenti repubblicani davano il
loro appoggio allo sciopero, ma in una specie di doppio gioco cercavano di dissimulare il loro impegno
nelle rivolte che scoppiavano nella Ciudad Condal. Se da un lato, inviavano attivisti e affiliati, e
vendevano addirittura loro le pistole nella Casa del Popolo, con pagamento a rate, dallaltro
mantenevano un profilo basso: quello di Emma, con i suoi barbari, gli operai e gli anarchici che, orfani
di organizzazione, si erano uniti alle file dei repubblicani. Sera dopo sera, la folla dei manifestanti si
concentrava in plaza de la Universitat, dove un distaccamento di polizia aspettava pronto a sparare in
aria e a eseguire arresti.
La situazione in citt si aggrav ulteriormente. Le autorit imposero una censura
sullinformazione che impediva alla gente di sapere cosa stesse succedendo in altre parti della Spagna,
e soprattutto a Madrid, ma la cosa non colp pi di tanto la popolazione barcellonese, abituata da
sempre a lottare per i propri diritti.
In pochi giorni si venne a sapere che i cabila del Rif, dopo una settimana di combattimenti,
avevano tagliato le linee di approvvigionamento degli spagnoli. Le autorit censurarono le notizie sul
numero di perdite subite dalle loro truppe, ottenendo come unico risultato che le voci si diffondessero
in taverne e ritrovi, ingigantendo la catastrofe. I riservisti, che avevano sparato al massimo due o tre
volte durante il loro periodo di servizio attivo, anni prima, sbarcavano per essere subito destinati al
fronte, senza alcun riposo o preparazione, per combattere contro i berberi, guerriglieri esperti che
combattevano con ardore per la propria terra e la propria gente.
Le poche notizie che giungevano  assieme allintransigenza delle autorit, che avevano
rafforzato la dissuasione con altri settecento agenti della Guardia Civil, bene armati e a cavallo 
esasperavano ancora di pi gli operai barcellonesi. La loro gente moriva come cani in una guerra
iniziata dai ricchi per difendere i propri interessi economici.
Barcellona in un luglio caldo e afoso: la polvere delle strade non lastricate del quartiere di Sant
Mart si mescolava al sudore della gente, e nemmeno la notte portava un po di frescura a un ambiente
sporco e opprimente. Dopo le manifestazioni, uomini e donne restavano per strada, incapaci di tornare
a rinchiudersi in quei tuguri che avevano per casa. E allora si scioglievano in pianto le emozioni che
sotto forma di insulti e odio si erano rovesciate sulle cariche di polizia. L, davanti a quelle misere case,
gli slogan contro la guerra si trasformavano in gemiti, a volte sordi, a volte acuti e potenti, sempre
strazianti, che uscivano dalla bocca di madri e giovani spose.
Andiamo sulla terrazza, la invit Vicen. Lo sguardo torvo di Emma lo costrinse a spiegarsi
meglio. Magari c un filo daria in pi.
Una volta arrivati sul tetto, in un angolo, lontani da altri vicini che come loro erano saliti a
cercare una brezza inesistente, Vicen ci prov. Emma sapeva che lavrebbe fatto; gi da un po il
ragazzo distoglieva da lei uno sguardo lascivo. Cerc di baciarla. Lei lo respinse: lo fece con dolcezza,
sebbene ancora una volta una sensazione di nausea e sporcizia lavesse invasa con forza davanti alla
mera possibilit di una relazione. Non sopportava lidea del contatto, delle labbra e della lingua di
Vicen, delle sue mani sui seni... Le si rivolt lo stomaco e un fiotto di bile le sal alla bocca.
No, ti prego, lo supplic davanti allinsistenza del capo dei barbari, allontanandolo di nuovo.
Perch no? domand lui. So che non stai con nessuno. Lasciati andare. Divertiti un po.
Non stava con nessuno, era vero. Dallultima lite con Dalmau non aveva pi saputo niente di
lui. Non sapeva perch le fosse venuto in mente Dalmau proprio in quel momento, dato che non stava
pi con lui da molti anni. Forse perch sentiva di aver esagerato. S, sicuramente era per quello. Le
mani di Vicen sui suoi fianchi la riportarono alla realt. Lasciarsi andare? Divertirsi? Si era parlato
molto di lei; ci nonostante, non era sua intenzione confessare a Vicen gli orrori che aveva dovuto
subire nelle maledette cucine della Casa del Popolo.
Per favore, insistette. Ti apprezzo molto, Vicen, ma non voglio. Non voglio.
Il ragazzo schiocc la lingua e la lasci andare. La gente muore, disse poi, alzando un dito
per dirle di ascoltare i pianti che salivano dalla strada. Dovremmo godere di quello che abbiamo.
Siamo giovani. Se cambi idea, sai dove trovarmi.
Emma si limit ad annuire.
Luned 26 luglio, a Barcellona ebbe inizio lo sciopero generale. Come previsto, alle cinque del
mattino Emma part con altri per convincere gli operai a interrompere il lavoro e bloccare le fabbriche.
Le donne, adorne di nastri bianchi, diventarono gli elementi pi attivi, se non addirittura i pi violenti.
Chiudete! disse Emma affrontando, assieme a un paio daltre donne, gli operai di una
fabbrica di biscotti che si rifiutavano di unirsi allo sciopero.
Andate a farvi fottere! le rispose uno.
 a questo che servite! le prese in giro un altro.
Abbiamo il tempo per una sveltina!
Una donna gli mostr un grosso bastone che teneva nascosto dietro la schiena e che lev alto
sopra la testa, mentre unaltra lo minacci con un coltello. Gli uomini arretrarono. Emma invece non
era armata. Aveva cercato di recuperare la sua pistola, con cui non aveva ancora mai sparato, ma Josefa
glielaveva impedito con la stessa argomentazione di sempre: Julia. Battiti con uno sbirro se
necessario, ma non sparare a nessuno, le aveva consigliato. Cos lei non aveva nemmeno un bastone,
ma questo non le imped di andare in aiuto alle altre due donne scagliandosi contro gli operai del
biscottificio.
Fermi tutti! disse un uomo frapponendosi tra le donne e gli operai. La situazione si calm un
po, il tempo necessario affinch il nuovo venuto potesse spiegarsi. Non serve insistere, disse alle
donne. E non serve nemmeno che voi vi opponiate allo sciopero, aggiunse rivolgendosi ai lavoratori.
Il padrone ha deciso di chiudere la fabbrica.
Lo stesso accadde in tutta la cintura industriale di Barcellona. Molti operai aderivano allo
sciopero, ma parecchi industriali decisero di chiudere fabbriche e officine: alcuni per paura, sapendo
che non cerano forze di polizia sufficienti a controllare la situazione, altri perch sinceramente solidali
con la causa pacifista e desiderosi di porre fine alla guerra in Nordafrica.
Avendo domato la grande industria in una sola mattinata, Emma e le sue compagne si diressero
verso il centro di Barcellona dove, nonostante le istruzioni della Guardia Civil e la promessa di
difendere negozianti e piccoli commercianti, questi ultimi si sottomettevano alla serrata a mano a mano
che Emma e le sue compagne suggerivano di farlo: ben pochi osarono discutere lordine.
Vinceremo, comment Emma con le donne che laccompagnavano. Ne conosceva alcune
perch membri del partito, altre invece non le aveva mai viste: tuttavia, erano lavoratrici e operaie
piene dentusiasmo. Abbasso la guerra! grid alzando il pugno.
Lo slogan repubblicano fu ripetuto in coro da una moltitudine di gole, molte di bimbi e
ragazzini in vena di schiamazzi, che si univano al passaggio di un gruppo di scioperanti sempre pi
numeroso. Qualcosa di simile accadde anche nel resto della citt vecchia, con la notizia del trionfo
dello sciopero nei sobborghi che passava di bocca in bocca; si formarono quindi alcuni gruppi di
rivoluzionari, per quanto in certi casi guidati da semplici delinquenti che volevano approfittare del caos
o da note prostitute come quella che, a capo di una banda composta sia da uomini sia da donne, diffuse
il terrore nei caff e nei locali dintrattenimento del Paralelo che si rifiutavano di chiudere.
Emma and a mangiare alla Casa del Popolo, dove si pianificavano le azioni, senza dimenticare
di passare prima da calle Bertrellans per coccolare un po la figlia, che le abbracci le gambe tra risate
e strilli.
Questa sera  convocata una manifestazione davanti alla capitaneria generale, disse a Josefa
mentre abbracciava la piccola. Va a giocare in camera, esort la bambina dopo averle dedicato per
un momento tutta la sua attenzione. La bimba obbed, ma solo dopo una spintarella alla schiena da
parte della madre. Non mi porter Julia... cominci a dire prima che Josefa potesse parlare.
Non sai quanto mi tranquillizzi questa decisione. Non scenderemo in strada, rester io con
lei.
Bene. Le cose si stanno mettendo male. Stavolta  diverso, Josefa, si percepisce in strada, tra
la gente, nellaria, la tensione... Ne ho parlato con altre compagne e tutte abbiamo preso la stessa
decisione. Lasci passare qualche secondo, mentre entrambe si distraevano sentendo la bambina
parlare con la sua bambola. Ora, per, vorrei che mi dessi la pistola, disse Emma, sciupando
lincanto. Tuttavia, nemmeno quella volta la ottenne. In strada sono in molti a sparare, insistette a
mo di spiegazione.
Ma se non la sai usare! la prese in giro Josefa. Ascolta, disse, zittendo il tentativo di Emma
di lamentarsi e discutere. Dichiareranno lo stato dassedio, come nel 1902, e tutti quelli che verranno
arrestati in possesso di unarma saranno giudicati secondo la legge marziale. Non correre questo
rischio.
Emma sospir.
Non ti sei ancora trovata un buon bastone? cerc di farle animo Josefa.
Gi davanti alla Casa del Popolo gli scioperanti si scontrarono con la Guardia Civil che
proteggeva le linee del tram, schierandosi sempre dietro le donne e alcuni bambini a mo di scudo
umano. Ci furono alcuni feriti per colpi darma da fuoco, tra cui una bambina. Emma vide la madre
della piccola, unattivista repubblicana che lei conosceva, correre tenendola in braccio e gridando aiuto.
Il pallore contrastava con il sangue che usciva dalla ferita della bambina, ed Emma pens che quello
era sangue innocente, pi liquido e brillante del sangue che perdevano gli altri feriti. Fece per aiutarla,
ma un gruppo di uomini circond la madre e si fece carico della piccola.
Fate correre la voce tra le madri, ordin poi Emma ai giovani barbari. Che non portino pi
agli scontri i figli piccoli.
I capi lo sanno? volle mettere in discussione lordine uno di loro. I dirigenti del partito,
voglio dire.
Tu vedi qualche dirigente da queste parti? gli rispose Emma, sarcastica.
Non cera nessuno a capeggiare la rivolta.
Come Josefa aveva previsto, a mezzogiorno il capitano generale dichiar lo stato dassedio a
Barcellona. La Casa del Popolo fu chiusa, e anche molti altri circoli e associazioni. A quel punto gli
operai e i delinquenti comuni che si erano mescolati agli attivisti politici presero dassalto le caserme: i
primi per liberare i compagni detenuti, i secondi per dare fuoco agli archivi e ai casellari giudiziari,
eliminando i loro precedenti penali. E in certi casi ci riuscirono. Si contarono altri morti, per esempio
durante la manifestazione indetta per quella sera davanti alla capitaneria generale nel paseo de Coln,
di nuovo con le donne in prima fila. In compenso si videro pochissimi bambini piccoli, e furono altre
donne a sostituire le madri con i figli che si spostarono nelle ultime file. Emma tenne sempre il pugno
alzato, come molte altre compagne, e chiese a gran voce la fine della guerra in Nordafrica e il ritorno
dei riservisti, finch le forze di sicurezza non aprirono il fuoco. La polizia cont alcuni feriti, non pi di
tre; gli scioperanti contarono parecchi morti.
La situazione era fuori controllo per tutti. Lesercito, quasi millecinquecento uomini, era
composto in parti uguali da ufficiali e soldati, e non aveva ricevuto altro ordine se non quello di
controllare gli edifici amministrativi. La sicurezza pubblica restava quindi nelle mani di un migliaio di
effettivi della Guardia Civil e di un altro migliaio di poliziotti, con ogni evidenza insufficienti ad
affrontare le decine di migliaia di operai che si erano impadroniti delle strade mentre il resto dei
cittadini si chiudeva in casa come se il problema non li riguardasse. I politici, soprattutto repubblicani,
presero le distanze da un movimento che non potevano dominare, perci la massa operaia, eccitata,
furibonda, sconvolta dalla guerra e dai morti in citt, rispose agli ordini degli attivisti pi radicali, che
innanzitutto decisero di isolare Barcellona tramite barricate, posti di controllo e interruzioni di strade,
binari, telefoni e telecomunicazioni.
Lo sciopero generale, nato per chiedere la fine della guerra, sembr avviarsi verso una vera e
propria rivoluzione, capace di far cadere il governo e perfino il re. Viva la repubblica! gridavano gi
parecchi insorti.
Quella sera, la prima sera della rivoluzione, nel Poblenou i repubblicani ebbero modo di
rivolgere la loro collera contro il nemico atavico, responsabile di tutti i mali della societ, e che i loro
dirigenti avevano incolpato perfino della guerra: la Chiesa. Sul far della notte fu appiccato il fuoco a un
collegio dei fratelli maristi: si trattava di unistituzione generosamente sovvenzionata da laici ricchi con
cui n i repubblicani n i sindacati potevano competere, per cui listruzione dei bambini di classe
operaia era nelle mani di religiosi che inculcavano loro lidea che dovevano accettare la propria classe
sociale come espressione di un disegno divino, rinunciare alla libert e umiliarsi e sottomettersi
pacificamente ai privilegiati, il tutto a fronte della promessa di un mondo migliore dopo la morte. Oltre
al collegio, e senza che le forze dellordine facessero niente per impedirlo, furono date alle fiamme
anche la chiesa e la biblioteca.
...
.
...
20.
...
.
...
Dalmau si nascose tra la folla per non farsi scorgere da Emma, che capeggiava la rivolta
assieme ad altri radicali e giovani barbari. La vedeva esultante, infiammata, allegra, viva, e non voleva
che la sua presenza turbasse quella felicit o le provocasse un moto di fastidio. Erano davanti al
collegio degli scolopi, una delle maggiori istituzioni di Barcellona situata sulla ronda de Sant Pau nel
quartiere di Sant Antoni. Per quanto sembrasse impossibile, la folla voleva dar fuoco allenorme
edificio. Intorno a Dalmau le persone discutevano appunto se provarci oppure no. Lui tenne per s la
convinzione che, se a capo della rivolta cera Emma, certamente lavrebbero fatto. La osserv da una
certa distanza, oltre le teste della gente: correva da una parte allaltra, sprizzava energia, autorit...
sensualit. Emma non aveva perso le forme voluttuose che avevano indotto Dalmau a ritrarla nuda, e
lui aveva fatto mille congetture su chi gli avesse rubato quei disegni. Il ricordo dellumiliazione della
ragazza quando si era scoperta oggetto della lascivia di sconosciuti riport Dalmau allepoca in cui
aveva insegnato nelle aule di quellistituzione religiosa, dando lezioni serali di disegno agli operai
poveri, per onorare il patto stretto con il maestro che aveva fatto uscire sua sorella dal carcere. Quando
poi Emma aveva frequentato le lezioni di catechismo al posto di Montserrat, questultima, ormai libera,
glielo aveva rinfacciato nel momento peggiore, mentre era in strada e con le spalle alla barricata e a una
mitragliatrice, tramutandosi in un bersaglio fin troppo facile. La vita di Dalmau da allora aveva
imboccato una brutta china, e ledificio degli scolopi simboleggiava tutto ci che lo aveva indotto alla
rovina affettiva, morale e persino economica. Voleva vederlo bruciare: pi lo osservava, e pi se ne
augurava la distruzione. Era ormai tempo di far espiare alla Chiesa i suoi peccati e la bassezza di
persone come don Manuel Bello. Il fuoco doveva compensare tutto il male inflitto alla classe operaia
dai sacerdoti che agitavano le bandiere dellinganno, della colpa e della paura, e che si approfittavano
della fame e del bisogno dei pi umili per costringerli, come avevano fatto con sua madre, ai pi tristi
compromessi, alla resa spirituale in cambio di un tozzo di pane e di un mazzo di verdure.
A ventisette anni, Dalmau aveva gi accumulato ogni genere di esperienza di vita: il successo e
il riconoscimento; la pubblica umiliazione; il dolore e la miseria; la speranza e lamore. Ora, per, da
quando erano finiti i lavori per il Palau de la Msica, si era liberato dal turbinio artistico che animava
quel cantiere ed era passato al lavoro manuale, alla demolizione di case, con lunico compito di tirar
gi muri e caricare le macerie su un carro tirato da muli. Il mondo della ceramica continuava a essergli
precluso da quando don Manuel aveva iniziato la crociata contro di lui e laveva fatto finire in tutte le
liste nere di cui avesse notizia, in modo che nessuno gli desse pi lavoro in quel campo. Inoltre, le
opere moderniste ancora in costruzione erano ormai poche: tre dirette da Gaud  la Pedrera, la Sagrada
Familia e il parco Gell  e una, lospedale de la Santa Creu i Sant Pau, di Domnech. In ognuno di
quei cantieri il lavoro gli era stato rifiutato dopo che aveva dovuto lasciare lincarico al Palau.
E neppure dipingeva; tuttal pi, di quando in quando, tracciava un ritratto al carboncino per
qualche conoscente che voleva immortalare il figlio o un amico. Alcuni lo pagavano dandogli pochi
centesimi, altri con un paio di uova o un po di pane, e i restanti lo ringraziavano con belle parole e
poca vergogna; in ogni caso, Dalmau considerava quei piccoli lavori artistici come unaltra
manifestazione dellimpegno sociale a cui si era dedicato realizzando i quadri per la Casa del Popolo.
Insomma, dopo le sfuriate di Emma non aveva pi voglia di dipingere.
Era come se il corpo gli si fosse svuotato. Non creava, non immaginava, non fantasticava, e le
ore scorrevano sui binari di unabitudine che alla fine lo riportava a desiderare lamore perduto, a
rivivere limmensa felicit di cui aveva beneficiato in quei tempi in cui tutto era meraviglioso. Lira
perpetua di Emma lo disorientava.
Faceva mille ragionamenti nel tentativo di spiegarsi quel rancore inesauribile: doveva pur
esserci un motivo per quellatteggiamento, una ragione che andasse oltre la morte di Montserrat e lo
scandalo dei nudi, oltre la sua incapacit di insistere dopo la rottura, oltre il non averle chiesto perdono,
non averla supplicata... Tutto quel risentimento, agli occhi di Dalmau, non aveva senso. Non ne aveva
affatto.
E invece s, che ce lha, gli aveva risposto Josefa un giorno in cui lui le aveva posto la
questione.
Io proprio non lo capisco!
Non devi capire niente, figlio. Le cose stanno cos e basta.
 colpa mia?
La madre non aveva voluto rispondere.
Dalmau laveva incalzata: Mamma, non ti chiedo di rivelarmi i segreti di Emma, ma solo di
dirmi se  colpa mia.
No, aveva dovuto ammettere Josefa. Non  colpa tua.
E adesso era l, lontano, con lo sguardo fisso su Emma, a incoraggiarla in silenzio ad appiccare
il fuoco a quelledificio. Dopo lincendio ai maristi di Poblenou, i dirigenti repubblicani avevano
definitivamente preso le distanze dallo sciopero e dalla rivoluzione che le masse esigevano, lasciando
gli operai senza guida. Ci nonostante, quella mattina, qualcuno  nessuno sapeva chi  aveva diramato
lordine di bruciare tutti i conventi, i collegi religiosi e i luoghi di culto di Barcellona: finalmente lira
del popolo colpiva la Chiesa in modo concreto.
La conoscenza vi render liberi!
Il famoso motto progressista torn a riempire le bocche dei repubblicani che si trovavano
davanti al collegio degli scolopi di Sant Antoni. Dalmau trem di emozione vedendo che Emma, con il
braccio alzato, esortava i suoi barbari alla lotta. La conoscenza vi render liberi! Tutto era pronto per
incendiare quel grande centro distruzione che ospitava duemila alunni.
Lo bruciano! si sent dire tra la folla. La certezza dellimminente distruzione eccitava i
cittadini che assistevano allevento. Lincendio delledificio dei maristi al Poblenou non sarebbe
rimasto un fatto isolato. Gi bruciava la chiesa di Sant Pau del Camp: il denso fumo nero che si alzava
sopra i tetti delle case ne era la chiara dimostrazione, e si mormorava che anche nei rioni e nei
sobborghi che circondavano la grande citt stessero ardendo molte propriet della Chiesa.
A Sant Antoni i rivoltosi avevano preso dassalto una vicina armeria, procurandosi una grande
quantit di fucili, pistole e munizioni. Con i consigli di Josefa in mente, e limmagine di Julia nel cuore,
Emma rifiut larma che le venne offerta. Erano anche state formate delle barricate in tutte le strade
vicine, che tuttavia si rivelarono inutili quando, incomprensibilmente, un drappello della Guardia Civil
che sorvegliava il collegio degli scolopi si ritir, lasciando campo libero agli incendiari.
Lodio di Dalmau contro la Chiesa, i preti, i frati e le monache era sul punto di trovare sfogo
proprio l, per mano di Emma e al ritmo delle urla sempre pi selvagge dei suoi compagni. Cerano
molti operai rivoluzionari, donne, bambini e ragazzi; erano un esercito: agitati, alterati, persone di ogni
genere, dai trinxeraires ai delinquenti, e tutti aspettavano lordine definitivo per attaccare ledificio.
Ancora pi numerosi erano i curiosi che contemplavano lo spettacolo: si contavano a migliaia, sparsi
nelle strade o affacciati da tetti e balconi delle case vicine; molti erano comuni cittadini, abitanti del
quartiere, che spesso avevano potuto godere per i propri figli dellistruzione gratuita impartita dagli
scolopi. I religiosi forse si sarebbero aspettati da loro una certa protezione, una certa solidariet, che
tuttavia non vi furono.
Sei tu il pittore? Nella confusione, Dalmau non ud la domanda finch un uomo non lo
stratton per il braccio. Ma s che sei tu, certo!
Di cosa sta parlando?, si chiese Dalmau.
Ehi! url un altro cercando di attirare lattenzione di quelli che li circondavano. Ehi!
Guardate! Il pittore dei quadri della Casa del Popolo dove bruciano chiese e preti, come diceva
Lerroux.
E diceva anche di alzare le gonne alle monache! aggiunse un terzo uomo ridendo.
Ebbene, ora potremo fare entrambe le cose! sinser una voce di donna.
La gente cominci a dare pacche sulle spalle a Dalmau, mentre il primo che lo aveva
riconosciuto lo trascinava verso il luogo in cui erano radunati i capofila degli incendiari, tra cui Emma.
Dalmau? si sorprese lei, avvicinandoglisi subito.
Lui annu, stringendo le labbra come per dirle che non voleva disturbare con la sua presenza,
mentre luomo che laveva condotto l continuava a ripetere che Dalmau era il pittore dei quadri della
Casa del Popolo. Molti si avvicinarono e fecero capannello intorno a lui.
Questo giorno  tuo, sussurr Dalmau a Emma, evitando di farsi troppo vicino al suo
orecchio per non infastidirla, nel timore che potesse reagire con violenza come aveva fatto nella cantina
della casa demolita. Non vorrei essere io a rovinartelo.
Emma annu, a labbra strette, soppesando le parole di Dalmau, finch, per la prima volta dopo
molto tempo, sorrise. Lo stesso sorriso franco e aperto di tanti anni prima.  il nostro giorno,
Dalmau, lo corresse. Tu hai dipinto quei quadri. Guarda la gente: ti acclama. Hai fatto un gran
lavoro. Sei stato generoso, molto generoso, e hai offerto la tua arte al popolo. Pochi artisti della tua
levatura sarebbero capaci di un simile gesto.
Lui rimase senza fiato. Quella Emma era molto diversa dalla donna che negli ultimi tempi gli si
era avventata contro, gridando e coprendolo dinsulti; ora era allegra, euforica, gli rivolgeva parole
cariche di affetto... addirittura di ammirazione!
Emma indovin i pensieri di Dalmau. Poteva leggerglieli sul volto. Lei stessa si sentiva ormai
vicina agli obiettivi per i quali lottava da anni: sconfiggere la Chiesa e bruciarne le propriet. Ed ecco
che se lo trovava l, tramutato in una sorta di simbolo della lotta operaia, della sua stessa lotta. Sapeva
da Josefa della vita frugale che Dalmau conduceva, sapeva che non dipingeva pi, che sembrava essersi
esaurito con quei famosi tre quadri donati alla causa. Eppure tutti lo acclamavano. Quella
contraddizione le provoc un brivido su cui non volle indagare oltre.
Cosa aspettate a bruciare tutto? chiese Dalmau interrompendo le sue fantasticherie.
Lo faremo subito, non appena ci assicurano che, dopo la ritirata della Guardia Civil, le
barricate sono di nuovo in funzione.
Ti rendi conto che in questo rogo brucer anche un pezzo del nostro passato? continu
Dalmau. Proprio quello in cui la Chiesa ha avuto un potere su di noi, e ci ha rovinato la vita.
Emma parve voler rispondere, invece tacque.
Il fuoco purifica, insistette Dalmau.
Alle due del pomeriggio, lassalto ebbe inizio. Gruppi di ragazzi si lanciarono contro le varie
porte del collegio e accesero fuochi per bruciarle, mentre altri salivano alle stanze dei piani superiori e
lanciavano i mobili in strada. I rivoltosi li raccoglievano immediatamente per alimentare i fuochi,
obbedendo agli ordini di uno tra i pi noti delinquenti della citt. Dopo un certo tempo dallinizio
dellincendio, il capitano generale della Catalogna giunse in soccorso ai religiosi e si present di
persona al comando di cinquanta soldati di fanteria e dodici di cavalleria. Senza incontrare la minima
opposizione da parte dei rivoltosi, che non si erano prefissati di aggredire direttamente i religiosi,
attravers il cortile sino al convento dove si trovavano cinquanta padri scolopi ormai quasi circondati
dalle fiamme.
Dalmau li vide uscire in fila indiana, dietro il capitano, al cui fianco camminava padre Jacint,
che dun tratto si ferm e gli lanci uno sguardo colmo dodio. Il militare ne fu sorpreso e si ferm a
guardarlo a sua volta. Il religioso gli indic Dalmau con gesti inconsulti poco appropriati per un uomo
che aveva sempre cercato di agire con moderazione, e il pittore cap che stava parlando dei quadri della
Casa del Popolo; il capitano ascolt annuendo, senza togliergli gli occhi di dosso.
Viva la Repubblica! grid uno dei giovani barbari, rompendo lincantesimo di quellattimo
sospeso nel tempo.
Il gruppo di religiosi e soldati si rimise in marcia. Dalmau cerc con lo sguardo Emma vicino ai
fal e si parlarono in silenzio: padre Jacint non aveva visto la ragazza, ma quanto a Dalmau non cera
dubbio che da quel momento in poi sarebbe stato indicato come uno dei principali responsabili
dellincendio. Emma lo premi con un sorriso, quindi alz il pugno e grid qualcosa che Dalmau, nel
fracasso generale, non riusc a udire. Lui le rispose alzando il pugno a sua volta, gesto al quale si
unirono le persone intorno, che poi acclamarono la repubblica e lanciarono insulti alla Chiesa. Il fuoco
ruggiva, e anche Dalmau. Quella era la sua vittoria, sua e del popolo.
I sacerdoti furono portati via su alcuni carri e i soldati rientrarono in caserma, anche se
qualcuno abbandon la colonna in marcia per mescolarsi alle migliaia di persone che osservavano
quello che sembrava ormai uno spettacolo dantesco di fuoco e fumo nero. Pur avendo a disposizione
truppe ben armate e addestrate, il generale Santiago non fece nulla per trattenere gli incendiari, e si
comport nello stesso modo in ogni altra simile occasione in tutta Barcellona e nei dintorni: la forza
pubblica, quando non restava inattiva, dava priorit alla difesa delle banche pi che delle chiese.
La Escola Pia de Sant Antoni bruci per due giorni interi.
Emma, per, non rimase sul posto pi di due ore. Chiam i suoi barbari, attravers la strada e,
con il loro aiuto, appicc il fuoco anche al collegio per i bambini poveri.
Anche questo? Dalmau sent che un barbaro chiedeva spiegazioni a Emma. Qui vengono a
studiare i figli dei poveri senza pagare la retta, insistette luomo.
E proprio per questo dobbiamo bruciarlo. Nessuno dei nostri dovrebbe studiare con i preti ed
essere educato alle loro dottrine, soprattutto i bambini piccoli, che sono facilmente influenzabili.
Attraverso i figli, i preti conquistano le madri, e da l si arriva presto alla perdizione degli operai.
Bruciate tutto!
Dalmau, confuso nel gruppo di barbari, approvava le ragioni di Emma. Ricordava bene gli
elementi di dottrina che padre Jacint aveva tentato dinculcargli nel luogo che ora bruciava alle sue
spalle in un rogo terrificante. Ricordava anche il sorprendente rifiuto di Emma quando lui le aveva
sfiorato le natiche con due dita mentre passeggiavano per la ronda de Sant Antoni, proponendole di
trovare un posto adatto per fare lamore. Le parole della ragazza, parole di tanti anni prima a cui
Dalmau non aveva pi pensato, gli tornavano ora in mente come se le avesse appena udite: Qual  il
sesto comandamento? gli aveva chiesto Emma, prima di proseguire senza attendere risposta. Non
fornicare. Cosa impone questo comandamento? Di essere puri e casti in pensieri, parole e opere. Dopo
aver enunciato gli insegnamenti delle monache, aveva spiegato: Ascolta, lira si vince controllando il
cuore. Facile, no? E linvidia soffocandola nel petto; a volte resta l. Per la lussuria si vince
rifuggendola, non cos. Ogni insegnamento impartito da preti, monache e frati aveva uno scopo
repressivo. La libert e il libero arbitrio erano cose buone per laldil, quando la morte aveva gi fatto
strage della persona. E quegli insegnamenti, offerti insieme alla seduzione di un pane che a casa spesso
non bastava, potevano plasmare in qualsiasi direzione le menti pure e innocenti dei bambini.
La conoscenza vi render liberi! grid qualcuno nel gruppo dei barbari.
Dalmau, risucchiato nella scia dei rivoltosi, si un al trambusto di chi si dirigeva al collegio per
bruciarlo. Lesaltazione, moltiplicata dalle grida e dagli spintoni della folla, lo convinse ancora di pi
ad accanirsi su un edificio la cui unica funzione era quella di compiacere gli interessi dei potenti
ammaestrando uomini e operai alla sottomissione.
Tu no! sintromise Emma, che lo prese per un braccio e lo costrinse a fermarsi mentre gli altri
attaccavano le porte e le finestre del collegio.
Perch? Che dici? si rivolt Dalmau. Questa lotta  mia quanto vostra, non lo capisci?
S, s, s! tent di tranquillizzarlo lei. Ma hai visto che gli scolopi ti hanno riconosciuto e
segnalato. Ti daranno la caccia, Dalmau. Non devi pi farti notare. Non devi offrire loro altre prove per
accusarti. Dovresti nasconderti o, meglio ancora, fuggire. Gi molti dei nostri si sono rifugiati in
Francia.
Emma, questo  il nostro trionfo.
Le fiamme degli incendi e delle torce con cui si appiccava il fuoco gi lambivano i muri del
collegio per i bambini poveri. Emma dovette alzare la voce per farsi sentire sopra le grida di giubilo di
incendiari e spettatori.
Dalmau! gli url allorecchio. Non devi prendertela, ma ti cercano e ti odiano: padre Jacint,
don Manuel, tutti i reazionari che hanno letto dei tuoi quadri sui giornali, e ora persino il capitano
generale. Non ti daranno tregua, vedrai. Probabilmente stanno gi organizzando la tua cattura. Per
questo, la tua presenza qui mette in pericolo molte persone di cui sono responsabile; non posso correre
questo rischio. Dalmau sussult ed Emma si mise a ridere. Non ti saresti mai immaginato di trovarti
in una situazione del genere, vero? Ora ti credono pi rivoluzionario di me. Noi siamo solo una squadra
dincendiari come tante altre che girano per Barcellona in queste ore, e hai visto che ci lasciano fare, i
soldati si ritirano; tu, invece, con i tuoi quadri e i tuoi discorsi nella Casa del Popolo, ai loro occhi sei
diventato un capo, listigatore della rivolta.
Ma...
Non voglio che ti arrestino, lo interruppe Emma supplicandolo con lo sguardo. Devi
scappare, nasconderti. Non puoi tornare a casa tua, e nemmeno andare da tua madre.
E lei?
Lei  gi nascosta con la bambina a casa di alcuni vecchi amici, lo tranquillizz Emma.
Arresteranno quante pi persone possibile, Dalmau. C lo stato dassedio. Devi scappare! Fuggi in
Francia senza perdere altro tempo. Se decidi di farlo, il partito ti aiuter.
Sono disposto ad andarmene solo se voi venite con me: tu, la bambina e mia madre.
Emma tacque per qualche secondo, con lo sguardo fisso negli occhi di Dalmau, le labbra e le
mascelle serrate per scongiurare qualsiasi tremito. Quella vista infiamm Dalmau, che dovette sforzarsi
per non abbracciarla: era sporca di fuliggine in vari punti, dove la cenere si mescolava al sudore, sulla
fronte, sul viso e sul corpo, ma gli occhi le brillavano pi di qualunque incendio.
Se non vuoi fuggire, almeno nasconditi. Non dare loro lopportunit di vendicarsi. Lo
farebbero, Dalmau. Lo faranno. Sei una brava persona, aggiunse a mo di saluto, gi dirigendosi verso
i suoi barbari che attizzavano il fuoco. Poi per si ferm, si volt e sorprese Dalmau dandogli un bacio
sulla guancia. Sii prudente, Dalmau. E se cambi idea sulla Francia, vieni a cercarmi. Mi troverai
sicuramente in qualche chiesa, scherz. Guarda un po che assurdit, ironizz ancora, mentre gi si
allontanava agitando le braccia verso i suoi barbari. In una chiesa! Io, in una chiesa!
Mentre Emma e i suoi incendiavano il collegio per i bambini poveri, un altro gruppo dava alle
fiamme il convento delle suore gerolamine, vicino a quello degli scolopi, costringendo le trenta
monache della congregazione a scappare tra insulti e lazzi della folla, senza alcuna protezione militare.
Dal quartiere di Sant Antoni, Emma pass a quello del Paralelo, dove i gruppi di incendiari
operavano agli ordini di prostitute e delinquenti. L furono bruciate le due chiese parrocchiali, quella
vecchia e quella nuova, di Santa Madrona, oltre a una scuola religiosa in cui studiavano gratuitamente
oltre duecento ragazzi.
I barbari, come molti altri gruppi, continuarono con le loro scorrerie per la citt. Emma aizzava
gli operai affinch appiccassero il fuoco a chiese, conventi e collegi religiosi. Furono distrutti in questo
modo il convento delle Hermanas de la Asuncin e il rifugio delle Figlie della Carit di San Vicente de
Pal, lo stesso ordine che gestiva il carcere di Amalia, divenuto ormai solo femminile. E proprio nella
prigione si rifugiarono le dodici monache dopo lassalto dei rivoltosi alla loro sede, che comprendeva
una scuola, un asilo per i figli delle operaie e un orfanotrofio. Anche queste suore, comera accaduto in
altri casi, avevano rimandato la fuga sino allultimo momento, nella convinzione che gli aggressori,
persone che loro stesse avevano aiutato, non avrebbero mai fatto loro del male. Emma tronc la
discussione tra la madre superiora e un giovane barbaro al quale la religiosa stava chiedendo aiuto.
Tu hai studiato qui, Manel, insisteva la monaca. Perch ci fai questo? Non ti abbiamo forse
trattato bene? Non ci siamo prese cura di te? Non ti abbiamo dato da mangiare?
S, ma lo avete anche costretto ad accettare le vostre idee, sintromise Emma, scostando con
una manata il ragazzo, che sembrava disposto a farsi circuire dal discorso della monaca. Tutti in
chiesa, alla messa. Guai a chi parla dingiustizia. E gi la testa, occhi bassi, sempre pronti a umiliarsi
davanti a ricchi e potenti. Poi, disgrazie e miseria da accettare come fossero casi del destino. E
fustigazione degli istinti. Molti barbari ascoltavano Emma facendo cenni di assenso. Voi non avete
mai fatto niente per altruismo; vi siete sempre preoccupate dei vostri interessi e avete usato i lavoratori
e i poveri per i vostri scopi. Il gregge del Signore! Lo chiamate cos! E avete ragione: sono pecoroni
che riuscite a condurre dove volete. Che bruci questo tempio dellinganno e della repressione
illiberale! concluse gridando.
Le suore dovettero scappare quando la marmaglia, armata di torce e petrolio, si mise in moto in
risposta alla chiamata di Emma. Le lasciarono uscire, come si stava facendo con tutti i religiosi espulsi
dagli edifici che bruciavano a Barcellona. I tumulti non erano contro le persone, su questo erano tutti
daccordo, bens contro la struttura ecclesiastica in s, contro tutti quei collegi, patronati e asili che
impedivano il progresso della classe operaia e laffermarsi di unistruzione laica, oltre che contro quei
conventi che rubavano il lavoro di cucito alle donne pi povere.
Gli incendiari di Barcellona proseguirono indisturbati la loro opera, senza trovare opposizione
da parte della forza pubblica o dei militari. In cambio, non mancarono scontri armati tra rivoltosi e
soldati o uomini della Guardia Civil presso le barricate costruite in mezzo alle strade. Si sparava dalle
terrazze dopo che le donne avevano avvertito gli abitanti di lasciare aperti i portoni per permettere
laccesso ai cecchini. Nel frattempo, le numerose colonne di fumo degli incendi sporcavano il cielo
limpido di luglio. Molti gruppi di rivoltosi erano ormai capeggiati da quindicenni che si dedicavano ad
assaltare le chiese. Una ragazza di soli sedici anni aveva guidato un folto gruppo di donne nellattacco
al convento delle penitenti, nei pressi delluniversit. Da l avevano fatto uscire le recluse convertite
che costituivano la comunit di quellordine, scambiando il carcere per la clausura. I lavoratori, che
perseguivano la causa repubblicana e rivoluzionaria, si astenevano dal rubare oggetti dalle chiese e dai
collegi: tutto ci che trovavano, qualunque fosse il valore, incluso il denaro in moneta e banconote,
veniva gettato nel fuoco. Tuttavia, i gruppi di ladruncoli e criminali che agivano per proprio tornaconto
non si comportavano allo stesso modo, e anzi sintrufolavano negli edifici alla ricerca di bottino.
Incendi. Scontri selvaggi sulle barricate, spesso difese da donne. Spari dei cecchini. Bombe. I
primi morti. I numerosi arresti che fecero seguito alle scaramucce con lesercito. Cariche di polizia.
Pompieri che arrivavano su carri tirati da cavalli, suonando le campanelle, ma ai quali era permesso
solo di bagnare gli edifici proletari o signorili attigui a quelli in fiamme, per evitare che il fuoco si
propagasse.
Barcellona era ormai diventata una citt senza legge, caotica e pericolosa.
Per un po Dalmau, nascosto, osserv Emma che capeggiava lassalto al collegio dei bambini
poveri, finch qualcuno non lo riconobbe di nuovo e lo indic come il pittore della Casa del Popolo,
facendo s che altri rivolgessero lattenzione su di lui. Alcuni si avvicinarono, e lui allora decise che era
meglio seguire i consigli di Emma. S, aveva dipinto quei quadri che ora lo elevavano a simbolo della
lotta contro la Chiesa, e ne era orgoglioso: sapeva bene di aver infuso in ogni pennellata il dolore
provocato in lui da don Manuel, dalle monache del Buen Pastor che avevano cercato di catechizzare
Emma, dai preti di Santa Anna che avevano negato a sua madre la loro beneficenza, dai Llucs che
avevano buttato il suo quadro nella spazzatura, ma anche dallaver visto gli operai ricattati, le donne
irretite dai religiosi, suo padre morire ingiustamente per lattentato durante una processione, sua
madre... E se i suoi quadri erano serviti a ispirare quella notte di fuoco, lorgoglio era ancora maggiore.
Ma soprattutto il sorriso di Emma, la sua vitalit, la sua euforia, quel bacio, brillavano per lui pi delle
fiamme di qualsiasi incendio. Lintera Barcellona poteva andare a fuoco: Dalmau aveva occhi solo per
Emma.
Percorse le strade cercando di evitare le barricate, dove fioccavano i colpi di arma da fuoco, e i
gruppi di incendiari che distruggevano la citt. Aveva bisogno di un posto dove nascondersi finch
fosse durato quel giusto castigo alla Chiesa. Aveva denaro sufficiente per mantenersi alcuni giorni e
dormire in qualche ostello per gli operai, se ce nerano ancora di aperti, ma alla fine non gli fu
necessario farlo. Barcellona viveva una notte indimenticabile, di fuoco purificatore. Gli incendi, con
quello degli scolopi che superava tutti gli altri, illuminavano la citt in modo surreale: bagliori rossi e
gialli solcavano il cielo nero. I rivoltosi, attivisti politici o delinquenti che fossero, avevano annunciato
lintenzione di continuare a dar fuoco a chiese e conventi per tutta la notte.
Dalmau, perso nel pensiero di Emma, della sua trasformazione, della gratitudine e della
considerazione che gli aveva mostrato, del bacio che gli aveva dato, sincammin verso il paseo de
Grcia, dove incontr alcuni operai, mendicanti che ancora speravano nella minima carit di un tozzo
di pane e malviventi in attesa del momento giusto per saccheggiare qualche negozio. In quella via non
cera nulla da bruciare, e i suoi facoltosi abitanti si erano rifugiati nelle case, cos che il trambusto che
imperava in altre zone anche molto vicine, a non pi di due o tre isolati, come lEixample, era del tutto
assente nel punto in cui si trovava Dalmau. Il giovane si ferm davanti allisolato dove casa Battl,
casa Lle e casa Amatller sembravano competere luna con laltra. La luce di mille candele illuminava
linterno delle abitazioni. Le finestre di quasi tutti i piani, spalancate per il caldo, riversavano fuori le
note dei pianoforti, i canti e persino le voci e le risa dei ricevimenti che vi si stavano svolgendo
nonostante ci che accadeva in citt. Dalmau continu a camminare con lo sguardo alzato verso le
terrazze che coronavano gli edifici. Lass si celebravano feste, si suonava e si ballava. E i borghesi si
appoggiavano alle balaustre reggendo una coppa di champagne tra le dita, indicandosi lun laltro i
fuochi che punteggiavano la citt e godendosi lo spettacolo.
Quello stesso giorno, in una seduta ufficiale del consiglio comunale, i seguaci di Lerroux
avevano dichiarato che la vista di tutti quei fuochi era di unindiscutibile bellezza. Dalmau intanto
giunse alla Pedrera, ledificio che Gaud doveva ancora finire di costruire, ricoperto di impalcature con
teloni che nascondevano alla curiosit dei passanti la pietra sinuosa che dava vita a una facciata in
movimento. Dalmau non ci pens due volte: si arrampic sul primo tavolato dellimpalcatura e da l
sal sino al tetto, un luogo magico, dal pavimento ondulato, dove larchitetto di Dio aveva costruito sei
rampe di scale, due torri di ventilazione, sette comignoli e quattro cupole. Ogni elemento era stato
progettato ispirandosi a forme geometriche come parabole, eliche, piramidi e coni, e ogni costruzione
era stata ritorta in forme complesse e indecifrabili, diverse da qualsiasi esempio prodotto dalla natura.
Di tutte quelle strutture che decoravano un edificio in cui la pietra si trasformava in qualcosa di etereo,
quattro rampe di scale erano rivestite di trencads, ma a differenza di quello impiegato per altre opere
del geniale architetto, questo era composto di frammenti di ceramica monocroma grigia. Sopra le
costruzioni svettava uno dei comignoli, la cui sommit a forma di fungo era tempestata di colli e fondi
di bottiglie di champagne in vetro verde.
Dalmau si mosse con cautela sul tetto della Pedrera: mancavano ancora molte balaustre, in
particolare quelle che bordavano i vani dei cortili interni, con qualche rischio per la sicurezza. Tuttavia,
da l, la vista era impareggiabile: da una parte, si scorgevano le colonne di fumo e le fiamme che
punteggiavano tutta la citt; dallaltra, i tetti erano affollati di gente che ballava. Una ragazza si accorse
della sua presenza dalla terrazza coperta di una casa adiacente, e lo salut; aveva i capelli ricci e biondi,
molto biondi, e un vestito ampio e leggero, da fata, che ondeggiava su un corpo quasi privo di seno.
Dalmau non rispose al saluto; latteggiamento di quei borghesi gli sembrava immorale: per le strade di
Barcellona si combatteva una vera e propria guerra, e loro bevevano champagne e assistevano allo
spettacolo come se fossero stati fuochi dartificio. La ragazza, per, non lasci perdere e chiam altre
due amiche, eteree come lei, che si sporsero dalla balaustra per sventolare le mani in modo sempre pi
entusiasta. Lui fece per girarsi e cercare un altro punto di osservazione, ma proprio in quel momento il
cielo rosseggi per una nuova fiammata: l vicino, allangolo tra calle del Rosell e calle de Muntaner, i
rivoltosi avevano dato fuoco alla chiesa e alla residenza degli Hermanos del Sagrado Corazn. Alte
esclamazioni di stupore si levarono, come il fuoco, dai tetti delle case dei ricchi. Dalmau credette di
udire alcuni applausi, timidi, esitanti, che subito si spensero. La gente ricominci a lanciare grida di
meraviglia davanti a quel nuovo incendio, e il suono dei pianoforti giunse con impeto rinnovato dalle
finestre aperte. Dalmau sospir. Vide distintamente alcune ombre muoversi sul tetto della Pedrera; gi
prima gli era sembrato di notare qualcosa. Non se ne preoccup. Quella notte nella zona dellEixample
furono appiccati altri due incendi: uno al convento delle domenicane, attaccato da una trentina di
adolescenti che riesumarono i cadaveri delle monache, li portarono in giro, li profanarono e li
abbandonarono in vari punti della citt; laltro alla chiesa del collegio de la Concepci, nella rambla de
Catalunya, una scuola per fanciulle altolocate a pochi passi dalla Pedrera.
Dai loro tetti, i borghesi si divertivano davanti allo spettacolo di una citt che bruciava, con le
colonne di fumo e fuoco che sembravano danzare al ritmo della loro musica, in una notte scura, senza
la luce dei lampioni e dei portoni a causa dellinterruzione del gas, in uno scenario irripetibile,
apocalittico, che nessuno scenografo avrebbe mai potuto ricreare a teatro.
Quella notte, mentre il collegio de la Concepci bruciava, Dalmau scese dallimpalcatura e si
mise a cercare Emma; era sicura che si trovasse l, davanti a quella scuola per future dame dellalta
societ. Dal tetto non vedeva soldati, agenti della Guardia Civil, o poliziotti. Si era pentito di averla
lasciata da sola, bench lei glielavesse quasi imposto; pensava che avrebbe dovuto almeno seguirla a
distanza. Non la trov: il gruppo che bruciava il collegio non era quello di Emma, e a capeggiarlo vi
trov invece un consigliere del vecchio partito di Lerroux. Credi forse che sappiamo gli uni degli
altri? gli rispose un facinoroso al quale aveva chiesto notizie della Professoressa. Dalmau cap che non
poteva cercare Emma per tutta la citt, cos torn alla Pedrera.
Il mercoled continuarono a bruciare conventi, scuole e chiese, mentre gli scontri alle barricate e
quelli con esercito e polizia, si fecero molto pi aspri. Barcellona ormai non si limitava pi a bruciare,
era divenuta un campo di battaglia; un esercito di circa trentamila tra operai, delinquenti e ragazzi
combatteva senza pi capi n consegne. Dalmau lo seppe dalla bocca di quelle ombre intraviste nella
notte, che allalba presero la forma di persone come lui: lavoratori che avevano cercato rifugio
nelledificio in costruzione. Gli dissero che qualche piano pi in basso si erano addirittura installate
alcune famiglie con bambini. Condivisero con lui il cibo, che Dalmau volle pagare, e soprattutto si
dilungarono a commentare le notizie, che in realt non aveva nessuno perch i giornali non uscivano e
le autorit avevano instaurato la censura. La Catalogna intera sosteneva la rivolta, seppure con meno
fermezza dei cittadini di Barcellona, secondo quanto sostenevano alcuni operai che si erano seduti sul
pavimento ancora grezzo di uno dei piani intermedi della Pedrera. Madrid, per, non aveva dichiarato
lo sciopero generale e neppure le altre grandi citt spagnole, per non parlare del sostegno a favore della
repubblica.
Perch? chiese qualcuno.
Perch le autorit di Madrid sono pi furbe dei cretini che comandano qui, sempre che
qualcuno ci stia governando, perci hanno convinto il resto della Spagna che questa  una rivolta dei
separatisti catalani. Cos il popolo ci accusa dessere nemici della patria; nessuno vuole saperne
dellindipendentismo, ed  per questo che fuori dalla Catalogna non ci sono state rivolte. Siamo soli,
come sempre.
Ma ci hanno detto che nel resto della Spagna lo sciopero generale era stato un trionfo!
Dalmau ud quellesclamazione provenire da un uomo seduto alle sue spalle.
Ci hanno ingannati, come hanno fatto sin dallinizio.
Dalmau continu di giorno a starsene nascosto alla Pedrera. Ti daranno la caccia, Dalmau, lo
aveva avvertito Emma. Temeva per sua madre e per Julia, anche se era sicuro che Josefa non avrebbe
mai messo in pericolo la bambina, e avrebbe continuato a nascondersi sino alla fine di quella follia. Di
notte, protetto dal buio, usciva e ogni volta si allontanava un po di pi dal centro di Barcellona, in
cerca di Emma, usando gli incendi come fari a indicargli la rotta. Non la trov. In unoccasione,
simbatt in un gruppo di donne e bambini che impedivano ai pompieri di spegnere le braci di una
chiesa gi crollata, e che gli dissero che Emma stava bene, lavevano vista quella stessa mattina. Volle
credere alle operaie e a quella notizia, e prima dellalba fece ritorno al suo rifugio nelledificio di Gaud
in costruzione. Non aveva dove andare. I giorni trascorrevano con una lentezza snervante, e solo la
speranza di trovare Emma, di vederla sorridere di nuovo, lo aiutava a ignorare i propri problemi. Non
riusciva, invece, a non angosciarsi per ci che sarebbe potuto succedere a lei. Magari era stata arrestata,
oppure era morta... Correvano voci riguardo a un numero imprecisato ma consistente di vittime, e i
combattimenti non erano finiti, anzi erano sempre pi violenti. Erano giunte truppe di rinforzo
convocate da ogni parte della Spagna: Valencia, Saragozza, Burgos, Pamplona, Tortosa... Ai soldati era
stato raccontato che dovevano sedare una rivolta dei separatisti catalani, e fu quello che fecero. Il 30
luglio, nel centro di Barcellona regnava ormai la calma, di notte era tornata a funzionare almeno in
parte lilluminazione pubblica e si vide circolare il primo tram dopo molti giorni, anche se nelle
periferie si continuava a lottare con accanimento.
Le chiese venivano ancora bruciate, ma a farlo non erano pi i delinquenti o gli operai, ormai
demoralizzati, bens gruppetti di ragazzini di quattordici o quindici anni assoldati per sette pesetas a
testa dagli anticlericali radicali ancora impegnati in una lotta che sapevano di avere ormai perduto.
Intanto, la gente usciva dalle case dove si era rifugiata e si accalcava intorno agli edifici bruciati e
ancora fumanti. Cera chi cercava qualche oggetto di valore da portarsi via, ma la maggioranza
contemplava attonita lentit del disastro e delle distruzioni. Tra questi cerano anche turisti giunti a
Barcellona con una velocit inspiegabile per assistere allo spettacolo, come i centosettanta tedeschi che,
muniti di macchine fotografiche, percorsero la citt in lungo e in largo cercando di evitare il fuoco dei
cecchini. Tra i morbosi visitatori, una donna fu colpita a una gamba da uno sparo. Dalmau era presente,
e ud un uomo gridare affranto il nome della moglie: Cristina! Era una donna bionda, pi minuta
della media delle sue connazionali, dagli occhi di un azzurro intenso che lampeggiavano per il dolore
mentre gli altri tedeschi la portavano via di corsa, a braccia, con le macchine fotografiche che
sbatacchiavano sui fianchi, e varie altre donne li incitavano a fare in fretta per allontanarsi dalla zona di
guerra in cui si erano andati a cacciare.
Il sabato, il consiglio comunale concord con gli industriali la riapertura di fabbriche, botteghe
e negozi per il luned successivo, il 2 agosto, e per evitare ulteriori sommosse fu stabilito che sarebbero
stati pagati i salari corrispondenti alla settimana della rivolta.
Dalmau non ci poteva credere: avrebbe ricevuto la paga di quella settimana! Domenica lasci la
Pedrera, sapendo che con il ritorno alla normalit non avrebbero tardato a presentarsi sul posto
capomastri e muratori, e si concesse una passeggiata lungo il paseo de Grcia, dove il sole di agosto
riscaldava un ambiente in cui erano ancora percettibili i segni della tensione e dellalterazione. Tutti i
borghesi di Barcellona sembravano essersi dati appuntamento lungo quella via, indossando gli abiti
migliori e sapendosi protetti da un esercito vittorioso. Dalmau li vide pavoneggiarsi luno con laltro,
salutarsi calorosamente come fossero usciti indenni da un conflitto armato, e intanto commentare con
aria compresa gli avvenimenti di quella che, tra gli altri nomi, gi veniva chiamata la Settimana
Tragica. Dalmau ebbe lopportunit di ascoltare alcune di quelle conversazioni che si tenevano in
strada, allaria aperta, tra dame ingioiellate e gentiluomini in severi abiti neri, con il cappello, barba e
baffi acconciati in tutte le fogge alla moda. Erano tutti pii cattolici, uomini e donne, e ora non facevano
che lamentarsi delleccessivo numero di suore e sacerdoti che si erano stabiliti a Barcellona. Non era
forse per quello che la situazione era giunta a tali estremi? Avrebbero dovuto prevederlo! Quei ricchi
ipocriti che avevano comprato il sole che non arrivava sin nei vicoli degli umili, ora, come se nulla
fosse, pretendevano di comprare anche la coscienza dei lavoratori pagando loro il salario della
settimana di rivolta. Era una cosa intollerabile, perch in quella drammatica settimana erano accadute
molte cose che nessuno avrebbe dovuto dimenticare: erano bruciati ottanta edifici religiosi, tra cui
trentatr scuole, quattordici chiese e trenta conventi, e lintera citt era diventata un enorme tizzone
ardente.
La rivolta lasciava sul campo centoquattro civili morti, tra uomini e donne, e centinaia di
lavoratori feriti. Lesercito, invece, comprendendo anche la Croce Rossa e le forze di sicurezza, aveva
subito otto morti e oltre un centinaio di feriti.
Tuttavia, nonostante gli ottanta incendi e il centinaio di morti tra i rivoluzionari, nonostante il
caos, la violenza e il disordine, il clero non era stato aggredito in modo diretto e nessuno aveva
obbedito alle consegne di Lerroux, per cui nessuna monaca era stata violentata. Erano morti solo tre
religiosi; due di loro uccisi da colpi di arma da fuoco, il primo per aver minacciato i rivoltosi con un
fucile, e il secondo perch aveva cercato di fuggire con il denaro e i preziosi della sua congregazione. Il
terzo prete era morto per sbaglio, in modo accidentale, asfissiato dai fumi sprigionati dallincendio
della sua chiesa, nei cui sotterranei si era nascosto senza che i rivoluzionari impegnati ad appiccare il
fuoco se ne accorgessero.
A questa totale assenza di violenze contro il clero, si aggiungeva un altro fatto, che aveva
caratterizzato in ugual misura la rivolta: la massa proletaria, senza capi e senza controllo, si era
abbandonata a ogni genere di distruzione, ma non aveva attentato neppure una volta agli interessi
borghesi. Non furono attaccate n le industrie n le banche, e neppure vennero molestati i ricchi, con la
sola eccezione degli industriali che caldeggiavano la guerra del Rif, le cui case e le cui fabbriche
comunque non furono prese dassalto o incendiate.
Si parlava gi di migliaia di arresti. La notizia costrinse Dalmau a guardare le strade con occhi
diversi. Non vedeva pi i gentiluomini, le cameriere, i carri, i cavalli, e le rare automobili che
cominciavano a circolare avvolte nel fumo e con grande fracasso, ma notava le tante pattuglie
dellesercito e della Guardia Civil che scrutavano vigili ogni singolo passante che sembrasse fuori
luogo in quellidillica ambientazione. Cominci a sentirsi osservato. Uno degli operai con cui aveva
condiviso il rifugio della Pedrera, e che disponeva di un paio di forbici poco affilate, gli aveva tagliato i
capelli e accorciato la barba, ma Dalmau non aveva potuto fare nulla di pi per non sembrare ci che
era: un volgare muratore che demoliva le case della citt vecchia per costruire un grande viale con cui i
ricchi avrebbero potuto recarsi al porto senza doversi mescolare alla turba dei diseredati. Si rese conto
che il suo aspetto avrebbe potuto destare i sospetti di soldati e poliziotti, e si dilegu in una strada
laterale, controllando a ogni passo che non ci fossero truppe in vista. Attravers la rambla de Catalunya
e continu a camminare verso luniversit, da dove sarebbe potuto entrare nella zona vecchia fino a
calle Bertrellans. Sperava di trovarvi Emma, e forse anche Josefa e Julia, ora che a Barcellona era
tornata la calma.
La citt vecchia era in mano allesercito. Si stavano ancora smontando le barricate e si
ripristinava il selciato delle strade. Lo facevano gli stessi abitanti del quartiere. Dalmau si un a uno di
quei gruppi controllati dai soldati, una milizia di giovani che non solo erano dello stesso ceto sociale di
quelli che avevano dovuto reprimere, ma che oltretutto dirigevano quei lavori di ripristino con
lindifferenza di chi ritiene di aver gi abbondantemente compiuto il proprio dovere. L, smuovendo
pietre come aveva fatto nelle case che demoliva, Dalmau si accorse che la polizia perquisiva gli edifici
a uno a uno, e spesso ne usciva tirandosi dietro con violenza qualche nuovo arrestato. La scena si ripet
pi volte, mentre la maggioranza di quelli che lavoravano alle barricate rallentava il lavoro e si
scambiava mute occhiate di complicit e tristezza. Poteva trattarsi di un vicino, un amico, un collega o
un parente, ma nessuno osava opporsi; la tirannia, lodio e, soprattutto, la vendetta, tenevano in pugno
la citt. Dalla prima barricata Dalmau si spost verso unaltra e poi unaltra, e addirittura convers un
poco con alcuni soldati: venivano da Valencia. Appartenevano al primo gruppo di rinforzo, giunto in
citt via mare. Arrivati al porto di Barcellona si erano incrociati con un reggimento che a sua volta
salpava per Melilla. Durante la Settimana Tragica le truppe non avevano difeso chiese, conventi e
scuole religiose, ma in cambio i riservisti avevano continuato a partire per lAfrica per andare a
difendere gli interessi dei ricchi.
Uno dei miei fratelli  laggi, nel Rif, ment Dalmau. Alcuni soldati fecero una smorfia di
comprensione. Vado a casa di mia madre per sapere se ha sue notizie, e almeno vedermi la consoler
un po.
Attravers le Ramblas con la relativa tranquillit che riusc a imporsi sapendo che i soldati sul
lato opposto della strada, tutti di Burgos, una splendida citt storica e monumentale nel cuore della
Spagna, lavevano visto chiacchierare amichevolmente con i valenciani.
Quelli di l dicono che stanotte non dovete andare a puttane, disse indicando con il pollice i
militari rimasti dallaltra parte. Perch poi non sapete soddisfarle e loro devono lavorare il doppio per
farle contente.
Quando giunse allAteneu Barcelons, in calle Canuda, udiva ancora le grida dei soldati di
Burgos e di Valencia che si insultavano da un lato allaltro delle Ramblas; un paio di quelli di Burgos
gli andavano dietro, incalzandolo e chiedendogli con insistenza cosa mai gli avessero detto di loro
quelli di Valencia.
Che succede l? rugg il capo di una nuova pattuglia, appostata allimbocco di calle
Bertrellans.
Sono questi... Dalmau indic i soldati che lo accompagnavano. Stanno litigando sulle
puttane che vedranno stanotte! disse ridendo, senza neppure rallentare.
Ve le do io, le puttane! esclam quello e imped ai soldati di Burgos di continuare a seguire
Dalmau. Questultimo scoppi in unaltra risata e salut il militare come fossero stati amici di lunga
data.
Emma era in prigione. Un certo Vicen port la notizia dopo larresto; Emma aveva dato al
giovane barbaro lindirizzo del loro nascondiglio proprio in previsione di una possibile disgrazia. Con
la notizia gli fu recapitato anche un messaggio: Prendetevi cura della mia bambina, ve ne supplico.
Julia era sempre l, nascosta a casa di vecchi compagni anarchici, mentre Josefa era tornata in calle
Bertrellans il venerd sera, sicura che da un momento allaltro Dalmau si sarebbe fatto vivo.
Quando lhanno presa? chiese alla madre. Ma cosa importava, in fondo?
La notte di venerd, rispose la donna, con poca voglia di raccontare. Dopo lincendio del
collegio della Sagrada Familia a Sant Andreu. Emma non poteva non sapere che erano arrivate le
truppe di rinforzo, singhiozz. Sarebbe dovuta scappare. Disse poi che era andata al carcere di
Amalia il giorno prima, il sabato, e anche quella stessa domenica, ma inutilmente, perch non aveva
ottenuto nessuna informazione, e men che meno era riuscita a vederla per consegnarle del cibo; in
realt, non era neppure sicura che Emma si trovasse davvero l. Sanno chi sono, Dalmau. Mi trattano
con disprezzo... Be, in realt ci disprezzano tutti, ma per quanto riguarda me, sanno che sono tua
madre. Non devi pi avvicinarti a me. Sono sicura che mi sorvegliano, anzi mi stupisco che non siano
ancora arrivati. Si saranno lasciati confondere, ma so che ci sono. Non ha senso che ci sia unintera
pattuglia proprio allimbocco di questa misera via.
Dalmau pens al capo della pattuglia, alle puttane e alla discussione dei soldati. Aveva avuto
fortuna.
I vicini mi hanno raccontato che dopo lincendio degli scolopi la Guardia Civil si  presentata
tutti i giorni a cercarti. Sono venuti anche ieri, due volte, e questa mattina presto gi bussavano alla
porta.
Carogne... Dalmau sospir.
La Guardia Civil viene a cercare te, ma un paio di monache scortate dalla polizia municipale
sono venute a cercare la bambina. Volevano portarla in un istituto. Figli di puttana! Magari bruciassero
tutti, con le loro chiese e i loro conventi.
Gli amici da cui lhai lasciata...
Sono compagni, anarchici di cui mi fido ciecamente.
Per alle barricate dicevano che li stanno arrestando tutti.
S. Per esempio hanno preso tuo fratello, anche se dice di non aver partecipato n agli incendi
n agli scontri a fuoco. Dopo la rivolta, per, le autorit hanno loccasione di liberarsi di tutti gli
anarchici e ne approfitteranno. Ho sentito che pensano di mandarli al confino in Aragona, nei paesi
dellinterno, senza neppure lombra di un processo.
Ma allora cosa capiter a quelli che ci nascondono la bambina?
No, quelli sono anarchici vecchi, lo tranquillizz Josefa. Lo erano gi ai tempi di tuo padre.
Non escono quasi pi di casa. Le autorit ormai si sono dimenticate di loro.
Dalmau scosse la testa, poco convinto, mentre nuovi timori sul destino di Emma lo assalivano.
E ora? Che facciamo? Emma...
Per prima cosa, tu devi scappare.
Ma non posso andarmene lasciando Emma in prigione!
Vattene, Dalmau. Subito! Devi andartene via ora! insistette Josefa, spingendolo verso la
porta. Non si fermeranno finch non ti avranno preso. Dicono che sei uno dei capi della rivolta, il
mandante morale, per via dei tuoi dipinti e dei discorsi incendiari alla Casa del Popolo. Ti hanno
riconosciuto sul luogo dellincendio degli scolopi, e ora tutti sostengono di averti visto in ogni posto,
ovunque ci sia stato un rogo! Figlio mio, stanno eseguendo centinaia di arresti... Hanno preso anche tuo
fratello, te lho detto. E continuano a portare gente in prigione, decine e decine di persone.
Dalmau annuiva: aveva visto lui stesso ci che stava accadendo.
Le carceri sono cos piene che non c pi posto. Stasera ci sar una manifestazione di donne
per chiedere il rilascio dei detenuti. Forse in qualche caso avranno successo, ma per te non c
speranza. Se ti prendono, si accaniranno contro di te. Vattene. Fuggi. Non preoccuparti di niente e di
nessuno. Lascia che il tempo passi. Vattene, vattene, vattene. Josefa aggiunse alle sue suppliche una
nuova serie di spinte verso la porta. Fuggi in Francia, Dalmau; l ci sono molti repubblicani e
anarchici che ti aiuteranno. Il lavoro non ti mancher. Hai bisogno di denaro? Ho...
Dalmau la interruppe con un movimento della mano. Non voleva denaro di cui loro avrebbero
senza dubbio avuto bisogno.
Fuggi, ti prego, lo salut la madre sulla porta di casa, con gli occhi pieni di lacrime, le braccia
inerti lungo i fianchi e un miscuglio di fretta e angoscia ad alterarle i lineamenti.
E tu, mamma, cosa farai? le chiese Dalmau dal pianerottolo in cui Josefa laveva trascinato.
Lavorer, e tirer avanti, come ho sempre fatto. Non durer in eterno: tra qualche anno, potrai
tornare. Devi essere molto prudente! Ti voglio bene, figlio mio! ud Dalmau alle proprie spalle,
mentre gi scendeva le scale.
Non sarebbe scappato. Non era disposto ad abbandonare Emma e sua madre, ma neppure
sapeva come rendersi utile. Non poteva recarsi alla casa di calle Bertrellans, e non poteva tornare alla
sua stanza in affitto vicino al Palau de la Msica, nel quartiere di Sant Pere. Ancor pi pericoloso
sarebbe stato ripresentarsi al lavoro di salariato municipale incaricato delle opere di demolizione: la
polizia era di sicuro gi informata di tutto, e questo escludeva anche la possibilit di trovare lavoro in
qualche altro cantiere. Lo conoscevano tutti.
Che mi dici di tuo fratello?
La domanda lo colse di sorpresa mentre si torturava nellangoscia di non sapere dove e di cosa
sarebbe vissuto, a partire da quella notte. I rifugi e i centri degli enti di beneficenza erano sicuramente
controllati. Dalmau guard il soldato che attendeva una risposta. Senza accorgersene, aveva
attraversato le Ramblas ed era rientrato nel raggio dazione del distaccamento di Valencia.
Fece segno di no con la testa. Il gesto era dettato dalla disperazione di fronte a una realt che
sembrava volerlo stritolare, ma il soldato interpret diversamente la sua espressione accorata.
Mi spiace, gli disse, a mo di condoglianza.
Si avvicin un altro militare. Cosa  successo?
Suo fratello, il riservista, rispose il primo soldato indicando Dalmau. Lo hanno accoppato i
mori.
Dalmau si rese conto del malinteso, ma davanti allotre di vino che si affrettarono a offrirgli
decise di non chiarire la questione.
Avremmo dovuto ammazzarli tutti gi da secoli, quei maledetti mori! esclam un terzo
soldato.
Impossibile, comment un quarto. In Africa ce n a milioni.
Dalmau fu accolto tra i valenciani, e un caporale, informato del suo lutto, lo invit a sedere con
loro intorno a un fal che ardeva al centro della via. Le truppe bivaccavano per le strade di Barcellona,
e lui cap dove avrebbe trascorso la prima notte di quella nuova epoca che si annunciava incerta:
proprio con chi avrebbe dovuto arrestarlo.
Luned 2 agosto 1909, operai, impiegati e dirigenti si ripresentarono tutti al lavoro, e riscossero
la paga della settimana trascorsa a fare la rivoluzione, bruciando chiese e sparando a soldati e polizia.
Quello stesso giorno, i giornali vicini al governo, e che proprio per questo poterono andare in stampa,
parlarono della Settimana Tragica chiedendo a gran voce unimmediata ed energica repressione.
Dalmau si separ dal distaccamento di Valencia prima che i ragazzini che vendevano i giornali, ansiosi
di guadagnare qualcosa dopo sette giorni dinattivit, cominciassero a gridare ai quattro venti le notizie
del giorno, tra cui non mancava quella della caccia al pittore blasfemo Dalmau Sala, presunto mandante
morale di tutta la rivolta.
Per la seconda volta nella sua vita, Dalmau sent il proprio nome urlato a gran voce per le strade
di Barcellona. Molti di quei venditori di giornali erano stati tra i primi a dare fuoco alle chiese insieme
ai loro coetanei. Loro, per, erano persone anonime, mentre il suo nome lo conoscevano tutti: aveva
dipinto tre quadri tremendamente espliciti, e nella Casa del Popolo, vicino al pianoforte e spronato
dagli applausi, aveva esortato con foga gli operai alla lotta. Se non aveva preso parte ad altri atti
incendiari, era solo perch Emma gli aveva consigliato di non farlo. Con la Settimana Tragica, la
Chiesa aveva pagato molto care le sue menzogne e i suoi maneggi per controllare la societ, in
particolare i ceti pi umili, che dovevano sottomettersi e servire i ricchi e i potenti. Le perdite
economiche erano state altissime. Ed era proprio per questo che lottavano: per la distruzione di tutta
quella struttura marcia. Cerano riusciti, decise Dalmau, ricordando gli occhi di Emma che brillavano e
avvertendo una sorta di fiammata al solo pensiero del momento in cui lei gli aveva sfiorato la guancia
con le labbra.
Doveva trovarla. Doveva aiutarla.
Dalle Ramblas aveva raggiunto il quartiere del Raval, dove quasi non restava pi traccia delle
barricate, ma dove il doppio spostamento delle pietre del selciato, prima sollevate nel corso degli
scontri, poi ricomposte alla meno peggio, aveva avuto come unico risultato di smuovere il sottosuolo
putrido, i cui miasmi ora avvelenavano laria. In una viuzza, Dalmau simbatt in alcuni mendicanti che
si scolavano una bottiglia di vino, seduti su quello che era stato il muro di una casa ormai in rovina.
Tolse a uno il berretto, sudicio e consunto, e prima che luomo gli si rivoltasse contro gli offr in
cambio il suo, in condizioni migliori, che luomo accett contento.
Non vi piace di pi il mio, di berretto? offr il mendicante che stava seduto vicino al
fortunato.
Dalmau ebbe la tentazione di rispondere quello che pensava davvero, ma dopo aver sbuffato tra
le labbra socchiuse gli rispose: No, mi piace questo. E cos dicendo se lo calz in testa, notando che
il sudore del mendicante gli inzuppava i capelli. Per forse potrei fare un pensierino sulle tue scarpe.
Le fasce e i rappezzi che avvolgevano le calzature del mendicante ancora non ne avevano
nascosto del tutto la forma, ma per Dalmau la ripugnanza provata nel mettersi il cappello del primo
mendicante non fu nulla rispetto allo schifo che dovette superare per infilarsi quelle scarpe
nauseabonde. Cerc di ricordare che cera stato un tempo in cui anche lui aveva vissuto in quel modo,
come un miserevole straccione, gettato in strada, ma quelle antiche sensazioni erano ormai cancellate,
mentre in quel momento ci che provava era reale, oltre che vischioso, caldo e puzzolente.
Trov anche con chi scambiare la casacca da lavoro, ma rifiut di cedere i pantaloni, nonostante
le esortazioni dei mendicanti, e si limit a sporcarli con la terra delle macerie raccolta allinterno
delledificio, che us anche per impolverarsi le mani, il volto, i capelli e la barba. Afferr quindi la
bottiglia ormai vuota con una mano e sincammin con passo lento e incerto da ubriacone fino alle
porte del carcere di Amalia, lo stesso dove era stata detenuta e violentata sua sorella Montserrat. Da
allora la situazione era molto cambiata, perch i detenuti maschi erano stati trasferiti in una nuova
prigione, la Modelo, costruita circa cinque anni prima nei sobborghi della citt, vicino alla caserma
della cavalleria, al mattatoio e alla plaza de toros di Las Arenas. Anche se non cerano pi uomini nel
carcere di Amalia, lentrata pullulava comunque di gente come quando Dalmau vi si era recato con
lavvocato Fuster. E tutti volevano avere notizie delle loro donne detenute.
Dalmau intu che in quella calca doveva esserci anche sua madre. Si scost al passaggio del
tram, che ora poteva circolare liberamente, e si appoggi a un albero proprio di fronte allentrata del
carcere, scivolando lungo il tronco sino a trovarsi seduto a terra. In quella posizione prese la bottiglia e
se la strinse al petto, come un tesoro, poi socchiuse gli occhi, fingendo di dormire, e in realt si mise a
osservare attentamente il portone dingresso mentre pensava a Emma e a tutte le cose che potevano
esserle accadute, una pi terribile dellaltra.
Verso mezzogiorno, vide sua madre che usciva dalla prigione. A capo chino. Dalmau si alz e,
traballando incerto sulle gambe, si mise a chiedere lelemosina tendendo la mano ai passanti,
avvicinandosi cos sempre di pi a Josefa, che raggiunse quando ormai era vicina al mercato di Sant
Antoni.
Fate la carit, supplic con un sussurro.
Josefa non lo degn di uno sguardo, infastidita.
Ve ne prego, insistette Dalmau, questa volta senza alterare la voce.
Cosa vuoi? chiese Josefa, che aveva esitato un attimo per la sorpresa. Ti ho gi detto di
lasciarmi in pace, prosegu, accompagnando le parole con un gesto brusco di rifiuto.
Dalmau allung ancora di pi la mano, sin quasi a toccarla, insistente. Cosa hai scoperto?
mormor con voce soffocata.
Niente, rispose Josefa. Niente, ripet aprendo le mani con enfasi, come se stesse
rifiutandogli la carit. Non ho niente, continu, scrollando la testa e fingendosi disturbata da
quellesercito di mendicanti che affollava Barcellona. Te ne devi andare, prosegu poi sussurrando.
Un giorno o laltro finiranno per prenderti. E se ti fucilano non potrai essere molto utile a Emma.
Dalmau torn in strada. Le notti calde di agosto gli permisero di dormire allaperto, come
facevano tanti altri disgraziati. Visse di carit e beneficenza, nascosto nel sudiciume e nella miseria, e
per evitare le retate in cui a volte finivano anche i mendicanti ricorse al metodo insegnatogli da
Maravillas, un trucco che teneva a distanza di sicurezza la polizia e permetteva ai trinxeraires di vagare
per la citt spiando e rubacchiando a piacimento: si fece contagiare dalla scabbia. Cera anche chi
pagava per essere infettato, le aveva spiegato la ragazzina seria, ma Dalmau non pag: furono
sufficienti un paio di taglietti molto superficiali sulle mani e sul volto, graffi che senza neppure
sanguinare gli sollevarono la pelle, poi si avvicin a una vagabonda scabbiosa e piuttosto ubriaca, e
sfreg sulle vesciche squamose della donna le piccole lesioni che si era procurato. Quella, sulle prime,
si stup per i maneggi di Dalmau, poi ripiomb nel torpore alcolico, borbottando frasi sconnesse, finch
lui, convinto di aver raccolto su di s abbastanza acari della scabbia, si sciolse dallo sgradevole
contatto. In quattro giorni, i minuscoli aracnidi gli colonizzarono le mani e il volto sfigurandolo:
chiunque non facesse parte delluniverso disumano della miseria evitava di avvicinarsi a lui a meno di
due metri.
Compresa sua madre.
Tu sei pazzo! esclam Josefa un paio di settimane dopo, quando vide il figlio, e si convinse
che non se ne sarebbe mai andato da Barcellona. Lui fece segno di s con la testa, cercando di non
mostrare alla madre quanto si grattava, unattivit cui si dedicava in modo compulsivo da quando aveva
notato i primi pizzicori sotto la pelle. Continuo a non sapere niente di Emma, si sent in dovere di
informarlo la donna, come gi aveva fatto giorno dopo giorno da quando si erano spenti gli incendi; la
preoccupazione la stava segnando in modo inequivocabile, nel volto, nelle occhiaie violacee, nelle
mani tremanti e nella voce, sempre pi debole e stanca. Porto da mangiare a una monaca di quelle che
fanno la guardia alle recluse, ma non sono neppure sicura che faccia arrivare il cibo a Emma.
Non mancavano certo i buoni motivi per tutta quellansia. La situazione era a dir poco caotica:
nessuno sapeva dire niente di nessuno. Josefa era arrivata ad assoldare un avvocato per avere notizie di
Emma, ma il silenzio delle autorit, che approfittavano dello stato dassedio e della sospensione dei
diritti civili, aveva reso del tutto inutile la sua opera, limitandosi a costituire una spesa gravosa e inutile.
Dopo la fine dei tumulti, infatti, la repressione da parte delle autorit era spietata. Il governatore aveva
dato carta bianca al Comitato per la difesa sociale di Barcellona, unassociazione cattolica radicale e
conservatrice che gli aveva consigliato di ordinare la chiusura di tutte le scuole laiche della citt, oltre
centocinquanta, e di tutte le associazioni operaie e politiche che avevano svolto un ruolo nella rivolta
contro la Chiesa, a partire dalla Casa del Popolo di Lerroux. Inoltre, in un crudele esercizio di
annichilimento dei dissidenti, degli avversari o anche dei semplici nemici personali, i membri del
comitato avevano compilato lelenco di tutte quelle persone che pur non essendo state arrestate dalla
polizia avrebbero dovuto esserlo, come per esempio Dalmau, il cui nome continuava a riempire le
pagine dei giornali e a correre di bocca in bocca grazie soprattutto allimpegno di un don Manuel Bello
furibondo che si accaniva pubblicamente sul suo antico allievo vituperandolo ed esigendo risarcimenti
in denaro.
Il Comitato per la difesa sociale incoraggiava la pratica delle denunce anonime, tornando cos ai
sistemi dellInquisizione. Denunciate i colpevoli! era lordine espresso con pi vigore, e cos molti
colsero loccasione per vendicarsi di conoscenti e vicini per affronti che non avevano nulla a che
vedere con i disordini della Settimana Tragica.
Gli alti gradi militari, dal canto loro, sin dal 2 di agosto, mentre gli operai rientravano al lavoro,
diedero inizio ai primi processi sommari, su ordini precisi di Madrid, concludendo la giornata con la
condanna allergastolo di un operaio che aveva combattuto sulle barricate. Quindici giorni dopo, alla
fine di un altro processo fulmineo, fu eseguita la prima fucilazione nel castello di Montjuc, ai danni di
un disgraziato che aveva preso le armi per difendere i propri diritti. Ergastoli e proscrizioni perpetue
fioccavano nelle sentenze dei pubblici ministeri militari, coadiuvati da un giudice speciale del tribunale
supremo, un cattolico fanatico, arrivato anche lui dalla capitale.
Dalmau provava un senso dimpotenza. Nessuno riusciva pi a riconoscerlo, a quanto pareva; le
croste che si formavano dove si grattava furiosamente lo facevano sembrare un malato contagioso
emarginato da tutti. Questo risultato, almeno, laveva ottenuto, e ora poteva muoversi per tutta la citt,
caotica e controllata da esercito e forza pubblica, con la libert dellappestato che tutti scacciano con
insulti e sputi. Tuttavia, Dalmau non aveva nessuno a cui rivolgersi, a parte sua madre. Toms era stato
esiliato, gli aveva detto Josefa, assieme allavvocato Fuster e a un nutrito gruppo di maestri laici, tutti
confinati in varie localit a una certa distanza da Barcellona, come Alcaiz, Alzira, Teruel, La Puebla
de Hjar e altre ancora, dove avevano lobbligo di residenza e non potevano allontanarsi per pi di
cinque chilometri. In questo modo, scomparvero tutte le organizzazioni politiche, sociali o anche solo
di quartiere, che i repubblicani avevano promosso, e le rispettive sedi furono chiuse.
Emma era diventata il pensiero fisso di Dalmau: unossessione che gli divorava la mente con
pi velocit degli acari che gli consumavano la pelle. Cosa faceva? Stava bene? Come veniva trattata?
Quando lavrebbero processata? E lui? Sarebbe riuscito ad avere notizie? I giornali non censurati dalle
autorit prosperavano grazie alle notizie sui processi e sulle sentenze e, bench a Dalmau fosse
impedito per la scabbia di entrare nelle taverne, dove cera sempre qualcuno che leggeva il giornale ad
alta voce per gli altri, Josefa ci andava proprio per quello. Emma era una capofila repubblicana. La
polizia lo sapeva. Se fosse stata processata dai militari, avrebbe corso il rischio di ricevere una
condanna molto severa. Restava ununica via di scampo: il giudizio civile, anche se i tribunali ordinari
non avevano ancora ripreso le loro funzioni, forse perch stavano smistando i detenuti tra i due diversi
procedimenti.
Dalmau conosceva la linea di separazione tra i militari e i civili, ne aveva sentito parlare nei
gruppi di mendicanti tra i quali viveva, intorno a una bottiglia di vino che i poveracci si contendevano
anche se era adulterato con alcol etilico, arrivando a discutere o picchiarsi per un sorso in pi o in
meno. Possedere armi e aver partecipato alla costruzione delle barricate o agli attacchi contro servizi
pubblici e trasporti, oppure essere uno dei mandanti morali della rivolta, accusa che veniva attribuita a
Dalmau e ora anche a Ferrer Guardia, il fondatore della Escuela Moderna: tutte queste circostanze
implicavano il reato di sedizione e, quindi, gli imputati venivano giudicati dal tribunale militare. Il
saccheggio e lincendio dei conventi, cos come le aggressioni a religiosi, erano invece classificati
come reati comuni e di conseguenza giudicati da tribunali civili, presumibilmente pi clementi di quelli
militari.
Emma aveva armi? aveva chiesto Dalmau a sua madre in diverse occasioni.
No, non glielho mai permesso, ripeteva Josefa ogni volta. Sapevo bene quali potevano
essere le conseguenze dei provvedimenti eccezionali del capitano generale.
Eppure, i giorni trascorrevano e loro non riuscivano a sapere nulla. Linattivit, la
preoccupazione, la mancanza di notizie, il dolore... e quel prurito feroce che spingeva Dalmau a
strapparsi la pelle, tutto induceva a cercare di nuovo rifugio nel vino. Lalcol lo calmava, lo intontiva,
faceva sprofondare Emma nelloblio e addirittura gli concedeva un certo sollievo dal prurito. Ci
nonostante, il vino non riusciva a occultare ai suoi occhi il passo sempre pi lento e incerto di Josefa,
quando tornava dalle sue infruttuose visite al carcere. Quel giorno non aveva bevuto troppo, anche
perch in realt, a parte il bicchiere di vino che poteva ottenere ogni giorno in qualche mensa benefica,
non poteva permettersi grandi bevute quotidiane.
Osserv con attenzione quella donna sfinita: era pallida, le tremavano le mani, e nonostante la
temperatura piacevole di quel mese di settembre aveva le guance e la fronte imperlate di sudore. Ha la
febbre, pens. Una tosse secca e costante, sforzata, come se volesse espellere i polmoni, gli conferm
quellimpressione: sua madre era malata.
Le si avvicin.
Mamma, la chiam. Josefa parve non udirlo. Mamma, ripet, e questa volta si trov
davanti il volto sconosciuto di una vecchia... che lo interrogava con lo sguardo. Non devi andare alla
prigione. Sei malata.
Devo andare...
Dalmau la prese per il gomito e la costrinse dolcemente a voltarsi. Devi soltanto curarti, le
disse. Si guard intorno: la prigione era a pochi passi da l e alcune persone che attendevano con inerzia
lapertura delle porte erano stupiti alla vista di un mendicante scabbioso che parlava e toccava una
donna che sembrava malata. Forse voleva derubarla, pensarono in molti. Dalmau si rese conto che
stava rovinando tutto il suo lavoro di travestimento, ma non poteva lasciare sua madre in quelle
condizioni. Vieni con me, fin per decidere, prendendola per il gomito.
Figlio mio... mormor la donna. Emma...
Non ti preoccupare.
Dalmau si volt. Alcuni uomini lo stavano indicando. Non avrebbero impiegato molto a
giungere a delle conclusioni. Cera il rischio che lo denunciassero, ma questo non cambiava i doveri di
Dalmau. Affrett il passo e grid  mia madre! a una donna che si avvicinava sollecita a Josefa per
vedere se quellanziana che sembrava colta da un attacco di debolezza avesse bisogno di qualcosa.
Dalmau riusc a raggiungere calle Bertrellans senza che nessuno gli facesse caso. Aiut sua madre a
salire le scale, evitando che battesse contro gli spigoli di quella scala stretta e, una volta a casa, la
deposit sul letto. Non muoverti, la implor, mentre lei gi aveva chiuso gli occhi. In cucina trov
solo dellacqua, che Josefa bevve a grandi sorsi. Probabilmente non avrebbe voluto mangiare.
Trascorreva le giornate alla prigione e le notti alla macchina da cucire. Dalmau si sedette a lato del
letto, con la gola stretta e una gran voglia di piangere: tutto andava male. Fece per prenderle la mano,
ma tir bruscamente indietro la propria quando vide comera conciata: piena di croste e infetta. Ti
voglio bene, sussurr, disperandosi di non poterla baciare. Poi pul dove si era seduto e lasciata la
stanza entr in cucina. Sapeva che cerano dei risparmi. Li trov, erano nel solito nascondiglio, lo
stesso dove anche lui aveva conservato i propri quando lavorava nella fabbrica di don Manuel e la vita
gli sorrideva. Prese dieci pesetas. Basteranno? Ne prese altre dieci e sal al piano di sopra, dove viveva
Ramona, una vedova piuttosto amica di sua madre. La donna non appena vide quello straccione sulla
soglia tent di chiudergli la porta in faccia, ma Dalmau glielo imped bloccando luscio con un piede.
Sono Dalmau, le disse, parlando alla fessura della porta rimasta socchiusa. Sono il figlio di
Josefa, la vicina del piano di sotto. Dopo alcuni instanti di silenzio, Dalmau not che la pressione
della porta sul piede si faceva meno decisa. Mi dispiace presentarmi in questo modo... cos conciato.
Ti cercano, si ud da dietro la porta. La polizia  gi venuta varie volte.
Lo so.  per questo che mi sono camuffato.
E questo sarebbe un travestimento? fin per chiedere la donna dopo aver aperto la porta e
averlo squadrato dalla testa ai piedi. Sembri... insomma, ti sei mascherato da scabbioso!
Dalmau decise di non rispondere. Doveva andarsene in fretta da l. Intuiva che, ormai svelata la
sua identit, in ogni momento sarebbe potuta arrivare la polizia.
Prendete, disse a Ramona consegnandole il denaro. Mia madre  malata. Lho fatta
distendere sul letto. Non credo che sia niente di grave. Forse stanchezza, debolezza.
La sento lavorare giorno e notte, lo interruppe la donna, scuotendo la testa. Proprio ieri le ho
detto che si deve riposare. Aveva un brutto aspetto, e mi sono preoccupata.
Ho anche paura che mangi troppo poco, aggiunse Dalmau. Per non parlare delle angosce e
delle preoccupazioni che la logorano.
Lo so, si consuma per Emma, lo interruppe nuovamente Ramona. Ogni tanto mi affidavano
Julia... Tacque, pensosa, forse ricordando lallegria e la vita che la bambina aveva portato in quella
casa buia e triste, come tutte le altre del quartiere. E si dispera anche per te, naturalmente, concluse
poi, quasi imbarazzata per non averlo nominato prima. Anche per te.
Vi prendereste cura di mia madre, Ramona? la incalz Dalmau, quasi brusco per la fretta.
Non temere, promise la donna.  uninfinit di anni che viviamo nella stessa casa, e tua
madre  stata lunica che mi ha aiutata quando...
Il fracasso per le scale pose fine alla loro conversazione. Di sopra! grid qualcuno. Varie
persone salivano le scale di corsa, e il tintinnio di cinghie e metallo chiar subito quale fosse la loro
professione: poliziotti. Lhanno visto entrare! Svelti! Dalmau e Ramona sentirono i poliziotti che
sfondavano a calci la porta della casa di Josefa ed entravano urlando.
Polizia!
Dalmau Sala, siete in arresto!
Scappa! lo esort Ramona. Se non ti sbrighi, ti prenderanno.
Dalmau si lanci gi per le scale. Lavrebbero acchiappato non appena avessero scoperto che
non si trovava nellappartamento di sua madre, pens, perch si accorse di muoversi con impaccio,
anche a causa degli stracci, delle scarpe troppo grandi, della debolezza fisica provocata dalla vita
dellultimo mese. Inciamp e si torse una caviglia, ma riusc a ritrovare lequilibrio appoggiandosi ai
muri per non rotolare gi dalle scale. Sentiva ancora le grida che provenivano da casa di sua madre,
sempre pi nitide, come se i poliziotti fossero sul pianerottolo. Gli mancava solo una rampa di scale,
che scese zoppicando per lintenso dolore alla caviglia. Lavrebbero raggiunto; se non l, in strada.
 scappato, sent dire.
Non poteva fare nulla. Inciamp di nuovo, stava per arrendersi, quando nuove grida, stavolta di
donna, si aggiunsero alla confusione generale. Riconobbe la voce di Ramona. Sorrise e continu a
scendere le scale, saltando su una gamba sola e sorreggendosi con le mani alle pareti.
Aiuto! Soccorso! gridava Ramona. C uno straccione qui! I poliziotti cominciarono a
salire le scale e Dalmau arriv in strada. Si confuse tra la gente, che non appena lo vedeva si scansava,
e si diresse pi in fretta che pot verso le case in demolizione nelle vicinanze, dove aveva lavorato e
che quindi conosceva bene. Sapeva come nascondersi l sino a notte, poi avrebbe dovuto pensare a
come realizzare quello che aveva deciso di fare dopo essersi reso conto della sofferenza della madre.
Per quel giorno Josefa era affidata alle cure di Ramona, su questo poteva stare tranquillo, ma
lindomani, non appena avesse ripreso le forze, sarebbe certamente tornata alla prigione, dove come al
solito non avrebbe trovato risposta alle sue angosce, si sarebbe ammalata di nuovo e sarebbe morta in
quellambiente insalubre e malsano. Se non lindomani, sarebbe comunque accaduto il giorno dopo o
comunque in breve tempo, al sopraggiungere dellinverno con le sue febbri e le sue malattie
contagiose. La soluzione che si era presentata a Dalmau era di una semplicit disarmante: doveva
trovare il modo di proporre uno scambio tra se stesso ed Emma. Doveva consegnarsi alle autorit, ben
sapendo che il tribunale militare lavrebbe condannato a morte, su questo non aveva dubbi: come
mandante morale della rivolta sarebbe stato giudicato dai militari, e la condanna, considerata la durezza
delle pene gi eseguite per reati molto meno gravi, non poteva essere che la fucilazione nel fossato del
castello di Montjuc.
Emma, che grazie allostinazione di Josefa non aveva mai portato armi, non doveva essere
giudicata dai militari, anche se Dalmau non poteva prevedere che tipo di condanna le avrebbe
comminato il tribunale civile, per quante attenuanti potesse applicare. Era probabile che non sarebbe
stata condannata a morte, e nemmeno allergastolo o al confino, ma nulla garantiva che non le dessero
quindici o venti anni di prigione. Josefa non lavrebbe sopportato: sarebbe morta prima, di malattia o di
crepacuore. E Julia... La bambina sarebbe cresciuta senza lamore della madre, di certo reclusa in un
orfanotrofio ed esposta alle vessazioni delle monache, che si sarebbero vendicate con lei della guerra
che Emma aveva dichiarato alla Chiesa.
Dalmau aveva preso una decisione semplice: avrebbe dato la vita per assicurare la libert a
Emma. Nessuno si sarebbe opposto. Don Manuel di certo avrebbe fatto il possibile perch lo scambio
andasse a buon fine, e cos le tre persone che pi amava al mondo sarebbero state di nuovo unite. Sua
madre non solo avrebbe ritrovato laffetto di Julia, ma avrebbe anche avuto in Emma una persona cara,
capace di prendersi cura di lei infinitamente meglio di quanto lui non avesse fatto nel corso degli anni.
...
.
...
21.
...
.
...
Nascosto tra le alte file di canneto che erano cresciute lungo la ferrovia che portava in Francia,
Dalmau controllava il passaggio di chi si dirigeva verso Pekn. Sapeva che prima o poi gli sarebbe
passata davanti. Alcuni cani gli si avvicinarono seguendo la pista del suo odore tra le canne, che erano
in piena fioritura, grugnirono e latrarono ma poi se la diedero a gambe quando Dalmau tir calci a terra
un paio di volte; il fetore che emanava quello straccione impestato di scabbia non doveva essere
attraente neppure per loro e, se avevano dei padroni, questi avrebbero di certo pensato che corressero
dietro a qualche ratto.
Quella notte aveva trovato rifugio tra il pietrame delle case in demolizione; la cantina dove si
era nascosto con Emma non esisteva pi. Non aveva dormito. Si era grattato a pi non posso il viso, le
braccia e linguine, cio le parti del corpo che pi subivano lassalto della scabbia, mentre lincertezza
su come realizzare il suo piano lo teneva sveglio. Lidea era semplice, s, ma ogni volta che tentava di
definirne i dettagli le cose si complicavano. Non poteva presentarsi in una caserma o in qualche altra
sede di pubblica sicurezza, perch sarebbe stato subito arrestato e nessuno gli avrebbe dato in cambio la
libert di Emma. E non poteva neppure muoversi facilmente per Barcellona: se fino ad allora la scabbia
laveva protetto dalla curiosit, ora che il suo travestimento era stato scoperto chiunque lavrebbe
riconosciuto a metri di distanza. Era chiaro che gli serviva un intermediario, e scegliere la persona
adatta non era facile. Da quando era stata chiusa la Casa del Popolo non aveva pi modo di contattare i
dirigenti repubblicani, sempre che fossero disposti ad aiutarlo, perch non sapeva dove vivevano. E poi
sua madre laveva avvertito che tutti quelli che avevano svolto un ruolo nella causa dei lavoratori
facevano carte false pur di non essere associati alla rivolta sfociata nella Settimana Tragica. Tutti,
tranne lanarchico Ferrer Guardia, che era stato arrestato come istigatore della rivolta il 31 agosto
mentre cercava di scappare in Francia. Nel corso della notte, Dalmau aveva deciso che il mezzo pi
adatto per fare la sua proposta di scambio era attraverso la stampa, rivolgendosi a quegli stessi giornali
che erano riusciti a dipingerlo come un capopopolo della stessa pasta di Ferrer Guardia. Per questo se
ne stava nascosto nel canneto, in attesa che passasse Maravillas, lungo la strada che univa Pekn a
Barcellona, da dove si era allontanato come un animale ferito alle prime luci dellalba, quando era
ancora buio, trascinandosi e nascondendosi a ogni movimento sospetto. La trinxeraire lo avrebbe
aiutato? Fidarsi di quella ragazzina sembrava una mossa rischiosa, anzi una vera follia, visto che erano
in gioco la sua vita e la libert di Emma. Dalmau ripens alle altre possibilit gi prese in esame, che
prevedevano tutte un suo ritorno a Barcellona, dovera certo che sarebbe stato arrestato. Non aveva
alternative: doveva affidarsi a Maravillas. Lultima volta laveva aiutato, e ora non cera il denaro a
guastare le cose, visto che don Manuel non aveva offerto nessuna ricompensa a chi lo avesse preso;
forse i militari glielo avevano vietato, producendosi ancora una volta in un capolavoro di
quellarroganza tipicamente spagnola che rifiutava ogni tipo di collaborazione e dava per scontato che
prima o poi lesercito avrebbe catturato il ricercato. Se non aveva speranza di ottenere denaro da altri,
la trinxeraire probabilmente sarebbe stata disposta ad aiutarlo, anche se neppure lui avrebbe potuto
ringraziarla in modo tangibile. Le riflessioni sulla miseria in cui versava gli fecero ricordare che da
oltre un giorno non mangiava nulla. Per ingannare la fame mordicchi le foglie delle canne, fino a
ritrovarsi con la gola riarsa e un orribile sapore in bocca. Il sole era al suo zenit: mezzogiorno.
Lautunno era iniziato da poco, ma faceva ancora caldo, anche l, a pochi metri dal mare, dove la
brezza rinfrescava laria. Si chiese se non fosse meglio lasciare il nascondiglio e dirigersi direttamente
a Pekn in cerca di cibo, ma ci ripens, perch in realt non si fidava neppure di don Ricardo, e non si
sarebbe stupito se il trafficante lavesse consegnato alle autorit in cambio di denaro e di qualche altro
beneficio. No, quel delinquente obeso gli sembrava ancora peggio della ragazzina.
Maravillas non pass da quella strada per tutto il giorno. Quando si fece notte, Dalmau
attravers le rotaie e si diresse al vicino cimitero del Poblenou lungo sentieri sterrati illuminati solo da
una luna immensa, il cui splendore sembrava voler infondere coraggio ai viandanti. Sapeva che da
quelle parti cera un altro gruppo di baracche, misere e cadenti come quelle di Pekn, dove sperava di
trovare qualche compagno di sventura. Tre mendicanti riuniti intorno alle braci di un fuoco gli
offrirono un tozzo di pane raffermo che Dalmau prefer inghiottire senza guardare e cercando di non
sentirne il sapore. Lacqua da bere era sporca e calda. Questa ammazza pi della scabbia, comment
ridendo luomo che gli pass un bicchiere scheggiato pieno di quel liquido poco invitante. Non gli
offrirono invece neppure un sorso della bottiglia di vino che si stavano dividendo, n lui ne chiese, e
quando gli altri cominciarono ad addormentarsi torn al canneto.
La mattina dopo, rischi di non fermare la trinxeraire per la sorpresa che lo colse nel vedere da
chi era accompagnata. Alla fine usc dal canneto. Credevo che tuo fratello fosse morto, le disse senza
salutarla, indicando Delfn.
Nessuno dei due trinxeraires mostr la minima sorpresa per laspetto di Dalmau.
E perch credevi che fosse morto? indag Maravillas con aria indolente.
Perch me lavevi detto tu.
No.  qui, non lo vedi? rispose lei. Tu sei morto? aggiunse, rivolgendosi a Delfn.
Il ragazzo rispose con la sua solita smorfia ottusa, come se largomento gli fosse del tutto
indifferente. Lennesima bugia, si disse Dalmau, e torn a chiedersi se aveva senso contare sullaiuto di
una ragazza che ammazzava e resuscitava il fratello con tanta disinvoltura; cap per che ormai non
poteva pi tirarsi indietro, si era scoperto. Bene, allora mi congratulo con Delfn che non  morto,
disse, senza approfondire la questione. E subito affront il tema che gli stava a cuore: Ho bisogno del
tuo aiuto.
Si studiarono a vicenda. Maravillas teneva gli occhi fissi sulle vesciche della scabbia e sui graffi
che Dalmau si era procurato apposta; lui, invece, la guardava pensando che il tempo trascorso
dallultima volta che si erano visti non aveva fatto altro che maltrattare senza sosta quelle migliaia di
bambini abbandonati che dovevano fare della citt la loro casa. Maravillas non era cresciuta, non era
ingrassata, non dava alcun segno di vitalit.
Cosa ci guadagneremo? chiese Delfn. Cosa ci puoi dare? Sappiamo che ti cercano anche le
pietre.
Il tema del denaro era forse lunico che riusciva a risvegliare linteresse del trinxeraire, comera
accaduto sette anni prima quando gli aveva detto che per dipingere nuda sua sorella avrebbe dovuto
sborsare di pi.
Io non ho niente, rispose Dalmau, spalancando le mani vuote. Ma quando tutto si sar
sistemato come spero, mia madre e la mia... fidanzata  os dire, facendo sobbalzare lievemente
Maravillas  vi pagheranno bene. Ne sono certo.
Sicuro?
S.
La sua fidanzata. La mia fidanzata, la mia fidanzata, la mia fidanzata, ripet Dalmau ad alta
voce. Gli piaceva ascoltarsi mentre diceva quelle parole. Sarebbe morto per Emma, e non aveva paura,
anzi provava un forte senso di orgoglio. Maravillas aveva rispettato limpegno, e Dalmau era riuscito a
placare langoscia che lo stritolava da quando le aveva chiesto il favore. La ragazza, oltre ad acqua e
cibo, poco e quasi marcio, e a un rimedio per la scabbia a base di polvere di zolfo accompagnato da un
commento laconico  C sempre qualcuno che se la prende , aveva procurato a Dalmau qualche
foglio di carta e una punta di matita con cui aveva scritto un messaggio destinato al direttore di La
Vanguardia. Si trattava di uno dei giornali autorizzati dal governo, che il giorno dopo aveva pubblicato
la nota di Dalmau in prima pagina, con lo stesso rilievo dato a un lungo necrologio che annunciava la
morte di un nobile, un barone, un importante notabile, di valore tale che il vescovo di Barcellona
concedeva milleduecento giorni di indulgenza per ogni atto di piet o carit cristiana offerto in
suffragio allanima del defunto. Se uno faceva due atti di piet, guadagnava duemilaquattrocento giorni
dindulgenza, aveva pensato Dalmau. Se poi si voleva continuare con i raddoppi... forse alla fine anche
lui si sarebbe salvato! Sorrise con aria cinica. Ottanta chiese bruciate, e quelli continuavano come se
niente fosse. Sorrise di nuovo, questa volta con tristezza. E di fianco a quel magnifico regalo divino,
ottenibile in cambio di qualche preghiera e di qualche elemosina in ricordo di un nobile che di sicuro
aveva interessi nel Rif, e quindi in quella guerra che aveva dato origine agli eventi culminati con la
Settimana Tragica, Dalmau aveva visto scritta a stampa la sua offerta sulla copia di giornale che
Maravillas gli aveva portato, senza conoscere il contenuto della lettera per il direttore che le aveva
affidato. Il pittore Dalmau Sala, ricercato come mandante morale delle recenti rivolte a cui ha
partecipato attivamente, propone di consegnarsi alle autorit in cambio della liberazione di una
detenuta repubblicana: la Professoressa. Poi il giornalista, dopo un riassunto breve e del tutto inesatto
della vita e delle opere di Dalmau e di Emma, si perdeva in una serie di considerazioni sui pro e i
contro dello scambio, che doveva svolgersi nella redazione del giornale, sempre che le autorit, a
giudizio dei redattori di La Vanguardia e degli altri giornali invitati allevento, garantissero le
condizioni affinch Dalmau non fosse arrestato prima di giungere alla sede del giornale, e che Emma
venisse liberata senza ulteriori pendenze non appena il pittore si fosse consegnato.
Lannuncio di Dalmau era stato ormai pubblicato. Non cera pi spazio per un ripensamento,
ma daltronde non ne aveva neppure la tentazione. Per la prima volta da molto tempo si sentiva vivo,
completo, forse persino pi di quando aveva regalato i suoi quadri alla Casa del Popolo. Stava offrendo
tutto se stesso per la liberazione di Emma, la persona che aveva amato per tutta la vita a dispetto delle
continue difficolt che avevano ostacolato i loro rapporti. Lei gli aveva dato un bacio. Lo aveva fatto
dopo averlo rifiutato mille volte, e lui, che non aveva mai creduto alla sincerit dei suoi insulti, aveva
finalmente colto tutto lamore e il perdono di Emma in quel bacio: quelle labbra che avevano
semplicemente sfiorato la sua guancia lo portavano ora al patibolo. Unita allimmagine di Emma, gli
torn in mente quella di sua madre: probabilmente non approvava la sua decisione, si disse Dalmau, ma
lui sapeva di averle causato solo problemi. Era persino giunto ad alzare le mani su di lei. Emma, al
contrario, aveva assicurato a Josefa la stabilit economica e, soprattutto, unimmensa felicit che aveva
dato un senso alla sua vita: Julia. Perdonami, mamma, implor nella notte, ancora nascosto nel
canneto: l si era ormai creato un minuscolo rifugio facendosi spazio tra le piante e intrecciando alcune
canne su cui aveva legato uno strato di foglie per formare una sorta di tenda, dove stare al riparo mentre
attendeva notizie da Maravillas.
A intervalli regolari, a ogni passaggio del treno, il mulinello daria e la vibrazione del terreno e
delle canne finivano per smontare il suo riparo di fortuna.
Lo scambio proposto da Dalmau diede nuovo impulso al dibattito che infiammava lopinione
pubblica sullopportunit o meno di mostrare indulgenza verso i detenuti. Cera chi chiedeva
lamnistia, chi invocava una repressione ancora pi dura di quella in corso. La gente, incitata dai
giornali, discuteva entrambe le possibilit e si chiedeva se fosse opportuno liberare unattivista
repubblicana di spicco pur di arrestare un uomo che, secondo i cattolici pi reazionari e conservatori,
era stato tra i principali ispiratori della rivolta contro la Chiesa. La stampa contraria allo scambio
sosteneva che lo Stato non doveva cedere e, con grande orrore dei borghesi e delle autorit, giunse a
pubblicare la riproduzione dei quadri con cui Dalmau aveva incitato i lavoratori a bruciare gli edifici
religiosi e a violare le monache. Don Manuel Bello, assediato dai giornalisti, dichiar con ferocia che
per quanto lo riguardava avrebbe volentieri liberato tutti i repubblicani detenuti, pur di processare e
condannare chi aveva approfittato dellignoranza e della miseria degli operai per farli sollevare contro
la Chiesa in modo tanto subdolo e violento. Lex maestro del pittore addossava insomma tutta la colpa
della Settimana Tragica a Dalmau; neanche Lerroux, che pure aveva esortato pubblicamente i suoi a
bruciare le chiese e violentare le suore, veniva considerato responsabile quanto Dalmau, dal momento
che si trovava in esilio.
Questultima fu la posizione che fin per imporsi con il passare dei giorni, soprattutto in virt
delle pressioni dellalto clero sul capitano generale, sotto il cui comando si continuavano a celebrare
processi parecchio sommari, che si concludevano spesso con la condanna a morte, talvolta commutata
in ergastolo, ed eseguita in molti casi nei fossati del castello di Montjuc. Dalmau seguiva gli eventi
attraverso i giornali, a volte vecchi di qualche giorno, che Maravillas gli portava assieme allacqua, al
cibo e allo zolfo che riusciva a ottenere dai dispensari municipali dove si presentava con qualche
trinxeraire scabbioso che dichiarava di volersi curare, ma che poi le cedeva il rimedio. Era quella
lunica allegria di cui Dalmau poteva godere: leffetto benefico del rimedio a base di zolfo. Il prurito
infatti era diminuito, ma la sua ansia cresceva. Dalmau era consapevole di non poter restare ancora a
lungo sotto quella tenda improvvisata. I cani, che prima si spaventavano, ora si erano abituati alla sua
presenza, avvicinandosi sempre pi spesso. E qualche curioso aveva gi ficcato la testa nel canneto.
Chi non riusciva ad abituarsi era Maravillas. La trinxeraire si sentiva tradita. Il giorno in cui
Dalmau le aveva consegnato la nota da portare al giornale e lei aveva chiesto cosa vi fosse scritto,
perch non sapeva leggere, lui le aveva spiegato di voler rendere pubblici alcuni fatti che avrebbero
portato allarresto di alti prelati. Devi scappare non appena avrai consegnato il biglietto, le aveva
ordinato Dalmau, inutilmente, perch Maravillas scappava sempre a gambe levate dopo essersi
avvicinata pi del dovuto a qualche rispettabile cittadino. E lo stesso aveva fatto in quelloccasione,
scoprendo per il giorno dopo, dalla voce degli strilloni, che in realt era stata portatrice della condanna
a morte di Dalmau.
Maravillas non ignorava ci che stava accadendo. Era al corrente dei processi militari e delle
durissime sentenze che quei tribunali emettevano. Anzi, le capitava spesso di girare nei dintorni,
sempre affollati di gente molto inquieta, per arraffare tutto ci che le capitava a tiro: un portafogli, un
capo dabbigliamento smarrito, a volte anche una borsetta... In quei luoghi la gente discuteva, litigava,
piangeva e gridava, dimenticando di fare attenzione ai propri effetti personali. Oltre a rubare, per,
Maravillas veniva a sapere tutto quello che accadeva. Sapeva che i militari davano la caccia a Dalmau,
che si diceva fosse stato lui a organizzare tutto il putiferio delle chiese. Lei non ci aveva mai creduto,
ma provava comunque gratitudine per chi lo aveva fatto, che fosse Dalmau o chiunque altro, perch
saccheggiando chiese e conventi aveva raggranellato un bel po di denaro, che poi lei e Delfn avevano
speso con la stessa facilit con cui lavevano ottenuto, in alcol, scommesse insensate e ninnoli assurdi,
a meno che qualche altro trinxeraire non glielo rubasse a sua volta.
Tuttavia, Maravillas non poteva accettare che Dalmau offrisse la propria vita in cambio di
quella di Emma, la ragazza che non aveva voluto darle un tozzo di pane quando lei glielo aveva
chiesto. Trovate Emma! Trovate Emma! Le suppliche di Dalmau le risuonavano ancora nella testa.
Maravillas laveva ingannato finch lui non aveva rinunciato a trovarla. Poi, tempo dopo, laveva
rivista, incinta del muratore. Non avrebbe mai dovuto far imbizzarrire il cavallo che passava sotto il
cantiere, si disse, perch se il muratore non fosse morto Emma probabilmente avrebbe finito per
scodellargli un rosario di figli e avrebbe perso ogni attrattiva agli occhi di Dalmau. Tanto lei,
Maravillas, a cosa avrebbe potuto aspirare con Dalmau? Sapeva bene di non poter aspirare a un bel
niente, ma la disturbava vederlo affascinato, innamorato di unaltra. Rabbia, fastidio e gelosia
sintrecciavano in un turbine di sentimenti spiacevoli, che la inducevano a insultare e malmenare
chiunque avesse vicino in quel momento. Era come quando Delfn chiacchierava e rideva con qualche
altra trinxeraire, o come quando lo sentiva strofinarsi contro alcune di loro, di notte, sospirando e
ansimando. Imbecille! Era un imbecille; per era suo, il suo imbecille.
E Dalmau sarebbe morto per quella donna. Maravillas non poteva rimediare alla decisione di
quel sacrificio. Lui laveva imbrogliata mentendole su cosa cera scritto su quel pezzo di carta; se lei
avesse saputo che si chiedeva la libert per la moglie del muratore, non avrebbe mai acconsentito a
consegnarlo al giornale. E ora, non poteva evitare che i soldati lo fucilassero, ma neppure poteva
permettere che la sua morte portasse vantaggio a quella poco di buono della sua fidanzata. Piuttosto,
preferiva guadagnarci qualcosa lei, e che quella donna venisse pure uccisa dai soldati o gettata in pasto
ai cani: se lo meritava.
Ragionando cos, Maravillas oltrepass il cimitero del Poblenou e senza dire nulla si lasci
dietro anche il nascondiglio di Dalmau. Delfn, che la seguiva a pochi passi di distanza, fece un cenno
dassenso, ma non apr bocca. Poco pi avanti la trinxeraire gett a terra con rabbia i giornali che
portava, assieme al cibo e a una nuova razione di zolfo per la scabbia. Delfn annu di nuovo, questa
volta con entusiasmo.
Voglio venderti di nuovo il pittore, disse Maravillas a don Ricardo, una volta arrivata a Pekn
nella baracca con la stufa che spandeva fumo dove luomo, grasso come sempre, era seduto nella sua
poltrona con le gambe avvolte in una coperta nonostante il clima tiepido; il ritratto dai colori gi scuriti
appeso alla parete alle sue spalle.
Tu dovresti deciderti a lavorare per me, piccola bastarda, le rispose don Ricardo. Hai una
virt assai rara: quella di saper vendere due volte la stessa merce, e a un prezzo sempre maggiore!
aggiunse e scoppi a ridere.
Il ricettatore sapeva molto bene quanto valesse in quel momento Dalmau. Esercito e autorit
forse non avrebbero sborsato un soldo, troppo impegnati ad arricchirsi con i fondi pubblici per perdere
tempo e denaro nella cattura di un fuggitivo, ma la Chiesa, quellanima pia a cui Dalmau aveva rubato
la croce con le reliquie di... Qual era il santo?, pens. Non ricordava, ma non aveva importanza... Quel
gran bigotto avrebbe senzaltro pagato una fortuna per il pittore e, come lui, tanti altri ipocriti
bacchettoni che avevano lunico scopo di ottenere lumiliazione pubblica di chi aveva messo in dubbio
lautorit della Chiesa, per riprendere cos il controllo della societ spaventando i fedeli con le loro
storie di peccato e fuoco eterno. Don Ricardo in altre occasioni aveva gi ottenuto lauti guadagni da
tutta quellipocrisia, soprattutto quando uno di quei baciapile decideva per un attimo di dimenticare la
moglie, tanto pudica quanto grassa, vecchia, sformata, antipatica e frigida, e si consolava con qualche
bambina tra gli otto e i dieci anni, vergine, pulita e innocente.
E che si fa della ragazza con cui il tuo pittore vorrebbe far cambio? chiese don Ricardo, pur
avendo gi intuito le intenzioni di Maravillas.
Non  il mio pittore,  il tuo.
Don Ricardo scroll le spalle.
Maravillas anche. Quella non fa parte dellaccordo, disse infine.
Ti dar il dieci per cento del guadagno, propose don Ricardo, dopo aver segnato il destino di
Emma con un cenno della testa.
La contrattazione si concluse con un accordo per il venti per cento, e un paio di scagnozzi
accompagnarono Delfn al canneto.
Pittore, il capo ti aspetta! grid uno dei due uomini dalla strada, una volta raggiunto il punto
dove il ragazzino indic il nascondiglio di Dalmau.
Il solito cane di don Ricardo era gi entrato nel canneto e abbaiava con forza.
Dalmau non rispose. Si chiedeva se chinarsi a calmare il cane con una carezza o se tirargli una
pedata.
Non obbligarci a venirti a prendere, lo minacci il secondo energumeno. Sarebbe peggio per
te.
Dalmau conosceva entrambe le voci i cui toni, accenti e inflessioni lo riportavano a un periodo
turbolento di cui ancora serbava memoria. Dopo lo sconcerto iniziale, cap presto che Maravillas lo
aveva di nuovo tradito, e si maledisse per aver commesso due volte lo stesso errore. Valut le varie
opzioni. Poteva scappare, con il cane che gli sarebbe corso dietro abbaiando, cercando di mordergli le
caviglie. In due falcate gli inseguitori lavrebbero raggiunto: erano uomini forti e addestrati, lui lo
sapeva bene, aveva gi avuto a che fare con loro. E poi, se anche fosse riuscito a fuggire, dove sarebbe
andato? Dove si sarebbe potuto rifugiare? Lo cercavano dappertutto.
Cosa vuole don Ricardo? domand infine sbucando dalle canne.
Uno degli scagnozzi del trafficante alz le spalle e volse al cielo i palmi delle mani per fare
intendere che non lo sapeva.
Non sono affari nostri, rispose laltro.
Ma tu sai che il capo ti apprezza, aggiunse il primo, con una sfumatura dironia nella voce,
avviandosi lungo la strada per Pekn dopo averlo spinto tra s e il compagno. Sei il suo pittore
preferito!
Emma entr nellaula di giustizia scortata da due poliziotti. Indossava gli stessi abiti del giorno
in cui lavevano arrestata, oltre un mese e mezzo prima, che per erano stati lavati, bench fossero
spiegazzati. Entr pulita e pettinata, con la schiena dritta, piena di orgoglio e dignit, sapendosi
osservata dai giornalisti, dal pubblico dei curiosi, dal giudice e dalla giuria, nonch dal pubblico
ministero e dal proprio avvocato, al servizio del Partito repubblicano, con il quale aveva potuto parlare
il giorno prima.
Avvertite Josefa, aveva chiesto alluomo. Quellavvocato era la prima persona di fiducia con
cui aveva avuto lopportunit di parlare. Emma era al corrente della proposta di scambio di Dalmau, ma
non la approvava. Ditele di cercare suo figlio e convincerlo a lasciar perdere la proposta. Non voglio
essere liberata in cambio del suo arresto.  meglio che fugga... Che si faccia carico di mia figlia e
scappi in Francia. Avete capito bene? aveva insistito. Non intendo accettare lo scambio che propone
Dalmau Sala. Ditelo a sua madre!
Quello era il primo processo celebrato dai tribunali ordinari, come se i giudici di Barcellona
avessero reagito a modo loro alla proposta lanciata da Dalmau, decidendo dintervenire prima che le
autorit dirette da Madrid potessero prendere una decisione. Emma cerc Josefa tra il pubblico. La
vide, ormai guarita dalla malattia, seduta in modo rigido, forse un po pallida e con i capelli sempre pi
bianchi raccolti a crocchia, ma dallaspetto saldo e pronto ad ascoltare la sentenza, sempre che vi si
arrivasse quel giorno. Da lontano Emma tent di leggerle nello sguardo la risposta al messaggio
inviatole tramite lavvocato, ma Josefa rimase imperturbabile, ieratica.
I giudici imposero il silenzio e furono letti i capi daccusa, poi Emma venne chiamata a deporre.
Rispose di no a tutte le domande del pubblico ministero, che le chiedeva se avesse partecipato a un
attacco piuttosto che a un altro, e rispose con dovizia di particolari alle domande benevole
dellavvocato della difesa, che si era posizionato strategicamente davanti alla giuria popolare, i cui
membri sorridevano allimputata. Non c ragione di regalare loro la tua libert, aveva argomentato
lavvocato di fronte agli scrupoli di Emma, che non voleva mentire. Lei aveva bruciato chiese e collegi!
Laveva fatto! S, lo so, ma negare i fatti non  vigliaccheria, aveva insistito luomo.  intelligenza.
Saranno loro a doverli dimostrare, quei fatti.
Dopo Emma, furono chiamati a deporre i testimoni, ovvero alcuni religiosi e due abitanti degli
edifici attraverso i quali erano passati i giovani barbari guidati da Emma. Nessuno conferm le
deposizioni fatte alla polizia e al giudice istruttore. Forse... Non sono sicuro. Mi era sembrato
cos solo in quel momento. Ho subito pressioni dalla polizia. Dubbi, ritrattazioni; insomma,
nessuno incastr Emma in modo inoppugnabile. Il pubblico ministero mostr alla corte alcune denunce
frutto della campagna di delazione promossa dai cattolici reazionari, dove si raccontavano nel dettaglio
i fatti a cui Emma aveva preso parte nel corso della Settimana Tragica.
Tuttavia, i giudici non le accolsero come prove, perch erano tutte anonime. Se qualcuno
vuole denunciare questa donna che si presenti in aula, e lo faccia, concluse il presidente del tribunale.
Poi rimase in silenzio per circa un minuto  un tempo che parve lunghissimo  come se davvero
aspettasse che il pubblico ministero gli facesse comparire davanti alcuni di quei delatori. Non si
present nessuno e il giudizio fu liquidato in un paio dore. La giuria non dovette neppure ritirarsi per
deliberare.
Innocente! annunci il portavoce della giuria dopo un incrocio di sguardi tra i presenti.
Una parte del pubblico si mise ad applaudire. I giornalisti scapparono per raggiungere le
redazioni e trasmettere la notizia. Emma ringrazi lavvocato del partito per il suo aiuto, e presto
interruppe i convenevoli per correre da Josefa che la aspettava, in piedi.
E Julia? Dov la mia bambina? chiese.
Quanto era accaduto a Emma si ripet per la maggior parte degli arrestati che furono giudicati
dai tribunali civili di Barcellona. Con grande disperazione dei pubblici ministeri governativi, quasi
duemila persone furono rimesse in libert al termine di processi nei quali i rappresentanti del clero,
dopo una prima deposizione accusatoria, rifiutavano di collaborare con la giustizia per non esacerbare
lodio degli operai verso la Chiesa; i testimoni, confusi da un pubblico ostile, ritrattavano le
dichiarazioni precedenti, mentre giudici e giurie simpatizzavano con gli accusati. Barcellona
rispondeva in questo modo alla durezza delle sentenze emesse dai tribunali militari. Un giornale
radicale giunse addirittura a titolare cos un articolo in prima pagina: La citt applaude la rivoluzione!
E non era forse vero? I ribelli avevano rispettato la vita dei religiosi, oltre che i beni di borghesi
e cittadini. Non avevano danneggiato o incendiato nessun edificio civile, commerciale o industriale. I
ceti pi elevati erano rimasti a guardare senza muovere un dito, tra feste e balli, lincendio di chiese e
conventi che nessuno si era preoccupato di difendere: n lesercito, n la polizia, n i fedeli. In seguito,
gli stessi cittadini avevano dato la colpa allinvasiva presenza di istituzioni religiose in citt, dovuta al
fatto che la Spagna  e Barcellona quanto le altre citt se non di pi  aveva accolto tutte le comunit
religiose espulse da altri Paesi, come Francia, Cuba, Porto Rico o Filippine.
In questa situazione, Madrid esigeva che il governatore di Barcellona prendesse a pretesto i fatti
della Settimana Tragica per stroncare con qualunque mezzo lanarchia che imperversava da anni, e
liberare la Spagna dal cancro del terrorismo.
Erano due punti di vista radicalmente opposti. Due maniere inconciliabili dintendere la
giustizia: quella di Madrid era dura, implacabile, feroce e imperniata sulla repressione militare; quella
dei tribunali civili era invece pi comprensiva, flessibile, clemente.
Emma, accompagnata da Josefa, usc dal tribunale, accolta dalle congratulazioni dei presenti.
E ora? Cosa ne sar dello scambio proposto dal pittore Dalmau Sala? le domand un
giornalista armato di matita e blocco per gli appunti.
Maravillas non ud la risposta di Emma a quella domanda, che lei stessa si era posta per tutta la
mattina: cosa sarebbe accaduto se Emma fosse stata assolta? Come gi accaduto con numerosi
procedimenti militari, la trinxeraire aveva voluto assistere al processo civile nel quale si sarebbero
discusse le responsabilit della donna che Dalmau amava, un processo annunciato da tutti gli strilloni
che vendevano i giornali; cos aveva trascorso il tempo delludienza a girovagare tra la gente rimasta
fuori dal tribunale.
Con lassoluzione di Emma, le cose prendono tutta unaltra piega, pens Maravillas. Dalmau
non avrebbe pi voluto morire. Il suo sacrificio per quella donna non era pi necessario, e di certo lui
non avrebbe pi voluto consegnarsi alle autorit e subire un processo militare. Maravillas comprese che
le sue azioni avevano peggiorato la situazione del pittore: ora che lo scambio con Emma non aveva pi
senso, don Ricardo lavrebbe comunque consegnato al miglior offerente. E sarebbe stata tutta colpa
sua.
Sai dov Dalmau? Maravillas ud con sorpresa la domanda che Emma faceva a Josefa dopo
essersi liberata del giornalista.
Le stava pedinando, quasi senza precauzioni. Le due donne camminavano spensierate,
assaporando una libert che solo poche ore prima quasi non avevano osato immaginare.
No, rispose Josefa, udita distintamente da Maravillas. Si era travestito da mendicante, aveva
voluto addirittura contagiarsi con la scabbia per sfuggire allarresto, ma poi ha dovuto aiutarmi... e
lhanno smascherato.  stata tutta colpa mia.  riuscito a fuggire, per da quel momento non ho saputo
pi nulla di lui, finch non hanno pubblicato la sua proposta di scambio sui giornali.
Maravillas fu tentata dinserirsi nella conversazione e tranquillizzare quella madre rivelandole
che la scabbia del figlio era quasi scomparsa. O, almeno, cos le era parso di vedere, nascosta dietro il
paravento nero con la lacca scrostata della baracca dellomone, su cui sintravedevano ancora delicati
motivi decorativi orientali; lo stesso paravento dietro il quale si era nascosta la prima volta che aveva
portato Dalmau da don Ricardo quel giorno in cui glielo aveva venduto come un rifiuto umano. Non
voleva che Dalmau sapesse che laveva tradito; preferiva pensasse che era stata uniniziativa di Delfn.
Dove potrebbe essere? Fu Josefa a porre quella domanda, anche se di certo Emma si chiedeva
la stessa cosa.
In mare, fu sul punto di rispondere Maravillas. S, era l che don Ricardo nascondeva i suoi beni
pi preziosi quando temeva che corressero dei rischi: una semplice barca da pesca, di quelle che si
tiravano in secco sulla spiaggia, manovrata da un paio di marinai a lui fedeli, che poteva essere
allontanata dalla costa, fuori vista, in qualsiasi momento, per poi essere recuperata dopo qualche
giorno, se possibile, oppure abbandonata al suo destino. In quel modo Dalmau era diventato
introvabile, come quando don Manuel, ricevuta lofferta di don Ricardo, disposto a cedergli Dalmau
per cinquemila pesetas in oro, aveva allertato la polizia, che si era presentata a Pekn convinta di
trovarlo l e di sottrarre il pio cittadino al ricatto del delinquente.
Nessuno aveva tradito.
Nessuno aveva fiatato.
Le perquisizioni non avevano prodotto nessuna prova.
Non avevano trovato niente.
Dite a quei bravi cristiani che ora il prezzo  salito a settemilacinquecento pesetas in oro,
aveva sussurrato don Ricardo al commissario che coordinava linutile perquisizione.
Non dovresti essere cos avido, aveva replicato il poliziotto. Cosa te ne fai di quel pittore se
non lo vendi a noi?
Sono gi in contatto con alcuni repubblicani francesi che sinteressano alla sua sorte, aveva
mentito in modo spudorato il delinquente. Ricordate: settemilacinquecento pesetas in oro.
Il prezzo era poi salito a diecimila pesetas dopo che una persona meritevole della massima
fiducia, o cos si assicurava, aveva imbrogliato don Manuel Bello e tutto il circolo di bigotti del
Comitato per la difesa sociale indicando loro il luogo esatto in cui era nascosto Dalmau. Per
loccasione si era mosso anche lesercito, ma neppure quellazione a sorpresa, che aveva seminato il
caos nelle baracche di tutta Pekn, aveva portato a nulla.
Maravillas sapeva che i cattolici oltranzisti si erano impegnati a pagare le diecimila pesetas
doro. Don Manuel Bello aveva versato quasi un terzo della somma, e il resto era stato raccolto tra altri
bravi cristiani di considerevole fortuna. Presto avrebbero potuto vedere alla sbarra degli imputati
luomo che con i suoi quadri blasfemi aveva fomentato le masse operaie, scatenandole contro la
Chiesa. Lo stesso Dio meritava o, meglio ancora, esigeva quella pubblica riparazione.
Dalmau verr a sapere della tua liberazione e non si consegner. Le parole di Josefa,
pronunciate quando le due donne erano ormai quasi giunte in calle Bertrellans, sembravano esprimere
un desiderio pi che una certezza.
No, certo, non si consegner, le diede ragione Emma. Lesito del processo sar pubblicato
su tutti i giornali e Dalmau verr a saperlo.
E invece s, si consegner.
Quando le due donne si voltarono verso di lei, Maravillas chiuse gli occhi.  fatta. Lho detto,
pens la ragazzina. Dalmau non doveva morire. La trinxeraire strinse le labbra: lui era lunica persona
al mondo che, a volte, le aveva provocato una specie di palpito e in altre occasioni, quando laveva
visto soffrire, la sensazione che le si lacerasse lo stomaco, uguale a quella che provava quando non
mangiava per vari giorni di fila. Credeva di sapere di cosa si trattava; intuiva il significato di quelle
sensazioni, ma non aveva mai osato definirle a voce alta. Si era limitata a sussurrarne il nome in un
mormorio spezzato durante quelle notti in cui avevano trovato Dalmau buttato per strada, sfatto dalla
droga, privo di sensi, e lei gli si era inginocchiata vicino e gli aveva accarezzato i capelli. No, non
poteva lasciar morire Dalmau, anche a costo di spingerlo tra le braccia di quellarpia che le aveva
rifiutato lelemosina. Avrebbe perso molto denaro, sempre che lobeso non avesse gi progettato di
uccidere lei e Delfn, e di tenersi la loro parte: duemila pesetas doro valevano la scomparsa di due
mendicanti di cui nessuno avrebbe mai chiesto conto. Duemila pesetas! Impossibile! Maravillas sapeva
che don Ricardo non lavrebbe mai pagata e che sarebbe forse arrivato a ucciderla. Il trafficante sapeva
che Maravillas non aveva tradito Dalmau per denaro, bens per uninconfessata gelosia: lunica cosa
che desiderava era la rovina della fidanzata del pittore. Tuttavia, se Emma era libera, non aveva alcun
senso che Dalmau morisse. Maravillas sorrise prima di riaprire gli occhi e guardare le due donne che la
fissavano con espressione interrogativa da una prudente distanza, la stessa che la maggior parte delle
persone si sforzava di mantenere dopo aver preso nota dei cenci che indossava, della sua sporcizia e del
fetore che emanava.
Che hai detto? chiese Emma. Stiamo parlando della stessa persona?
S, stiamo parlando di Dalmau. E non  che lui pensa di consegnarsi alla polizia, ma ci penser
don Ricardo, quello di Pekn, a venderlo. Anzi, credo che lo abbia gi venduto. Manca solo la
consegna. Oggi, o domani...
Emma si port le mani al viso.
E tu come lo sai? domand Josefa.
Maravillas non rispose. Non riusciva a staccare gli occhi da Emma. La ragazza singhiozzava
dietro il riparo delle dita, il corpo era agitato dai singulti. Una lacrima scese lungo la guancia sudicia
della trinxeraire, e questo la sorprese.
Rispondi, le ordin Josefa.
Maravillas non apr bocca.
Perch dovremmo fidarci di te, se non ci dici nulla?
Perch vostro figlio mi ha rubato lanima, nel caso ne avessi una. Ricordate? disse la
trinxeraire. Josefa spalanc gli occhi. Emma si tolse le mani dal volto. Maravillas guard le due donne,
ma prima di proseguire dovette schiarirsi la voce, poi riprese, rivolta a Emma: Non ho mai provato
tanta invidia per qualcuno come il giorno in cui ho trovato quei disegni in cui eri ritratta nuda. Mi sono
guardata in uno specchio che cera l, e... Approfitt della breve pausa per far scorrere lo sguardo sui
propri seni inesistenti, sul ventre, sulle gambe; ogni parte del suo corpo era nascosta e alterata dagli
stracci che indossava. Sul volto comparve una smorfia incomprensibile. Da quel momento ti ho
odiata, ti ho odiata a tal punto che sono riuscita a umiliarti e a toglierti Dalmau. Maravillas non aveva
mai fatto un discorso cos lungo, tantomeno rivolto a persone che in circostanze normali lavrebbero
evitata o lavrebbero scacciata in malo modo. Invece, quelle due donne le prestavano attenzione. Si
sent come se per la prima volta nella vita stesse facendo qualcosa che valeva la pena fare, e quella
sensazione le diede una sicurezza in se stessa mai provata prima. E va bene, hai vinto tu, afferm con
decisione. Te lo restituisco. Non voglio che muoia. Devi sbrigarti ed essere molto prudente. Lo
tengono nascosto in mare... Sai dov Pekn, vero? E se non lo sai, fattelo indicare in fretta.
Non attese le domande che di sicuro le donne desideravano porle, come se avesse esaurito tutte
le energie, si gir e le lasci l.
Lo strepito del treno diretto in Francia attut il suono degli spari. Emma non si preoccup
minimamente dei passeggeri che potevano averla vista dai vagoni; una donna addirittura si alz dal
sedile e la vide vicino ai binari, con le braccia tese in avanti, in tensione, a stringere la pistola con
entrambe le mani. Emma si permise di lanciarle un sorriso nel momento stesso in cui premeva il
grilletto della Browning semiautomatica che non aveva mai usato fino ad allora. Mentre il treno
passava, con la prima passeggera probabilmente gi assorta a osservare un altro paesaggio, Emma
svuot il caricatore sparando tra le canne. Sette proiettili. Sette scudisciate nel canneto. Superato il
primo rinculo dellarma, che la sorprese, il resto non le sembr troppo difficile. Estrasse il caricatore e
lo riemp di nuovo con qualche esitazione. Disponeva di cartucce sufficienti? Si rese subito conto che
la domanda non aveva senso, in quanto non aveva certo intenzione di assaltare a colpi darma da fuoco
quel minuscolo sobborgo composto di baracche. Nel contempo, il suo piano cominci a sembrarle
irrealizzabile. Pekn era un covo di ladri, ne aveva sentito parlare molto. Come poteva sperare di
sopraffare tutti quei delinquenti, per quanto armata? Un sudore freddo le vel il corpo; lacciaio della
pistola le gel la mano. Emma cerc di calmare il respiro, sempre pi affannoso, e di inspirare
profondamente, una, due, tre volte. Dalmau sarebbe morto se lei non fosse riuscita a salvarlo. Si sentiva
sola, paralizzata dalla paura. Si pent di aver rifiutato la proposta che Josefa le aveva fatto quando gi
stava per uscire di casa in direzione di Pekn. Se mi lasci spargere la voce in un paio dore credo di
poter radunare venti o trenta donne, aveva detto la madre di Dalmau. Tutte vecchie come me, ma
tutte veterane delle lotte operaie, che potrebbero accompagnarci a liberare Dalmau.
Ti ringrazio di cuore, ma se inscenassimo una manifestazione provocheremmo lintervento
dellesercito o della Guardia Civil. Inoltre, se loro non sono ancora riusciti a trovare Dalmau, non vedo
come potrebbe farlo un gruppo di donne, e Dalmau potrebbe essere fatto sparire, forse anche per
sempre.  meglio muoversi con discrezione.
Armata di pistola?
Non  mica un cannone! aveva scherzato Emma, tentando di allentare la tensione che
impregnava la casa di calle Bertrellans da quando erano state tirate fuori la Browning e le cartucce, che
giacevano sulla tavola. Poi aveva chiesto a Josefa di portarle sua figlia.
Allora avverti almeno qualcuno dei tuoi compagni, i giovani barbari, aveva insistito
lanziana. Di sicuro vorranno aiutarti!
Non so dove sono. Tu ne hai visto anche solo uno, al mio processo?
Josefa aveva fatto segno di no con la testa.
Devono essere tutti in prigione o fuggiti, e in realt non voglio compromettere nessuno. Quel
delinquente cercher di vendicarsi con chiunque mi aiuti. Non ho il diritto dimmischiare neppure i
giovani barbari, in questa faccenda. Devo sbrigarla io. Da sola.
Sola.
Ecco come si sentiva ora. Sbuff, alz larma e la punt contro il tronco di un albero distante
meno di due metri. Spar. Lo manc. Chiuse gli occhi e resistette alla voglia di piangere. Doveva
mettersi in marcia. Lei era stata a capo dei giovani barbari, ricord per farsi coraggio. Aveva lottato in
mille posti diversi contro la polizia e la Guardia Civil a cavallo, contro minacciosi cavalieri che
correvano con le lunghe spade sguainate; si era trovata alla testa di marce e tumulti, aveva rischiato la
vita. Eppure, la strada che doveva portarla a Pekn, una volta imboccata con la pistola nascosta sotto
una giacca ripiegata sul braccio, parve diventare un percorso infinito. Nonostante tutto, Emma si
raddrizz e si riemp i polmoni dellodore del mare che l, a una certa distanza dalla citt, sembrava pi
salubre. Scrut lorizzonte, che con lavanzare del pomeriggio andava perdendo il suo brillante azzurro
mediterraneo, cerc dindividuare qualche barca di pescatori, e ne vide alcune. Una di quelle doveva
essere la prigione di Dalmau. Doveva rivederlo. Avevano commesso molti errori. Adesso sapeva che
era stata la trinxeraire a vendere i suoi nudi! O almeno cos avevano dedotto lei e Josefa quando
Maravillas aveva detto: Sono riuscita a umiliarti e a toglierti Dalmau. Hai vinto tu. Te lo restituisco.
Emma sentiva ancora che il proprio corpo si contraeva in un moto di ripulsa alla sola idea di essere
toccata da un uomo, ma ne avrebbe parlato con Dalmau, gli avrebbe spiegato, gli avrebbe raccontato
che non aveva potuto fare altro che vendersi per dare da mangiare a sua figlia. E lui avrebbe dovuto
capirla. Ma certo che lavrebbe capita! Dalmau aveva offerto la sua vita pur di vederla libera! Fu colta
da brividi violenti che la percorsero dalla testa ai piedi, e il petto le si gonfi di vita, sino quasi a
soffocarla. Si ferm un momento, in cerca daria, sino a riprendere il controllo di se stessa, e al
pensiero di un possibile futuro con Dalmau ritrov tutto il coraggio che credeva lavesse abbandonata.
Ora lunica cosa importante era liberarlo, anche a costo di dargli loccasione per rifiutarla. Era l,
prigioniero, comprato e venduto come una volgare mercanzia, e tutto questo gli era successo a causa
sua, perch aveva tentato di proteggerla.
I cani la accolsero quando fu vicina alle prime catapecchie di Pekn. Emma non prest loro
attenzione, ma la forestiera non pass inosservata tra i proprietari degli animali. Alcune donne si
affacciarono ai semplici buchi nel tavolato di legno marcio, malamente coperti con pezzi di tela, che
facevano da finestre. Un paio di uomini uscirono direttamente in strada per guardarla meglio.
Sto cercando don Ricardo, dichiar Emma senza perdersi in convenevoli.
I due uomini si mossero allunisono, indicandole con un gesto del mento una delle baracche pi
grandi, coronata da un camino che impestava laria con il suo sbuffo di fumo nero. Dalmau le aveva
parlato di quel camino quando con Josefa lavevano costretto a raccontare dove si fosse procurato le
milletrecento pesetas con cui si erano liberate di Anastasi e del debito. Emma ricordava frammenti
della spiegazione di Dalmau: i delinquenti al servizio di don Ricardo, lui sempre seduto su una poltrona
al centro del suo bazar di oggetti rubati...
Cosa vuoi?
La domanda proveniva da un uomo dallaspetto inquietante. Un piccolo cane celebr quel
benvenuto cos poco gioviale con assordanti latrati. Emma strinse le labbra, senza rispondere. Josefa
laveva interrogata, senza riuscire a nascondere la preoccupazione che le tirava i lineamenti: Come
pensi di fare?
Ed Emma aveva risposto Come sempre, senza rendersi conto che limpresa a cui si accingeva
non aveva niente a che fare con una rissa di strada, per quanto violenta. Si arriva, si insulta e si
combatte. Non conosco altri modi.
Cerc di tener ferma la voce, assunse unaria risoluta e disse: Voglio parlare con don
Ricardo.
Di che cosa? torn a indagare luomo mentre la esaminava con occhi lascivi, puntando lo
sguardo pi al suo seno che alla giacca che teneva sul braccio, la pistola nascosta sotto.
Questo lo dir a lui, rispose Emma con tranquillit, mentre con la mano nascosta sotto la
giacca premeva leggermente il grilletto, pronta a sparare al minimo segno di pericolo.
Lindividuo parve volerci pensare, mentre il cagnetto annusava le gambe della donna. Vari altri
cani si aggiravano intorno, e alcuni bambini le si avvicinarono pieni di curiosit. Lo scagnozzo alla fine
sembr convincersi che Emma non era pericolosa, perch sput un filo derba che aveva tenuto in
mezzo ai denti, le indic la baracca con il camino e le fece cenno di seguirlo. Capo! grid appena
varcata la soglia. Ho qui una puttanella che vuole parlare con voi.
A un cenno del trafficante, lo scagnozzo si scost per far passare Emma. Lei si avvicin a don
Ricardo cercando di evitarne lo sguardo, come se lo temesse... O lo temeva davvero?
Cosa sei venuta a offrirmi? volle sapere luomo dopo aver squadrato Emma da capo a piedi
con uno sguardo non privo di lussuria, come gi aveva fatto il suo sgherro fuori dalla baracca. Ho gi
abbastanza donne pi che disposte a... Don Ricardo non pot terminare la frase e la sua espressione
vir rapidamente allo stupore davanti alla pistola che Emma gli aveva spianato in faccia prima di girare
intorno alla poltrona su cui era seduto con la coperta sulle ginocchia. In un attimo, gli era alle spalle,
sotto il ritratto dipinto da Dalmau e con lo schienale della poltrona tra s e don Ricardo, al quale punt
la pistola contro la nuca.
Fermi tutti! grid Emma. E di a questo bastardo di non muoversi! ordin al trafficante,
premendo larma con pi forza.
Non fu necessario che don Ricardo desse alcun ordine esplicito. Lo scagnozzo si ferm con le
mani alzate non appena vide la pistola minacciare il suo capo. Le grida di Emma per attirarono altri
due uomini e persino una donna, che arriv da un altro locale di quel tugurio, sicuramente la cucina,
visto che sopra i vestiti indossava un grembiule e aveva le mani bianche di farina.
I quattro si disposero in linea davanti a Emma e a don Ricardo. Il cane, lunico entrato nella
catapecchia, correva dalluno allaltro. I bambini spiavano dalla porta.
Cosa vuoi? domand la donna.
Penso che voglia prendermelo in bocca, Teresa, rispose don Ricardo, provocando un sorriso
in due dei suoi uomini. Da queste parti arrivano molte ragazze come te, ma dovresti venire qui
davanti, se davvero vuoi...
Voglio Dalmau Sala, lo interruppe Emma.
Nella baracca era entrata unaltra donna, poi un uomo. Emma si gir per un secondo per
guardarsi alle spalle: non cerano n porte n finestre, e non percep nessun movimento. Il ritratto
dipinto da Dalmau la distrasse per un momento e, quando riport lattenzione sugli scagnozzi di don
Ricardo che stavano in fila davanti a lei, le sembr che fossero pi numerosi e che si fossero avvicinati.
La mano che reggeva la pistola cominci a tremare contro la sua volont.
Fate qualcosa, ordin don Ricardo ai suoi. Non vedete che ha pi paura di voi? Imbecilli!
Lhai mai usato questo bel giocattolo, bambolina? le chiese uno degli sgherri, avanzando di
un passo, ma con cautela. Guarda che potresti farti male, aggiunse, tendendole una mano per farsi
consegnare larma.
Emma tremava ancora, e anzi il tremore si era esteso alle ginocchia. Aveva il respiro affannoso
e un sudore freddo le colava lungo la schiena. La vista era annebbiata e distingueva a malapena davanti
a s quel gruppo numeroso di persone.
Toglietele la pistola! rugg don Ricardo.
Il grido riscosse Emma. Dun tratto si rivide bambina, quando affrontava la polizia a cavallo per
proteggere gli uomini negli scioperi e nelle manifestazioni. Quei disgraziati che ora le si facevano sotto
non erano pi temibili dei cavalieri con le spade sguainate. In un momento le si schiar la vista e mise a
fuoco tutti i presenti, circondati da un mare di cianfrusaglie che sembravano assediarla: abiti, mobili,
argenterie, statuette, ferri vecchi... Scorse uno scintillio proveniente dal gruppo degli uomini. Present il
pericolo imminente.
La detonazione paralizz tutti.
Emma, che aveva spostato di pochi centimetri la canna della pistola dietro lorecchio destro di
don Ricardo, fece fuoco. Il trafficante lanci un urlo per la potenza dellesplosione, che oltre a ferirgli il
timpano gli stacc parte dellorecchio colpendo di striscio la testa.
Lo ammazzo! minacci Emma.
Fermi tutti! grid la donna che don Ricardo aveva chiamato Teresa. Indietro! Indietro!
ordin ai presenti, agitando le mani per farli retrocedere.
Lo ammazzo, ripet Emma, strattonando per il colletto della camicia il trafficante, che era
svenuto dopo essersi portato una mano allorecchio nel vano tentativo di fermare il sangue che ne
sgorgava. Quando lo ebbe raddrizzato, Emma gli punt nuovamente la pistola alla nuca.
Non lo far, padrona, disse uno degli sgherri.
S che lo far, lo contraddisse quella, con gli occhi fissi negli occhi di Emma, nei quali lesse
la determinazione che, dopo quei pochi momenti dindecisione e sgomento, dominava ormai il suo
spirito. S che lo far, ripet quasi tra s la moglie del trafficante.
Emma sostenne lo sguardo di Teresa, infondendo nel proprio tutta la freddezza di cui aveva
dovuto dar prova in tante occasioni, per convincere quella donna che era intenzionata a tirare il
grilletto, stavolta puntando la pistola alla nuca di suo marito. Non sapeva se davvero ne sarebbe stata
capace; sin dal primo sparo nel canneto si era resa conto che lanciarsi nella mischia con i suoi giovani
barbari, tra grida e ululati dincoraggiamento, era ben diverso dallaffrontare da sola un esercito di
delinquenti come quelli che aveva davanti. Ormai, per, era troppo tardi. Ormai, la vita di Dalmau e la
sua dipendevano solo dal suo coraggio.
Andate a prendere Dalmau Sala, ordin Emma, e gli uomini di don Ricardo, visto che il loro
capo era ancora svenuto, interrogarono con lo sguardo la moglie. Portatemelo! insistette Emma, con
pi ferocia, ottenendo che la donna facesse un cenno di assenso, in conseguenza del quale due uomini
uscirono correndo dalla baracca. Anche tutti gli altri, fuori di qui.
Gli scagnozzi obbedirono di malavoglia.
Lascia che lo assista, chiese Teresa a Emma indicando don Ricardo, che continuava a
sanguinare abbondantemente.
Prima mi porterai Dalmau, e io e lui potremo andarcene, e prima potrai occuparti del tuo
uomo. Se ci metterai troppo, morir dissanguato.
In questo caso, per, morirai anche tu.
Lo so.
La donna corse alla porta del tugurio, scacci cani e bambini e si mise a gridare che facessero
presto a portare Dalmau. Emma respir a fondo, pi volte. Il silenzio che ora regnava nella baracca le
permetteva di scaricare la tensione che aveva vissuto fronteggiando gli uomini di don Ricardo. Aveva
appena ammesso di essere consapevole che avrebbe potuto morire. E Julia? Che ne sarebbe stato della
sua bambina? Osserv il sangue che sgorgava a fiotti dalla testa del trafficante. Presto! Avrebbe voluto
gridare. Sbrigatevi, bastardi! Invece recit sino in fondo la sua parte di donna imperturbabile, anche se
tutta la recita rischi di andare a monte quando uno degli scagnozzi diede uno spintone a Dalmau per
spingerlo dentro la casupola e questi inciamp, fece cadere alcuni oggetti e quasi cadde a terra.
Emma impieg qualche secondo a riconoscerlo. Josefa gli aveva parlato del suo nuovo aspetto,
scabbioso e denutrito. In realt la scabbia sembrava guarita, ma ci che Emma vedeva superava tutto
ci che aveva immaginato, e le provoc un brivido di orrore: si era ridotto in quel modo per lei, per la
causa, per i diritti dei lavoratori e per aver lottato contro le menzogne della Chiesa.
Emma... disse Dalmau. Scuoteva la testa come cercando di svegliarsi dopo un incubo, aveva
la barba lunga, i capelli arruffati, era coperto di sporcizia. Cosa ci fai qui?
Sono venuta a prenderti.
Come hai scoperto...
Non  il momento per chiacchierare. Dobbiamo andarcene.
Dalmau gir intorno alla poltrona di don Ricardo, senza degnare di unocchiata il trafficante,
come se non esistesse, e si avvicin a Emma. Tent di prenderle le mani, ma non ci riusc. Lei non
glielo permise: aveva ancora in pugno la pistola. Pens di baciarla, ma non os. Si guardarono per
alcuni brevi istanti, nei quali i loro occhi ritrovarono la luce di una speranza che credevano perduta.
Dalmau, gli disse Emma, premiandolo con il sorriso pi dolce che fu capace di rivolgergli in
quelle circostanze. Dobbiamo andare via da qui.
E come credi di fare? le domand con sarcasmo la moglie di don Ricardo.
Mi aiuterai tu, decise Emma su due piedi. Non si era ancora posta il problema di come
fuggire da l, ma larroganza della donna le aveva fatto venire unidea. Avvicinati.
Teresa obbed ed Emma smise di sorreggere suo marito per il colletto, lasciando che si
accasciasse sulla poltrona; poi, rapidamente, punt larma alla testa della donna.
Ordina a tutti che non ci seguano e non provino a fermarci, o sarai la prima a morire. Legale le
mani dietro la schiena, ingiunse quindi a Dalmau, indicando una delle molte corde che si trovavano
nel bazar.
Obbedite, ordin Teresa a chi era rientrato nella baracca, mentre Dalmau le legava le mani.
Non seguiteci e non fate pazzie. Pensate ai miei figli, hanno bisogno di me. Chiamate un medico che
curi mio marito, aggiunse, mentre Emma la sospingeva verso la porta, preceduta da Dalmau che le
faceva strada.
Era quasi sera. Ancora non faceva freddo, ma loscurit avanzava rapidamente. La gente fece
largo al loro passaggio.
Non fate niente! grid Teresa alla gente di Pekn che aspettava fuori dalla casupola.
Solo il cane di don Ricardo os disobbedire agli ordini della donna e si mise a correre davanti a
loro, saltando e abbaiando.
Rognoso di un cane, protest Emma, che camminava tenendo la pistola puntata alla testa
della moglie di don Ricardo.
Di tutte le creature che vedi qui, questo  lunico di cui dovresti fidarti, ripose Dalmau, che
adesso camminava dietro le due donne, per guardare loro le spalle. Se ci si avvicina, significa che non
moriremo.
Questo lo pensi tu, replic Teresa. Mio marito non si dar pace finch non vi avr presi e
spellati vivi, fossanche lultima cosa che fa nella vita. Questo lo sapete, vero?
N Emma n Dalmau risposero. Allungarono il passo sino a quando non sentirono pi gli
sguardi della gente alle loro spalle. Avevano fretta, non potevano sapere con certezza se gli abitanti di
Pekn avrebbero obbedito alla moglie di don Ricardo, il quale avrebbe potuto riprendersi e lanciare gli
scagnozzi allinseguimento. Quando il gruppo di casupole non fu pi in vista, Dalmau si avvicin a
Emma, che ora spingeva la donna puntandole la pistola alla schiena ogni volta che rallentava
landatura.
Grazie, Emma, la ringrazi parlandole sottovoce. Ma come mai sei libera? le chiese, con
voce venata da un sentimento di stupore, felicit e gratitudine per la sua presenza e per ci che aveva
fatto per liberarlo.
Mi hanno assolta e...
Ma se stavano fioccando le condanne a morte e allergastolo... la interruppe lui.
Questo con i tribunali militari. I tribunali civili liberano tutti. Sembra che i cittadini di
Barcellona non vogliano vivere unaltra Settimana Tragica.
La conversazione li distrasse al punto che Teresa riusc a rallentare il passo, e la distanza tra lei
e loro due si ridusse sensibilmente; forse sperava di guadagnare tempo o che da Pekn qualche audace
si lanciasse a inseguirli nelloscurit.
Quando Emma se ne accorse, la pungol con la pistola. Muoviti! le ordin.
E ora, cosa facciamo? continu Dalmau. Io non posso tornare a Barcellona, mi
arresterebbero subito. Tu, per, sei libera. Non devi sacrificarti un minuto di pi per me...
Emma lo prese sottobraccio. Il calore della sua mano scald il cuore di Dalmau. Lei lo tir
indietro di qualche passo per non farsi sentire. Josefa ci nasconder presso alcuni compagni del
Poblenou, nella stessa casa dove sta Julia, gli disse allorecchio. Ci siamo messe daccordo. Spero
che ci stia aspettando lungo la strada.
E poi?
Poi vedremo.
Continuarono a camminare e non parlarono quasi pi, anche se Dalmau, ogni volta che
guardava Emma, era accolto da un sorriso che suscitava mille emozioni, ben pi forti di quelle che le
parole avrebbero saputo risvegliare. Dalmau riconobbe in quel sorriso la ragazza con cui aveva
condiviso tanti sogni sul futuro e ogni genere di sfrenata fantasia. Tentava di restituirle quel
meraviglioso sorriso, di offrire a lei la felicit che lei stava offrendo a lui, ma si sentiva impacciato, ed
Emma nel notare quegli sforzi sorrideva ancora di pi.
Si avvicinavano alle prime case del Poblenou quando una piccola ombra salt addosso a Emma,
che subito le punt addosso la pistola, pronta a far fuoco.
Non sparate! La voce risuon alle loro spalle, ed entrambi la riconobbero allistante: era
Josefa.
Aspetta! ordin Dalmau dirigendosi verso sua madre. Lultima cosa che desiderava era che
Teresa la vedesse, esponendo cos anche lei ai piani di vendetta di don Ricardo.
Senza perdere un secondo, spinse Teresa tra le canne lungo la ferrovia. L, tagli in lunghe
strisce il grembiule che la donna ancora indossava e si accinse a imbavagliarla.
Ricardo vi uccider, minacci di nuovo lei, scuotendo e agitando la testa per impedirgli di
farla tacere.
Intanto oggi  quasi morto, le ricord Dalmau, mentre lottava per chiuderle la bocca con una
striscia del grembiule. Non darti troppe arie, perch potreste anche essere voi due a morire per primi.
Alla fine Dalmau riusc nel suo intento e tapp la bocca a Teresa annodandole la striscia di tela
dietro la testa, poi la obblig a sedersi a terra e le leg i piedi con altre due strisce. Forz i legacci per
vedere se tenevano, si rimise in piedi, e osserv Teresa seduta, imbavagliata, con mani e piedi
immobilizzati. Infine si limit a spingerle una spalla con il piede finch la donna non cadde lentamente
su un fianco, rimanendo distesa a terra tra le canne.
Non preoccuparti, domani mattina qualcuno ti trover. Da queste parti ci sono molti cani e
qualcuno certamente sar attratto dal tuo odore. Dalmau si permise quella burla perch ricordava tutti
i cani che aveva dovuto scacciare dal suo rifugio durante i giorni trascorsi nel canneto.
Quando torn sulla strada, Emma stava parlando con Josefa. Mi era scappata la bambina,
spieg la donna. Quando vi ha visti non sono pi riuscita a tenerla.
Emma per non ascoltava: piangeva e copriva di baci la piccola.
Mamma! esclam a sua volta Dalmau, emozionato nel rivederla. Andiamo? chiese poi alle
donne. Emma mi ha detto che pensavi di nasconderci in casa...
C stato un cambio di programma, lo interruppe Emma.
Dalmau inarc le sopracciglia con aria interrogativa.
S, conferm sua madre. Carmelo, il figlio dei miei amici, vi porter sino in Francia o
quanto pi vicino al confine riuscir ad arrivare. Su una di queste, e cos dicendo mostr loro una fila
di barche tirate sulla spiaggia.
Ma... tent di obiettare Dalmau.
Non c ma che tenga. Dovete partire subito. La tua vita  in pericolo... e anche la tua, dopo
quello che hai combinato, aggiunse, voltandosi verso Emma mentre indicava il canneto.
Quellinfame di don Ricardo sarebbe capacissimo di ritrovarti al Poblenou, a Barcellona o persino a
Madrid, e sappiamo bene che  molto pi abile della polizia. Non avete alternative, figlioli. Voglio
vedervi su questa barca in cinque minuti. Josefa not che tentennavano. Ho portato scarpe e vestiti
per te, Dalmau, anche un po pi decenti di quelli che indossavi ultimamente. Ci sono anche del cibo e i
risparmi messi da parte.
Non ho intenzione di lasciarti qui, mamma, disse Dalmau con decisione. Non posso
accettare che resti da sola a Barcellona, senza nessuno che ti protegga.
Josefa dovette schiarirsi la voce. Io sono troppo vecchia per un viaggio del genere. Il mio
posto  qui, e lo sapete. Inoltre, devo aspettare Toms. Torner, ne sono certa. E voglio che mi trovi a
casa.
Ma di cosa vivrai? Come farai a campare? Con chi...? intervenne Emma con la voce rotta.
Dalmau fece eco alla giovane. Devi venire con noi.
No! Non preoccupatevi per me. So dove nascondermi. I miei amici anarchici mi accoglieranno
in casa loro per qualche tempo. Poi, quando le acque si saranno calmate e questa gentaglia si sar
dimenticata di voi, andr a vivere con Ramona. Nei giorni in cui mi ha curato siamo giunte alla
conclusione che  assurdo che due donne sole occupino due piani della casa. Verr a stare da me. E se
proprio sar necessario, condivideremo il letto e affitteremo di nuovo la tua stanza. Insomma, ora
dovete preoccuparvi solo di voi stessi.
Dalmau ed Emma non sembravano convinti.
Andate, li spron Josefa, dopo aver preso Emma per un braccio, tirandola verso la spiaggia.
Poi stacc Julia dalla madre. Vedi quel signore vicino a quella barca? disse alla bambina,
indicandole Carmelo. Devi correre da lui e aiutarlo a preparare tutto. Poi esort Dalmau ad aiutare a
spingere la barca in mare. Lui non sapeva se obbedirle, ma Emma sorrise e gli fece cenno di andare.
Figlia mia, disse Josefa quando furono rimaste sole. Ricordati che non hai mai fatto niente di male.
Non hai nulla da rimproverarti. Nulla. E nemmeno da nascondere, n a mio figlio n a nessuno. Sei una
gran donna e voglio che tu ti senta orgogliosa per tutto quello che hai fatto, per tua figlia e per me.
E se lui non lo capisce, Josefa? Gli uomini sono gelosi e possessivi, anche quando dicono il
contrario.
Josefa annu. Ma siamo padroni delle nostre azioni, Emma. Troppo spesso noi donne ci
sacrifichiamo senza chiedere neppure un grazie, senza pretendere risarcimento o comprensione.
Sembra che sia il nostro destino, aggiunse con disincanto. In ogni caso, deciderai tu. Lunica cosa
che voglio dirti  che non dovrai mai vergognarti o sentirti colpevole per la tua vita. Sii felice. In un
modo o nellaltro, avete in mano il mondo, decidi tu che farne. E se qualcuno non sar capace di
capirti, che sia mio figlio o un altro uomo, allontanati da lui: significa che non ti merita.
Mamma... Dalmau si avvicinava, e la barca era gi quasi in mare.
Promettimi che non ti pentirai mai del tuo passato, ordin Josefa a Emma, sottovoce.
Emma! ripet unultima volta, quando gi Dalmau la raggiungeva.
Mamma? si stup lui vedendo che Josefa non gli prestava attenzione.
La donna si volt verso il figlio e gli permise di abbracciarla.
Te lo prometto, mormor Emma in quel momento.
Di cosa parli? le chiese Dalmau.
Di niente, figlio mio, di niente, rispose Josefa al posto di Emma, con la voce piena di
emozione e le braccia spalancate per dare laddio a un figlio che non avrebbe pi rivisto.
Poi, ormai sulla spiaggia, i tre si fermarono, senza sapere come esprimere linfinit di pensieri
che credevano di dover comunicare luno allaltro. La luna gi brillava sul mare tranquillo quando
lungo la strada videro passare al trotto varie vetture a cavalli.
Don Manuel, comment Dalmau riconoscendo la carrozza su cui era salito tante volte.
S, non ci siamo incrociati per un pelo, concluse Emma.
Sai... disse Dalmau, mentre Emma gli si avvicinava e di nuovo lo prendeva sottobraccio.
Josefa, alle sue spalle, si asciug le lacrime che le bagnavano gli occhi.  come vedere una vita che ti
passa davanti. E quelluomo mi cerca per porre fine alla mia.
Be, gli prender un bellaccidente quando gli andr buca, proruppe Josefa. Su, non perdete
tempo, non sia mai che tornino indietro e riescano davvero ad acchiapparvi.
Dalmau non riusciva a staccare lo sguardo da quella fila di carrozze che lo cercavano.
Dalmau... Emma si strinse a lui. Lasciala qui, quellaltra tua vita. Nella nuova che ci aspetta
avrai il mondo ai tuoi piedi, aggiunse, lanciando unocchiata a Josefa e stringendo le labbra
accennando un sorriso.
Al momento di dare lultima spinta per portare la barca in mare, non vollero chiedere aiuto a
Josefa: la donna piangeva in disparte e prefer non avvicinarsi alla riva neppure quando la barca
cominci a essere cullata dalle onde.
Mamma... la chiam Dalmau.
Josefa fece segno di no. Andate!
...
.
...
Epilogo.
...
.
...
Barcellona, aprile 1932.
...
.
...
Il treno espresso entr a Barcellona a passo duomo, cos lentamente che Emma pot contemplare con calma la plaza de toros della Barceloneta, ancora in piedi, ma in evidente stato di abbandono. Sorrise alla vista e ricord che l vicino si trovava il lazzaretto dei polli, dove Matas otteneva i volatili che poi vendeva sottoprezzo per le vie della citt.
Dalmau le si avvicin e le cinse la vita in silenzio, unendosi a lei in una nostalgia che lormai letargico ritmo del treno sembrava voler rinfocolare. Erano trascorsi ventitr anni da quando si erano imbarcati su un peschereccio che, costeggiando il litorale catalano, li aveva portati in Francia senza particolari incidenti.
Nel Paese vicino erano stati accolti in modo ospitale, finch non erano arrivati a Parigi, dove
Dalmau, preceduto dalla fama di pittore, intellettuale e addirittura ispiratore della rivolta concretizzatasi
durante la Settimana Tragica, fu trattato come un vero eroe dal Comitato per la difesa delle vittime
della repressione spagnola. In Francia, come in Italia e in altri Paesi, cerano state proteste e
mobilitazioni contro ci che stava accadendo in Spagna, in particolare contro la detenzione di Ferrer
Guardia, martire della scuola laica, accusato come Dalmau di aver istigato il popolo a bruciare chiese e
conventi. N le pressioni politiche, n quelle della stampa, e neppure le quasi centocinquanta
manifestazioni, alcune con oltre sessantamila partecipanti, che percorsero le strade di Parigi capeggiate
da esponenti anarchici e socialisti, spagnoli e francesi, tra cui sempre Emma e Dalmau, nulla fu
sufficiente a ottenere clemenza per Ferrer, che venne fucilato il 13 ottobre 1909 mentre ancora gridava
la propria innocenza e difendeva la Escuela Moderna che aveva fondato.
Quel giorno, cos funesto per la libert, lo era stato ancora di pi per Emma e Dalmau, che
avevano dovuto arrendersi alla crudezza del destino a cui sarebbero andati incontro se non fossero
fuggiti dalla Spagna. Quella notte la morte li aveva visitati, travestita da prete e da agente della Guardia
Civil, da borghese e da soldato, per ricordare loro che non riposava mai e che li attendeva a Barcellona.
Poco dopo, il 18 dicembre 1909, le autorit spagnole avevano firmato un trattato di pace che metteva
fine alla guerra del Rif: alle truppe berbere era stato concesso di vivere nei possedimenti spagnoli
amministrati da Madrid. Le cifre ufficiali parlavano di circa duemila morti e migliaia di feriti tra i
riservisti che avevano dovuto abbandonare mogli e figli alla loro sorte. Quel martirio, tuttavia, aveva
assicurato ai grandi imprenditori lo sfruttamento delle miniere di ferro. E gli operai avevano finito con
il pagare la loro imposta di sangue.
Emma strinse con forza la mano con cui Dalmau le cingeva la vita. Quanti fatti, quante gioie e
quanti dolori avevano vissuto da quando avevano lasciato Barcellona, ma la sensazione pi dolorosa,
che li assaliva ora, ventitr anni dopo, e che avvelenava i loro ricordi al ritmo lento della locomotiva
che stava entrando nella stazione di Francia a Barcellona, era la consapevolezza che i ricchi avevano
ottenuto ci che volevano, le loro miniere in Africa, a costo della distruzione di una citt, della miseria
di migliaia di famiglie operaie e dellesilio di tanti che erano stati costretti ad abbandonare la propria
terra, a recidere le proprie radici.
Quella ferita non si era mai chiusa, n nei cuori di Emma e Dalmau, n nella societ
barcellonese. Eppure, entrambi avevano avuto fortuna: Emma si era dedicata al lavoro nelle
organizzazioni che prestavano aiuto ai rifugiati, che erano parecchi e bisognosi di tutto, mentre Dalmau
non aveva tardato a trovare lavoro in una fabbrica di ceramiche anche se, pur godendo della massima
considerazione dei francesi che saggiavano con mano il livello della sua professionalit e la qualit dei
suoi lavori, aveva finito per deviare a poco a poco il flusso delle sue attivit verso la pittura. Parigi
superava le pi ardite fantasie che avesse mai coltivato a Barcellona. Parigi, la Ville Lumire, gli era
sembrata allora un paradiso al quale non avrebbe mai avuto accesso. Era il centro delluniverso
creativo. Grazie ai committenti nel mondo della ceramica, che spesso avevano interesse anche per
quello della pittura, era entrato in contatto con un prestigioso mercante darte che non solo aveva
promosso il suo lavoro presso una clientela sempre benevola verso i nuovi artisti, ma lo aveva anche
aiutato a sviluppare la sua pittura, con consigli che non avevano nulla a che fare con gli insegnamenti
impartitigli a suo tempo da don Manuel Bello, ovvero il ritorno al classicismo e il fervore religioso
come unici obiettivi artistici. Monsieur Lon Vaise, questo il nome del mercante, gli aveva suggerito di
ispirarsi alla modernit, alla libert e allo spirito di rottura del Cubismo, che proprio in un suo
connazionale, Picasso, aveva uno dei massimi esponenti.
Dalmau aveva pensato al giorno in cui don Manuel laveva paragonato a Picasso, quel giovane
che, a suo dire, aveva fatto fiasco a Barcellona, e che ora era divenuto un grande maestro a Parigi.
Aveva seguito i consigli di Monsieur Vaise, e aveva provato una vertigine di trasgressione nel
rinunciare alle linee, alla prospettiva, ai volumi, persino ai colori.
Un tempo bruciavamo le chiese, aveva detto Emma, ormai sua moglie, davanti a uno dei suoi
quadri. Ma la tua rivoluzione  questa: una rivoluzione creativa.
Perch se Dalmau aveva vissuto come semplice ceramista le convulsioni dellarchitettura modernista e si era avvicinato alla pittura nei panni di un operaio che chiamava i compagni alla lotta, ladesione a movimenti davanguardia come il Cubismo, che rompevano con le tradizioni, gli era sembrato un atto rivoluzionario. E finalmente aveva potuto vivere in prima persona lesplosione di una nuova corrente artistica.
Dalmau era riuscito a vendere le sue opere, diventando un pittore quotato. La prima guerra
mondiale aveva portato la famiglia a New York, dove Dalmau aveva consolidato fama e prestigio,
anche se erano tornati tutti a Parigi non appena firmato larmistizio. Negli Stati Uniti, oltre a dipingere,
aveva sfruttato lesperienza e la conoscenza nel campo della ceramica per creare sculture, pezzi unici
moderni, audaci, fantasiosi. Aveva aderito per un periodo al Surrealismo e allarte astratta, poi era
tornato alla figura umana, alla natura, interpretandole con arditezza e colori vivaci, molto lontani dalle
tenebre del Modernismo nelle quali aveva avvolto i suoi personaggi ai primi del secolo.
Il treno si ferm alla stazione di Francia, un complesso ferroviario da poco ristrutturato che non
aveva pi nulla a che vedere con quello che Emma e Dalmau ricordavano. Ora era unimponente
struttura coperta realizzata in ghisa, con linee rette e curve, e tre grandi cupole. Le vetrate opalescenti
lasciavano penetrare la luce sia dalle tre immense arcate della facciata principale sia da quelle laterali,
illuminando i sontuosi materiali di cui era fatta: marmi variopinti per pavimenti, pilastri e basamenti;
capitelli di bronzo in cima alle colonne; decori in foglia doro; cristalli molati e legni nobili.
Emma e Dalmau scesero dal loro scompartimento e rimasero in attesa vicino alla porta del
vagone, disorientati da quello splendore. Lui aveva i capelli e la barba radi, cos come gli erano rimasti
dopo il suo primo soggiorno a Pekn, ed era magro, la pelle del viso segnata dal ricordo della scabbia,
ma con un portamento eretto; indossava unampia giacca e una camicia senza colletto n cravatta,
insieme al berretto che non aveva mai voluto sostituire con il cappello. Lei aveva i capelli tagliati a
mezza lunghezza ed era vestita in maniera comoda, con una gonna e una blusa che facevano
fantasticare sulle parti del corpo rimaste nascoste di quella donna che, pur avendo superato i
quarantanni, sembrava forgiata nel ferro della giovent. Ed  stato proprio cos, avrebbe risposto a
chi avesse osato porle la questione. Presto comparve il capotreno, accompagnato da un paio di facchini
e da tre uomini ben vestiti.
Don Dalmau Sala? Sono Pedro Sabater, gallerista, si present uno tendendogli la mano.
Avete fatto un buon viaggio?
S, molte grazie, rispose Dalmau.
Poi, senza nascondere un certo disagio, salut gli altri due: un consigliere comunale
repubblicano e un rappresentante della Generalitat de Catalunya. Durante i preparativi per la sua visita
alla mostra retrospettiva a lui dedicata a Barcellona, Dalmau aveva rifiutato espressamente ogni invito
proveniente da partiti politici, sindacati e amministrazioni pubbliche. Sia lui sia Emma avevano voluto
che quello fosse un viaggio privato, il pi breve possibile e libero da impegni ufficiali. Cera ben poco,
ormai, che li legava a Barcellona; sia Josefa sia Toms erano morti da parecchi anni. Ma non era solo
questo: cera anche il loro disgusto per come si erano sviluppati gli eventi in Spagna.
Dopo la fuga in Francia erano rimasti in contatto con Josefa, alla quale inviavano denaro
affinch vivesse serenamente. Per quanto potesse sembrare strano, don Ricardo non laveva mai
cercata, forse perch non sapeva dove si trovava, o forse perch aveva preferito dimenticare
lumiliazione ricevuta da Emma e Dalmau. La salute della donna, che nascondeva al figlio gli acciacchi
dellet e quelli dovuti a una vita di duro lavoro in condizioni malsane, e la sua insistenza affinch non
tornassero a Barcellona  perch, nonostante lamnistia concessa a chi aveva partecipato alla Settimana
Tragica, la posizione di Dalmau non era chiara, e la Chiesa e don Manuel Bello lavrebbero
perseguitato sino al giorno del giudizio  avevano persuaso Dalmau a non insistere affinch li
raggiungesse a Parigi, e ad amare sua madre da lontano, sperando sempre che prima o poi si riunisse a
loro. Tuttavia, era scoppiata la Grande guerra, e poco dopo si era affermata in Spagna una dittatura
militare, quella del generale Primo de Rivera, destinata a durare sino al 1930, e ci aveva reso
impensabile lidea di attraversare la frontiera. Josefa non aveva superato quel periodo ed era morta
prima della caduta della dittatura, della fuga del re Alfonso XIII e della proclamazione della repubblica.
Toms, per parte sua, era riuscito a scappare dal confino al quale era stato condannato in
assenza di processo e, pochi anni dopo, finita la guerra, si era presentato a Parigi, dove suo fratello
laveva ricevuto con affetto e laveva aiutato. Era rimasto fedele allideale anarchico e si era dedicato
alla causa con ancora pi entusiasmo di quanto non avesse fatto a Barcellona, ma quella passione
laveva portato sotto gli zoccoli di un cavallo della polizia, che laveva calpestato senza piet,
ferendolo in modo cos disperato che non aveva superato gli interventi chirurgici con cui si era tentato
di salvarlo.
Dalmau pens che a Toms sarebbe piaciuto tornare con loro a Barcellona. Da un anno, la
Spagna non era pi ufficialmente cattolica. La Chiesa aveva perso il suo potere e le nuove autorit
avevano garantito a Dalmau lincolumit personale e linesistenza della causa aperta contro di lui, sia
presso i tribunali civili sia presso quelli militari. Tuttavia, il trattamento riservato a lui dai repubblicani
non era paragonabile a quello che destinavano alla massa operaia. Dalmau ed Emma seguivano sui
giornali, con il fiato sospeso, gli avvenimenti che riguardavano la Spagna. E le notizie non erano
buone. I repubblicani, giunti al potere, dimostravano la stessa fermezza dei governi monarchici, a volte
applicando le stesse norme, appoggiandosi alle leggi obsolete di chi li aveva preceduti per trattare con
durezza le masse proletarie, o in altri casi promulgando nuove leggi ancora pi rigide di quelle gi
esistenti, per la disperazione di chi aveva lottato affinch il Paese si desse un ordinamento
repubblicano.
Dai tempi della Settimana Tragica, Barcellona aveva raddoppiato la sua popolazione,
raggiungendo il milione di abitanti nel 1930. Una massa dimmigrati si era riversata in citt nel periodo
prospero indotto dalla neutralit della Spagna durante la Grande guerra: una scarsa propensione alla
belligeranza che aveva attirato parecchie persone, molto commercio e che, soprattutto, aveva fatto
accumulare ricchezze straordinarie alla borghesia industriale catalana. Poi, i lavori di costruzione e
urbanizzazione della zona di Barcellona destinata ad accogliere lEsposizione universale del 1929
avevano assorbito gran parte di quella manodopera, e di quella che continuava ad arrivare da ogni parte
del Paese. Gli immigrati che arrivavano erano cos tanti che in migliaia furono rispediti con la forza nei
luoghi dorigine. Poi per la guerra era terminata, e lesposizione si era conclusa, e a questo si erano
sommati con un certo ritardo gli effetti del crollo della borsa statunitense del 1929. Cos, quando era
stata proclamata la repubblica, il livello di disoccupazione a Barcellona aveva raggiunto proporzioni
devastanti, e non essendo previsto alcun sussidio per i disoccupati, intere famiglie erano sprofondate
nella miseria.
Emma aveva pensato che i nuovi governanti di un Paese, che era riuscito a esiliare il re e
annullare il potere della Chiesa dichiarandosi aconfessionale, avrebbero avuto a cuore gli interessi del
popolo e si sarebbero schierati dalla parte di quegli operai con cui lei stessa aveva condiviso disgrazie e
illusioni. Invece, non era andata cos; i repubblicani avevano affrontato con le armi della repressione i
bisogni dei pi poveri, e questi allora si erano gettati nelle braccia dellanarcosindacalismo, scatenando
la violenza nelle strade. Nel 1931 a Barcellona si erano verificati centocinquanta scioperi, uno dei
quali, quello degli inquilini, era stato seguito da Emma e Dalmau con particolare attenzione. Se nel
primo decennio del Novecento le condizioni abitative dei lavoratori erano state precarie, venti anni
dopo, con oltre mezzo milione di nuovi arrivati, erano ormai divenute proibitive. La speculazione
immobiliare aveva raggiunto livelli inimmaginabili, e cerano padroni di casa che chiedevano trenta
pesetas al mese per un tugurio di nove metri quadrati senza acqua n luce.
Vista la situazione, gli inquilini si erano messi daccordo per non pagare laffitto. I primi sfratti
erano stati fermati con la forza. La solidariet tornava a imperare tra le masse operaie e, se qualcuno
veniva alla fine cacciato di casa, gli altri lo aiutavano. Con il passare del tempo le autorit avevano
fatto intervenire la Guardia de Asalto, una nuova forza di polizia leale alla Repubblica di Spagna, con
lincarico di eseguire gli sfratti e che, dopo aver superato la resistenza popolare, buttava gi dalle
finestre i mobili, in modo che si rompessero e che gli inquilini sloggiati non potessero tornare a
occupare le case liberate. La polizia, ora repubblicana, sfrattava le famiglie dei lavoratori che non
potevano pagare laffitto. Nel 1932, quando Emma e Dalmau arrivarono a Barcellona, lo sciopero degli
inquilini si era concluso con la sconfitta dei lavoratori, una sconfitta che si estendeva alle mobilitazioni
organizzate in quasi tutti i rami di produzione, come la mobilitazione degli agricoltori catalani, che in
quello stesso anno si erano visti rifiutare il novanta per cento delle trentamila istanze di revisione dei
loro contratti di mezzadria in cui chiedevano una riduzione del raccolto dovuto ai possidenti terrieri. I
giudici, che avevano applicato leggi gi di per s inique a favore dei grandi proprietari, avevano fatto a
pezzi le speranze e le illusioni dei contadini.
Quella non era la Barcellona per cui Emma e Dalmau avevano lottato.
Abbiamo un mezzo di trasporto? chiese Dalmau al gallerista.
C unautomobile che vi attende alluscita, rispose Pedro Sabater.
Signor Sala, cerc di attirare la sua attenzione il consigliere comunale. Il sindaco e gli altri
membri del consiglio sarebbero onorati se con la vostra signora voleste partecipare a un pranzo nel...
Non minteressa, lo interruppe bruscamente Dalmau.
Ma il sindaco... insistette quello.
E la Generalitat... sinser laltro rappresentante.
Dalmau, non mi sento bene, intervenne Emma, facendo tacere gli altri.
Ment, per evitare che il marito si facesse scappare qualche scortesia.
Come vedete, signori, non  possibile, li conged Dalmau, prendendo la moglie per il gomito
e indicando al gallerista di far loro strada.
Presero alloggio allHotel Espaa. Avevano rifiutato altre soluzioni proposte dal gallerista,
forse pi comode o lussuose, perch Dalmau aveva scelto il luogo nel quale era confluito il lavoro di
molti grandi artisti della Barcellona modernista: Domnech i Montaner, larchitetto del Palau de la
Msica, con Eusebi Arnau, Alfons Juyol e altri rinomati artigiani del cristallo, del legno e del marmo,
ma soprattutto, Ramon Casas vi aveva dipinto il salone delle sirene. Proprio l cenarono quella stessa
sera, sotto le lampade a forma di fiore che pendevano dal soffitto, al termine di una passeggiata
nostalgica per le Ramblas. Dopo il tempo trascorso a Parigi e New York, dopo aver conosciuto il
mondo, il Cubismo, le nuove tendenze e le drastiche rotture stilistiche delle avanguardie, Dalmau ed
Emma dovettero fare uno sforzo affinch cenare in quel ristorante decorato in modo un po opprimente
non asfissiasse il loro desiderio di rivivere quegli anni tanto difficili per entrambi, e di godersi ora la
buona fortuna per cui avevano accanitamente lottato.
Insomma, siamo vecchi, sentenzi Emma in un momento di silenzio.
Vecchia? Tu? Ma se non arrivi ai quarantanni.
Emma premi la sua cortese bugia con un sorriso.
Questa notte faremo lamore come quando eravamo giovani.
Dalmau!
Questa  Barcellona, tesoro, ricordatelo, le disse lui, prendendole la mano sopra il tavolo.
Emma lo ricordava, come poteva dimenticarsene! Barcellona era il luogo in cui aveva venduto
il suo corpo per poter andare avanti. Un brivido le percorse la schiena. Aveva confessato tutto a
Dalmau, che presto le aveva posato due dita sulle labbra per impedirle di parlare oltre di Expedito.
Allinizio per lei era stato difficile riconciliarsi con la sua sessualit e ritrovare il desiderio. Dalmau
non laveva mai incalzata e cos, senza fretta, avevano fatto spazio a un amore che aveva scacciato ogni
ombra di vergogna. Emma ringrazi la sorte per il carattere di Dalmau, per il suo amore e per la sua
pazienza, che a poco a poco lavevano aiutata a ritrovare il piacere del corpo, mentre le occasioni in cui
ricordava quei tristi episodi del passato erano divenute sempre pi rare, facendole quasi dimenticare
ogni cosa... sino a quel momento. S, erano a Barcellona.
Quella notte fecero lamore, ed Emma, decisa a lasciarsi per sempre alle spalle ogni complesso,
a vincere i fantasmi di quella citt, sorprese Dalmau con una volutt e un erotismo rinnovati,
nonostante let e labitudine.
Se mi prometti altre notti come questa, propongo di restare a vivere qui, comment Dalmau,
mentre si vestiva per la prima colazione e si controllava in uno specchio a persona intera.
Emma si sent arrossire. Sciocca! Si rimprover, per quellimprovviso pudore da adolescente,
anche se il ricordo di quella notte, di lei a quattro zampe su di lui, che lo leccava, lo succhiava, lo
accarezzava, lo graffiava, crogiolandosi nel sesso sino a dovergli chiedere di smettere, la faceva
imbarazzare. Si gir per non farsi vedere da Dalmau, ma, a pensarci bene, quanto si era sentita donna
quella notte! Ancora pi donna, donna sino al midollo. A Barcellona!
Non ho fatto niente di strano, protest prima di chiudersi nel bagno, senza permettergli di
replicare. Sar che stai diventando vecchio! gli grid quando si era gi chiusa dentro.
S, devo proprio essere diventato vecchio, pens Dalmau un paio dore dopo, quando entr nella
galleria darte di Pedro Sabater, in calle Diputaci allEixample. Emma sembrava condividere i suoi
stessi sentimenti, perch gli afferr il braccio, si mise a respirare affannosamente e fu percorsa da un
impercettibile tremore che la costrinse a stringerlo con forza.
Era una sala ampia e luminosa nella quale, illuminati da luci zenitali o immersi in una
semioscurit, erano appese decine di quadri e disegni di Dalmau, alcuni firmati, altri no, tutti quelli che
aveva realizzato quando lavorava nella fabbrica di Manuel Bello, quelli che aveva riposto nelle sue
cartelle con il passare del tempo, soddisfatto o deluso del risultato del proprio lavoro, quelli che Paco, il
vecchio guardiano sdentato, gli aveva assicurato di aver bruciato con le proprie mani nel forno della
fabbrica, insieme a tutte le sue cose, dopo la triste morte di rsula.
Emma e Dalmau erano gi stati informati su ci che si sarebbero trovati davanti. Pedro Sabater,
il gallerista di Barcellona, aveva parlato con Lon Vaise, suo amico fidato e ora suo mercante darte.
Al posto donore della galleria si trovava un quadro ben illuminato, forse troppo, secondo
Dalmau, perch quella luce violenta soffocava la luminosit che emanava dalle silfidi della spiaggia:
La bottega dei mosaici, lopera che, come gli era stato detto, era finita nella spazzatura assieme a una
scultura di Rodin durante lEsposizione di belle arti di Barcellona del 1907. Venticinque anni dopo,
ricompariva. Emma si estasi davanti al dipinto. Non laveva mai visto: allepoca erano in lite e
Dalmau aveva una relazione platonica con Gregoria.
 un lavoro molto diverso dai tuoi odierni, ma  splendido, comment.
Marito e moglie, accompagnati dal gallerista, si erano fermati davanti al quadro. La sala era
chiusa al pubblico. Oltre a loro, cera solo una segretaria che sorvegliava lingresso.
Siete davvero sicuro di avere il titolo di propriet dellopera? chiese Dalmau, bench Lon, a
Parigi, glielavesse gi confermato in pi di unoccasione.
S, rispose Sabater.  quello emesso dallEsposizione del 1907. Glielhanno venduto per
duecento pesetas.
Dalmau sorrise con sarcasmo. Tutti quei bastardi ignobili e taccagni, che non erano stati capaci
di acquisire per i musei di Barcellona le opere dei maestri impressionisti, avevano poi finito per fare
affari con il suo quadro!
A me lo avevano pagato centocinquanta pesetas, ripet ancora una volta a Emma. E tutte le
altre opere? chiese al gallerista.
Bench gli avessero gi dato tutte le spiegazioni richieste a Parigi, voleva sentirle dalla bocca di
Sabater.
Il gallerista rispose, indicando il disegno incorniciato che raffigurava Maravillas: Se si
eccettua il ritratto della trinxeraire che  stato acquisito in occasione di unesposizione organizzata dai
Llucs, tutte le altre opere fanno parte dellelenco di unasta giudiziaria dei vostri beni effettuata per il
recupero di un prestito ottenuto per evitare il servizio militare. Nel verbale dasta sono registrati uno
per uno, sino al pi piccolo disegno. Volete verificare di persona? gli chiese, porgendogli un fascio di
documenti.
Dalmau non lo ascoltava. A Parigi, Toms gli aveva raccontato che secondo lavvocato Fuster
le cinquecento pesetas non erano state sufficienti per liquidare il debito con gli interessi e i numerosi
costi processuali, e che il tribunale aveva venduto allasta i beni sequestrati, ma nessuno aveva mai
immaginato che tra quei beni vi fossero tutti quei dipinti e quei disegni.
Emma, al contrario di Dalmau, volle vedere i documenti del gallerista, anche se lo fece pi che
altro per fingere di studiarli con attenzione e permettere cos al marito di avvicinarsi da solo al disegno
della trinxeraire che Sabater aveva menzionato. Sapeva ci che quellopera significava per lui: linizio
di una nuova vita, a volte fortunata, a volte disperata, ma da l, da quel disegno, era nato anche il
soprannome che con il tempo aveva recuperato: Dalmau Sala, il pittore di anime. Emma, che lo
osservava da dietro, vide che si stringeva nelle spalle, come se la vista della piccola pezzente gli avesse
provocato un brivido.
Avevano parlato di Maravillas sul treno che li portava a Barcellona.
Senza il suo aiuto, non so che ne sarebbe stato di noi, aveva ammesso Emma. Mi ha
avvertita che quel bastardo di Pekn voleva venderti... anche se ha confessato di essere stata lei a
vendere i miei ritratti nuda.
S, era una persona contraddittoria, incoerente, concluse Dalmau, agitando le mani. Ma se
lei non avesse venduto i tuoi nudi, ora sarebbero esposti nella galleria che andiamo a visitare, e non mi
risulta che sia cos.
Credi che mimporterebbe? lo prese in giro Emma. Ero bella. Ora mi piacerebbe averli
conservati. Pensi che sia ancora viva?
Maravillas?
S.
No di certo.
Dalmau le rispose con il pensiero ancora rivolto alla trinxeraire. Doveva essere morta, non
cera dubbio. Quelli che la fortuna abbandonava, come le migliaia di piccoli mendicanti che correvano
per le vie di Barcellona, non erano destinati a una lunga vita.
Ora, dopo aver guardato il ritratto della trinxeraire realizzato in giovent nel tentativo di
superare il dolore per la morte della sorella e la rottura con Emma, Dalmau si volt verso la moglie e il
gallerista Sabater con lentezza, come se il peso dei ricordi gli avesse risucchiato le energie. Emma gli
mostr le carte vecchie e ingiallite del tribunale.
Qui c anche la macchina da cucire, gli segnal, sfiorando con un polpastrello una delle
pagine dellelenco.
Dalmau fece un gesto con la mano lasciando intendere che non voleva leggere nessun
documento che potesse ricordargli i tragici momenti vissuti allora. E ora volete che garantisca che
tutte le opere e i disegni non firmati sono miei, si rivolse al gallerista.
E un piccolo coltello, continu Emma, che non aveva ascoltato il marito.
Dalmau dimentic il gallerista, sorrise con tenerezza e lasci parlare la moglie.
E anche la penna con il cappuccio doro. Quella di mio padre... Le sincrin la voce, e lui le
pose un braccio intorno alle spalle. Non erano stati giorni belli, quelli nei quali il tribunale aveva
sequestrato tutto ci che avevano e sua madre, Emma e la piccola Julia avevano dovuto condividere la
casa con Anastasi e la sua famiglia.
Pedro Sabater lasci passare qualche secondo, poi torn alla questione per la quale era venuto.
In effetti. Vogliono che riconosciate lautenticit delle opere, conferm. Se lo faceste, le quotazioni
cambierebbero.
Qui sono elencate tutte le opere, intervenne Emma. E il documento dice che hanno un
valore trascurabile. Non indicano nessuna cifra, per quanto bassa.
 cos, conferm Sabater senza riuscire a nascondere limbarazzo. Era al cospetto di uno dei
migliori pittori del mondo e gli stava chiedendo di autenticare quadri e disegni di cui Manuel Bello si
era appropriato per una somma insignificante. A quei tempi non si attribuiva loro alcun valore, tent
di spiegare.
E noi, cosa ci guadagniamo? chiese Emma, ignorando le parole delluomo.
Non avete che da chiedere, rispose questi. Sono qui per sentire le vostre proposte.
No, si oppose Dalmau. La proposta la faremo a Manuel Bello in persona. A lui e a tutta la
sua famiglia. Qui. Concordate un incontro e fateci sapere i dettagli. Andiamo, aggiunse quindi, rivolto
a Emma. Barcellona ci aspetta.
Erano caduti in rovina, per questo Manuel Bello si era trovato nella necessit di vendere tutte
quelle opere. Secondo quanto Lon aveva saputo dal gallerista, il maestro non aveva saputo adattarsi
alla fine del Modernismo e allespansione della ceramica che questo aveva significato. Si usavano
ancora azulejos nella decorazione degli edifici, ma in misura molto minore di quanto non avessero fatto
gli architetti e i capomastri modernisti. A questo, si era aggiunta la pessima gestione della fabbrica da
parte del marito della figlia rimasta, un giovane presuntuoso che pensava che quella di Manuel Bello
fosse una grande impresa e che aveva investito le poche sostanze in progetti irrealizzabili che erano
falliti uno dopo laltro, mentre doa Celia e il figlio, che non aveva la minima intenzione di rinunciare
alla vita da borghese sfaccendato, viziato e indolente, dilapidavano sino allultima peseta. Manuel Bello
aveva avuto fiducia nel genero e nella moglie, che imbeccata dalla figlia lo considerava un genio, e
aveva pregato sino allo sfinimento nella speranza che la sua situazione economica migliorasse. Finch
un giorno si era alzato dallinginocchiatoio e aveva scoperto di essere sul lastrico. In quella situazione
il lavoro di Dalmau, che aveva sempre conservato perch non ce laveva fatta a distruggere una sola
tela o un disegno, per quanto realizzati dal suo pi acerrimo nemico, poteva valere molto denaro, forse
non quanto i dipinti attuali, ma ci sarebbero sempre stati collezionisti o amanti dellarte disposti ad
acquistare opere giovanili del famoso pittore Dalmau Sala. Nella galleria di Sabater erano esposti in
teche di cristallo, quasi fossero antichi incunaboli, i quadernetti che Dalmau aveva usato per disegnare
ai tavolini dei caf-chantant, e che una volta finiti conservava nel suo studio alla fabbrica, prima di
essere licenziato. Alcuni di quei disegni componevano una sorta di studio ripetuto degli occhi di una
ragazza, dei quali lautore aveva tentato di cogliere tutta la forza, lintensit, la cattiveria, anche; senza
riuscirci, pensava ora Dalmau. Fece schioccare la lingua ricordando il destino di rsula. Erano seduti
entrambi sul sedile posteriore dellautomobile che Sabater aveva messo loro a disposizione: una
Hispano-Suiza ampia, lussuosa, simile alle grandi vetture europee. Dalmau aveva ordinato allautista di
portarli in plaza de Espaa, dove si era celebrata lEsposizione universale del 1929, vicino alla plaza de
toros di Las Arenas. Lei gli prese la mano che teneva posata sopra il lussuoso rivestimento in pelle.
Nostalgia? gli chiese.
Dalmau medit la risposta: no, non era nostalgia. Desiderava vedere le costruzioni che avevano
rimpiazzato gli edifici modernisti e delle quali aveva tanto letto, una nuova tendenza stilistica, il
Noucentisme, che era gi incombente quando era stato completato il Palau de la Msica e della quale
poteva trovare il miglior esempio alle falde del Montjuc verso cui erano diretti. L erano stati costruiti
numerosi palazzi secondo la nuova tendenza, poi coronati da quelli eretti per lEsposizione universale
di tre anni prima.
Andiamo a vedere gli assassini del Modernismo.
Tesoro, replic Emma stringendogli la mano. Anche tu ti sei dedicato ad assassinare
qualche stile pittorico, no? Bisogna sapersi evolvere.
Hai ragione, ribatt Dalmau. Bisogna andare avanti, ma non credo che tornare al
monumentalismo, allarchitettura che cerca una bellezza monumentale o addirittura la manifestazione
del potere, e che alla fin fine si sottomette ai dettami della politica, sia paragonabile al Cubismo o al
Surrealismo, che sono le massime espressioni dellindipendenza e della libert interpretativa
dellartista. Nel Noucentisme e nelle altre correnti simili che si diffondono in tutta Europa, le istituzioni
si arrogano il diritto di promuovere larte pubblica, larte urbana, e lo fanno secondo la loro ideologia,
che ancora una volta tentano dimporre al pubblico.
Per prima questa arte urbana era nelle mani di pochi: i ricchi.
S, ma tra loro cerano molte differenze. E pi libert.
O forse sei tu che sei diventato troppo libero! lo canzon Emma. Magari non sar terribile
come temi.
Sar come una pugnalata alla mia giovinezza. Sono cresciuto attaccato al seno del
Modernismo, fantasticando sul colore e sulle pietre in movimento.
E in effetti, la visita a Montjuc fu per Dalmau come un duro colpo inferto alla Barcellona che
aveva amato. Un complesso di edifici grandioso, regolare, con cupole, colonne e torri a ogni angolo.
Monumentale, impressionante, ma di una bellezza fredda e distante.
 stata la Settimana Tragica a lanciare questo nuovo movimento, comment Dalmau, gi
sceso con Emma dalla Hispano-Suiza e intento a osservare le diverse costruzioni. Proprio l, dove si
entra nella piazza, Puig i Cadafalch, che era stato tra i primi a aderire alla nuova corrente architettonica,
ha costruito quattro grandi colonne che rappresentavano le strisce della bandiera catalana. Emma
guard il punto che le indicava il marito. Il generale Primo de Rivera in seguito le ha fatte abbattere.
Lotte politiche sullarte urbana. Come dicevo.
Caro, gli disse Emma mentre passeggiavano per farsi unidea dei luoghi. Ti immagini se
tutti questi grandi spazi, indispensabili per le esposizioni e quindi per la prosperit di Barcellona,
fossero stati progettati dai modernisti che tanto ammiri? Dalmau lascoltava attonito. S, per esempio
quegli edifici che vedi l, insistette lei, indicando due grandi costruzioni che si affacciavano su
entrambi i lati del viale che saliva verso il Palau Nacional, che in quel punto coronava la collina. Te lo
vedi quello, quello l a sinistra, affidato alle mani di Gaud? E quello di destra a Domnech? Tutto
lavorato, sinuoso, traboccante di decori, di piastrelle artistiche, di ferro battuto, di... di... di fondi di
bottiglie di champagne! Sarebbe stato impossibile realizzarvi anche una sola esposizione!
Dalmau ci prov: tent di visualizzare come sarebbero stati quegli edifici se li avessero
progettati i modernisti. Scosse la testa, disapprovando tutto ci che gli si palesava alla mente. Non so
se sarebbero stati adatti come spazi espositivi, ma non sarebbe stato un problema, concluse, tirandosi
dimpaccio con una battuta. Perch tanto Gaud il suo non lo avrebbe ancora terminato.
Scoppiarono a ridere tutti e due. Rimandarono indietro lauto che li attendeva e decisero di
tornare allalbergo passeggiando lungo il Paralelo che avevano percorso tante volte nelle notti della
loro giovinezza. I due grandi architetti nominati da Emma erano morti da pochi anni, e con loro il
Modernismo, che aveva ceduto il passo al monumentalismo e allarchitettura di regime. Emma e
Dalmau giunsero alla fine del Paralelo, dove il viale si perdeva nel porto con tutti i suoi edifici. La
grande via continuava a essere mal frequentata. La immaginarono sul far della sera: teatri, spettacoli,
bordelli... Ora, salvo i bar e i ristoranti, era tutto chiuso, nascosto alla luce intensa della primavera
mediterranea. Ma se i locali dintrattenimento sembravano non voler vivere il giorno, gli operai
disoccupati che vi transitavano a tutte le ore non esitavano a mostrare il proprio scontento. La tensione
attanagliava la citt. Emma e Dalmau notarono che molti di quegli anarcosindacalisti portavano la
pistola. Gli scontri a fuoco erano frequenti. La gente discuteva in modo acceso, con la rabbia che
marcava i lineamenti. Si formavano assembramenti spontanei un po ovunque, dove i pi esaltati
gridavano ed esortavano i presenti allo sciopero e alla lotta operaia.
Dovresti mescolarti a loro, disse Dalmau a Emma.
Vuoi vendicarti per quello che ti ho detto sugli edifici modernisti? gli rispose lei.
Dalmau le si avvicin senza smettere di camminare. S, ammise. Ti ho gi detto che sono
una parte irrinunciabile della mia giovent.
Cos come le lotte operaie lo sono state della mia, e ora... vedi che fine ho fatto? Passeggio
tranquillamente come una qualsiasi borghese al braccio di un pittore famoso in tutto il mondo, scherz
Emma.
Allhotel non cerano messaggi di Sabater. Pranzarono di nuovo nel ristorante delle sirene, poi
presero lauto per visitare tutti i luoghi nei quali Dalmau aveva lavorato come ceramista.
Temo che anche questa sar una delusione, disse Emma.
I noucentistes e i nazionalisti catalani non erano stati comprensivi con il movimento che li
aveva preceduti quanto lo era stata Emma. Gli edifici modernisti, persa la copertura brillante delle
ceramiche e dei diversi elementi decorativi, erano giunti a confondersi, grigi e oscuri, con il resto della
citt. Nessuno era pi disposto a fare concessioni a unarte che non rappresentava il movimento
catalanista. Le creazioni di Gaud erano paragonate a pasticcini ripieni di panna, e a ogni genere di
dolciumi e caramelle, offrendo lo spunto a uninfinit di vignette satiriche come quella in cui casa
Batll si squagliava come un gelato, o unaltra in cui un bambino pretendeva un dolce di Pasqua grande
quanto la Pedrera, che altre volte era paragonata a un hangar per gli aeroplani o a uno zoo.
Il Palau de la Msica, uno dei luoghi nei quali Dalmau aveva sperimentato con pi forza la
potenza dellimmaginazione, della creativit e della libert artistica, era ora soprannominato palazzo
della ferraglia catalana. Grandi intellettuali lo definivano orribile, di infima qualit, un luogo dovera
impossibile concentrarsi sulla musica per via della soffocante abbondanza di decori. Altri dicevano che
era volgare oltre ogni possibilit di redenzione, definendolo anarchico e sostenendo che si trattava di
unopera non rappresentativa della Catalogna moderna.
Politica, borbott Dalmau quella sera dopo aver detto allautista di riportarli indietro, perch
non voleva vedere altro. Passeggiarono lungo la spiaggia e cenarono in una trattoria costruita
direttamente sulla sabbia, dalla cucina modesta, ma squisita.
 da una spiaggia come questa che siamo partiti per la Francia, comment Emma guardando
lorizzonte gi scuro dopo essersi portata alla bocca un bel boccone di pesce.
Cera mia madre... ricord Dalmau. E Julia. Era solo una bambina.
I due ricordarono quella notte in silenzio. Josefa era morta; Julia era ormai una donna, si era
sposata con un parigino dal quale aveva avuto due figli, e lavorava come avvocato difensore di operai e
gente umile; tutte cause perse, secondo il marito, mentre Emma e Dalmau vedevano in lei una
continuatrice della loro lotta.
Abbiamo vissuto momenti molto duri. Emma ruppe il silenzio. Ma ora non farei a cambio
con nessunaltra donna al mondo. Ti amo.
Anchio. Dalmau si volt verso di lei. Anchio ti amo, ripet, guardandola negli occhi.
Emma li abbracci tutti in uno sguardo, in piedi al centro della galleria di Pedro Sabater, anche
questa volta chiusa al pubblico. Suo marito aveva la giacca ampia, la camicia senza colletto e il berretto
calcato in testa. Dalmau non le aveva detto quanto pensava di chiedere a Manuel Bello in cambio
dellautenticazione delle sue opere, n le aveva detto se alla fine avrebbe richiesto qualcosa oppure no.
La notte precedente, dopo essere rientrati allhotel quasi allalba, avevano trovato la nota del gallerista
che dava loro appuntamento per la mattina dopo, ed Emma si era resa conto di quanto fosse importante
per suo marito quellincontro. Non si trattava di una semplice firma da apporre su alcune tele e su una
cartella di disegni. E non era neanche una questione di denaro. Quello era luomo che lo aveva aiutato
da bambino, che gli aveva pagato la scuola della Llotja e gli aveva offerto lavoro nella sua fabbrica.
Per era anche luomo che aveva imposto il catechismo a Montserrat. Forse, se fosse stato pi
generoso, se non fosse stato un fanatico religioso preoccupato di acquisire meriti davanti a Dio
convertendo chi lo circondava, forse, allora, lei e Montserrat non avrebbero litigato davanti a quella
barricata, e la sorella di Dalmau non sarebbe morta. Sicuramente no. Poi lo stesso maestro aveva
rovinato Josefa organizzando il sequestro di tutti i suoi beni, e aveva fatto in modo che licenziassero
Dalmau nei cantieri dove lavorava, e che dicessero di aver gettato tra i rifiuti il suo quadro perch
osceno. Sempre lui aveva criticato pubblicamente, con una ferocia imperdonabile, le opere donate da
Dalmau alla Casa del Popolo, e non aveva esitato a pagare qualsiasi cifra pur di vederlo assicurato alla
giustizia militare e quindi a una morte certa.
Davanti a Dalmau cera il maestro, don Manuel Bello, vecchio, consunto, appoggiato a un
bastone, con un abito nero che gli andava grande, e un paio di basette bianche e rade che non
riuscivano pi a unirsi ai baffi.
Dalmau non salut don Manuel, e nemmeno doa Celia, pi eretta rispetto al marito, vestita con
un abito fuori moda, come quando insisteva nel portare le imbottiture sotto la gonna che la facevano
sembrare una chiocciola con dietro la sua casa, e delle quali Emma e Dalmau avevano riso insieme a
Montserrat.  come la resa dei conti finale tra i personaggi di una tragedia, pens Emma con
commozione, ricordando lamica. Doa Celia, pi alta e pi grossa del marito, odorava di vecchio, di
consumato. Al loro fianco, la figlia e il genero che li aveva rovinati, entrambi gonfi di superbia, e poi il
figlio minore, il borghese dissoluto, ormai sulla trentina, con profonde occhiaie e unaria prostrata, che
doveva essere stato svegliato apposta per presenziare a quellappuntamento, come dimostravano i
sospiri e gli sbadigli che non si preoccupava nemmeno di dissimulare.
Bene... disse il gallerista, tentando di dare inizio al negoziato.
Dalmau lo fece tacere con un cenno della mano e prolung limbarazzato silenzio, anche se
Emma si rese conto che quel silenzio la faceva sentire a ogni secondo pi forte e sicura. Si avvicin al
marito sino a porsi al suo fianco. Lui stava studiando la famiglia di quello che era stato il suo maestro
come se avesse dovuto esaminare una composizione da dipingere; Emma conosceva bene quel
momento sospeso, pieno di magia. Tutti tacevano. Dalmau, come aveva sempre fatto, riempiva di s la
galleria, e la sua personalit sembrava traboccare dalle fessure della porta chiusa fino in strada. Era un
genio! Don Manuel abbass lo sguardo e doa Celia perse la compostezza, mentre tutti gli altri
sembravano farsi pi piccoli.
Inginocchiatevi davanti a lui!, avrebbe voluto gridare Emma, per umiliarli. Invece, fece un
profondo respiro. Voleva imprimersi quella scena nel cuore e nella memoria, assaporarla, ma la voce di
Dalmau ruppe lincantesimo.
Voglio la penna con il cappuccio doro che avevate fatto sequestrare a casa di mia madre,
annunci.
Ma saranno passati oltre ventanni! protest il gallerista.
Ce lha ancora, replic Dalmau, con sicurezza. Era certo che il suo ex maestro non si fosse
mai separato da nessuno di quegli oggetti che aveva comprato allasta.
Don Manuel fece segno di s. Emma strinse i denti e si asciug gli occhi. Non voleva che quelle
persone spregevoli la vedessero piangere. La penna di suo padre, quella che avrebbe dovuto regalare a
suo marito. Antonio non aveva potuto usarla. Perch non sapeva scrivere, ricordava ancora la bugia
con cui si era giustificata presso lo zio.
Una penna? si riscosse il figlio di don Manuel, interrompendo le riflessioni di Emma. E per
una penna stiamo facendo tutta questa sceneggiata?
Volete solo la penna? si stup anche Sabater.
No, rispose Dalmau, e il silenzio torn ad avvolgere la galleria. Voglio anche i disegni che
non sono esposti.
Don Manuel drizz la testa, recuperando parte della vitalit perduta, e piant i suoi occhi
acquosi in quelli di Dalmau.
Quali disegni? chiese il genero. Abbiamo altre opere di questo tizio? Perch nessuno mi ha
detto niente?
Non ottenne risposta. Doa Celia tard a reagire e, quando lo fece, fu per negare energicamente
con la testa.
Non esistono pi, disse don Manuel, che apriva bocca per la prima volta.
Certo che esistono. So che li avete conservati.
E dove sono? torn a interloquire il genero.
Taci, gli ordin doa Celia, rivolgendosi poi subito al marito e trapassandolo con lo sguardo.
Li hai tenuti?
Don Manuel non rispose.
Partiremo con il primo treno diretto al confine, per poi continuare il viaggio fino a Parigi,
comunic Dalmau. Se per allora, mi avrete fatto recapitare in albergo quello che vi ho chiesto, firmer
la dichiarazione di autenticit di tutte queste opere, prosegu, mentre posava lo sguardo su quella che
era stata parte della storia della sua vita. In caso contrario, non vi offrir una seconda opportunit.
E finirete nella miseria, in mezzo a una strada, aggiunse Emma ricordando la minaccia che un
giorno avevano rivolto a lei quando era andata a supplicare clemenza.
Nessuno parl pi. Dalmau prese con delicatezza Emma per il gomito e si avvi verso luscita
della galleria, poi per si ferm. Don Manuel... disse, usando lappellativo di quando lavorava per
lui. Attese che il vecchio lo guardasse, e prosegu: Non ho mai desiderato fare del male a vostra figlia.
Se, viste le mie condizioni di allora, non sono stato capace di dirvelo, voglio che sappiate che per tutta
la vita ho sofferto per la sua morte, e ne soffro ancora. Doa Celia, salut, toccandosi il berretto.
Il treno usciva dalla stazione di Francia. Emma e Dalmau abbandonavano una citt che
continuavano a sentire ostile, dedita alla rivolta, allassassinio politico, alla lotta, alla distruzione e a
una miseria che non trovava riscatto a causa dellegoismo e dellavarizia dei potenti.
Joan Maragall, uno dei migliori poeti catalani, dopo la Settimana Tragica ha detto che
Barcellona era una citt senza amore, comment Dalmau, con lo sguardo perso oltre il finestrino. E lo  ancora, concluse.
Emma, seduta di fronte a lui nello scompartimento, non rispose neppure, attonita, addirittura
intimorita dai disegni che teneva stretti tra le mani, nei quali rsula appariva nei diversi momenti della
sua agonia. Alcuni di quei disegni erano semplici grovigli di linee, bozzetti quasi inintelligibili. Altri,
invece, erano di una precisione che, conoscendo la sorte della ragazza, risultava macabra. Quello era il
pagamento che Dalmau aveva preteso, oltre alla penna con il cappuccio doro che si era infilato con
orgoglio nella tasca interna della giacca dopo che Emma, con gli occhi lucidi, glielaveva regalata.
Perch questi disegni? os chiedere.
Dalmau non rispose subito. Con voce rauca, dopo essersi schiarito la gola un paio di volte,
rispose: rsula  morta per colpa mia. La sua sofferenza impregna questi fogli,  unagonia di cui non
ho saputo accorgermi e che, drogato, ho confuso con... con lerotismo che emanavi tu quando posavi
nuda per me. Tacque per alcuni istanti, durante i quali lo sferragliare del treno riemp il vagone. Per
quanto ti possa sembrare strano, tu sei parte di questi disegni, aggiunse, ora con la voce pi forte. E
non potevo permettere che restassero in mano a quel vecchio e alla sua famiglia.
Emma era stupita, gli occhi fissi su Dalmau. Non me ne avevi mai parlato.
Ti dispiace?
Lei fece segno di no con la testa.
Dalmau sorrise e osserv con amore il viso di sua moglie, finch non fu distratto dal luccichio della spilla che Emma aveva appuntata sul bavero: una libellula modernista; il corpo lungo e sottile dellanimale era realizzato in oro mentre le ali erano coperte di smalti traslucidi e punteggiate da minuscole pietre preziose colorate. Dalmau glielaveva regalata la sera prima, dopo che il gioielliere aveva insistito senza successo nel consigliare un pezzo pi attuale. Il ceramista si perse nei bagliori della libellula, che sembravano volerlo trattenere in quella citt, dove larte, la creativit e la fantasia pi scatenate avevano giocato insieme dando vita a edifici e opere che lumanit, un giorno, avrebbe riconosciuto.
Barcellona restava indietro e, con essa, parte della vita di entrambi.
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FINE.
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Nota dellautore.
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Barcellona  certamente una delle importanti citt europee che offrono al mondo un gran numero di edifici ispirati al Modernismo nelle sue molteplici declinazioni, alcuni dei quali sono stati dichiarati Patrimonio dellUmanit dallUnesco. Lorigine di questo insieme architettonico va attribuita al particolare sviluppo urbanistico della capitale catalana, oltre che alla ricchezza di una classe sociale che voleva riconoscersi in quel movimento creativo e immaginifico che fu il Modernismo.
In questo romanzo ho voluto offrire al lettore, per mano di Dalmau Sala, la visione ampia di uno stile che conobbe la sua evoluzione lungo tre decenni, con grandi architetti e artigiani che furono gli artefici di ci che noi oggi ammiriamo, anche se per molti anni lintera corrente fu denigrata e
criticata e le sue opere, a volte, irrimediabilmente distrutte o mutilate. Ho tentato di adattare gli eventi
narrati alla reale tempistica con cui, allepoca, furono realizzate tutte quelle costruzioni, anche se in
certi casi, per dare al lettore una panoramica pi completa, mi sono permesso di modificare alcune date,
come per esempio quella della costruzione del complesso scultoreo della facciata del Palau de la
Msica, che  successiva al momento menzionato nel romanzo.
Tuttavia, accanto a questa magnificenza architettonica, e addirittura di pensiero, di una parte
significativa della borghesia barcellonese, coesisteva la miseria caratteristica della Rivoluzione
industriale. Mentre aziende e attivit produttive simpegnavano in unaccanita gara di sontuosit, la
massa operaia, terribilmente impoverita e sfruttata, acquisiva coscienza del proprio potere politico oltre
i proclami di matrice anarchica e gli atti di terrorismo che facevano di Barcellona la citt delle bombe.
Gli scioperi, le manifestazioni e le rivendicazioni sociali divennero una costante che i ricchi
osservavano dalle loro torri di guardia moderniste. Ed  sorprendente il ruolo che nella lotta operaia
svolsero le donne: donne i cui diritti erano di gran lunga inferiori a quelli degli uomini, che non
avevano accesso al suffragio in nessuna delle sue diverse espressioni e che, nonostante tutto, spesso
portandosi dietro i figli pi piccoli, si ponevano alla testa delle manifestazioni per proteggere dagli
spari e dalle cariche della polizia i loro padri e i loro uomini. Dalle file di queste donne sorge laltra
protagonista del romanzo, Emma, che incarna il loro spirito battagliero, embrione di quei pi decisivi
movimenti che avrebbero fatto della Spagna una repubblica, poi stroncata con una guerra cui seguirono
quarantanni di dittatura.
Nel primo decennio del Novecento, lanticlericalismo fu una delle dottrine condivise da
repubblicani e politici di sinistra, e in mano a una figura discussa come quella di Lerroux, che incitava
grossolanamente alla distruzione della Chiesa, divent largomento ideale per aizzare e scatenare le masse.
In questo contesto, la difesa degli interessi economici di alcuni gruppi di facoltosi industriali
che indussero la Spagna a un sanguinoso conflitto con i berberi del Rif, cos come il triste commercio
umano che port al reclutamento di padri di famiglia invece che di giovani scapoli, a esclusivo
beneficio delle compagnie di assicurazione e dei loro azionisti, istigarono il risentimento degli operai
sino a uno sciopero generale che riscosse grande successo e che a Barcellona e in parte della Catalogna
degener nella Settimana Tragica, sei giorni durante i quali furono bruciati nella sola citt ottanta
edifici tra chiese e istituzioni religiose.
Secondo la maggior parte degli studiosi che hanno analizzato questo funesto episodio della
storia di Barcellona, il movimento incendiario non fu coordinato da nessuna forza politica, n ebbe un
capo riconosciuto. Sembra difficile credere che la turba limitasse le violenze ai soli edifici religiosi,
come appunto accadde, senza che questo ovviamente giustifichi o sminuisca la portata della
devastazione. Tuttavia,  vero che nessuno si scaten contro le propriet di una borghesia che, secondo
le fonti documentali dellepoca, si limitava a osservare gli eventi a distanza, tra feste e balli, e che
infine decise di pagare i salari di quella settimana di rivolta come se gli operai avessero lavorato.
N lesercito, n la polizia, n il popolo difesero le propriet della Chiesa; le testimonianze
certificano che i militari proteggevano le banche mentre i rivoltosi bruciavano i conventi. Ci furono,
naturalmente, alcune eccezioni in cui lesercito, i conservatori carlisti o i cittadini di alcuni quartieri
come quello di Sarri, difesero i propri templi, per esempio a Santa Mara del Mar.
 difficile individuare le ragioni per cui le masse disorganizzate, vittime dellingiustizia sociale
e perseguitate dalla miseria non indirizzarono le loro proteste e la loro ira contro le classi dei potenti
che le sfruttavano, ma fatto sta che non lo fecero e anzi rispettarono il patrimonio, le case, le industrie e
i negozi. Un esempio: nel corso di un incendio, i rivoltosi permisero lintervento dei pompieri affinch
bagnassero il muro della fabbrica di un ricco e ben noto imprenditore, evitando cos che si
propagassero le fiamme che divoravano la chiesa confinante.
Furono anche rispettate le vite dei religiosi. Non risulta che vi siano stati casi di quella violenza
sulle suore cui Lerroux aveva istigato le masse con la sua veemenza. E sempre ricordando che nulla
giustifica simili eccessi, va detto che i tre sacerdoti che persero la vita furono vittime di cause
specifiche, in un caso addirittura accidentali, ma non di un odio mirato verso il ceto religioso che ne
cercasse la morte o il linciaggio; quindi non si giunse mai a generalizzare gli atti di violenza nei
riguardi dei membri del clero. Non mancarono, purtroppo, deplorevoli aggressioni compiute soprattutto
per scacciare i religiosi dagli edifici poi dati alle fiamme: maltrattamenti, insulti e vessazioni,
prepotenze, furti e ogni tipo dangheria, in effetti, ci furono.
 forse proprio questo fatto, lassenza di omicidi di religiosi pur cos frequenti, in quei giorni,
tra le classi popolari, a pesare sullatteggiamento con cui la giustizia civile, distinta da quella militare
agli ordini del governo di Madrid, affront i processi contro gli incendiari arrestati. Emma, la nostra
protagonista, viene dichiarata innocente e insieme a lei lo furono altri duemila rivoltosi comparsi
davanti ai tribunali civili, anche se nel romanzo si anticipa la data in cui questi ripresero lattivit. I
tribunali militari, invece, in aggiunta ad altre pene, inflissero diciassette condanne a morte, cinque delle
quali furono eseguite, e cinquantanove ergastoli.
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Pu darsi che la causa immediata della rivolta che innesc la Settimana Tragica sia stata la reazione delle classi lavoratrici alla guerra del Rif, ma non fu certo lunica. Il grande poeta catalano Joan Maragall, amante di Barcellona e della Catalogna e difensore dei loro valori, fu profondamente colpito da un tumulto di cui fu testimone e che studi e analizz, consegnando il frutto delle sue riflessioni in tre articoli che fecero storia (anche se uno di essi, nel quale chiedeva clemenza e perdono, non fu pubblicato). Senza voler approfondire temi cos eruditi, posso per aggiungere che Maragall accus le classi dirigenti di Barcellona di vigliaccheria ed egoismo, e spron la Chiesa a essere pi vicina ai lavoratori e a collaborare alla creazione di una societ pi giusta.
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Le cause e le conseguenze della Settimana Tragica sono temi che eccedono di gran lunga lambito di questo romanzo e di questa nota, ma senza dubbio accelerarono il declino di un movimento artistico di eccezionale importanza quale fu il Modernismo. Lafflato di libert che ispirava il Modernismo venne accusato di aver fornito il substrato ideologico alla rivolta. Lindividualismo, lesuberanza dellimmaginazione e la genialit dovettero cedere il passo al dirigismo, e la libert
creativa fu seriamente limitata. Come dice Dalmau, anni dopo, quando torna a Barcellona e visita i palazzi dellEsposizione alle falde del Montjuc: Andiamo a vedere gli assassini del Modernismo.
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Desidero ringraziare la mia editrice Ana Liars, per il suo aiuto nella realizzazione del libro e la sua fiducia nel progetto, e tutte le persone che hanno collaborato per rendere possibile la pubblicazione. Come sempre la mia riconoscenza va a Carmen, mia moglie, senza il cui appoggio non avrei scritto questopera e che trovo al mio fianco anche nei momenti pi duri, ai miei figli e a tutte le persone care che mi accompagnano nel cammino.
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Barcellona, aprile 2019.
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FINE.